berlusconi silvio

"L'ELEZIONE DI BERLUSCONI AL QUIRINALE AVREBBE IL SAPORE, PIÙ CHE DI PACIFICAZIONE, DI UNA RIVINCITA" - UGO MAGRI INFIOCINA LA CANDIDATURA DEL CAV: "IN VISTA DELLA QUARTA VOTAZIONE, QUANDO SI ABBASSERÀ IL QUORUM, STA CERCANDO DI ARRUOLARE CANI SCIOLTI, TRANSFUGHI GRILLINI E, IN CAMBIO DI PROMESSE VARIE, I TANTI SCAPPATI DI CASA IN PARLAMENTO. CASOMAI DOVESSE FARCELA, PREPARIAMOCI A UNA NUBE TOSSICA DI INSINUAZIONI, DI SOSPETTI E - IL CIELO NON VOGLIA - ANCHE DI INCHIESTE" - INTANTO BERLUSCONI ALLISCIA I PEONES CHE NON VOGLIONO PERDERE SEGGIO E STIPENDIO: " SE VADO IO AL COLLE NON CI SARANNO ELEZIONI"

1 - LA SUA SFIDA FINALE SCAVA TRINCEE ANCHE NELLA DESTRA

Ugo Magri per "la Stampa"

 

Silvio berlusconi giuliano amato

Per giustificare la voglia matta di Silvio Berlusconi, che a 85 anni si sente pronto a gareggiare per il Colle, Maria Stella Gelmini introduce nel dibattito un tema nobile e intrigante: la pacificazione nazionale. Eleggere presidente il Cavaliere, argomenta nell'intervista di ieri alla Stampa, «significherebbe il superamento di quegli scontri ideologici che tanto male hanno fatto al Paese». Darebbe insomma un bel segnale di unità, specie adesso che bisogna remare tutti dalla stessa parte.

 

silvio berlusconi col nuovo cane

Anticipando l'inevitabile obiezione sulla bocca di tutti, Gelmini aggiunge: «Il vero Berlusconi non è quello dipinto da certa stampa o dagli avversari politici, ma quello del discorso di Onna». Onna è la frazione de L'Aquila dove, tra le case appena sventrate dal terremoto, l'allora premier festeggiò nel 2009 la Liberazione con un fazzoletto dei partigiani al collo.

 

E proprio lui, che fino a quel momento era stato il personaggio forse più divisivo della storia repubblicana, tese la mano alla sinistra nel segno della pacificazione, appunto. Il gesto, tanto generoso quanto inatteso, tramortì la sinistra salottiera e segnò il culmine della sua popolarità. Silvio, va detto, aveva l'Italia ai suoi piedi. Ma durò poco.

 

BERLUSCONI AL QUIRINALE - VIGNETTA DI ALTAN

Tempo pochi giorni, si scoperchiò la pentola dei «bunga-bunga», delle «olgettine» e di «Ruby Rubacuori», con annesse inchieste giudiziarie su cui ancora non è stata pronunciata la parola «fine»: il 21 gennaio prossimo, nel bel mezzo delle grandi manovre quirinalizie, Berlusconi dovrebbe presentarsi a Bari per difendersi dall'accusa poco gloriosa di aver comprato il silenzio sulle sue «feste eleganti» (che così eleganti probabilmente non erano).

 

Quel magico clima di unità si infranse e lo scontro politico-giudiziario riprese, se possibile, con più furore di prima fino all'espulsione nel novembre 2013 dal Parlamento che con «mignottopoli» non c'entrava nulla perché fu la conseguenza di una condanna per corruzione, molto dignitosamente scontata ai servizi sociali. Il che suggerisce un paio di riflessioni. La prima: qualunque pacificazione passa attraverso una tregua, un armistizio, un trattato. Ma soprattutto presuppone una guerra in corso.

SILVIO BERLUSCONI

 

Nel caso di Berlusconi, quella guerra di cui è stato protagonista è finita da un pezzo. Ci sono stati vincitori e vinti. Lui l'ha persa. Viviamo adesso un contesto molto lontano da quei conflitti. Il tempo scappa, purtroppo o per fortuna. Il Covid ci ha cambiato la prospettiva. Infuriano i cambiamenti climatici. Papa Francesco ribalta i dogmi della Chiesa. A Sanremo hanno vinto i Maneskin.

 

Nella politica c'è stata la sbornia populista. La stessa magistratura è sprofondata in una crisi che ne ha tarlato il prestigio agli occhi degli onesti. È tutto un altro pianeta da cui, uno per volta, escono di scena i protagonisti d'antan e perfino un gigante come Angela Merkel si è fatta da parte.

SILVIO BERLUSCONI - IL PATRIOTA - MEME

 

La ventennale disfida di Silvio contro i giudici e contro i «comunisti» ingiallisce ormai nelle pieghe della memoria; di rivangarla adesso nessuno ne sente il bisogno; avrebbe il sapore, più che di pacificazione, di una rivincita. E qui s' innesta l'altra considerazione. Anche ammesso che ci sia una pace ancora da conquistare, l'elezione del Cav aiuterebbe o farebbe danno? Detta in altro modo: l'uomo, per come lo conosciamo, da presidente della Repubblica sarebbe un pacificatore?

 

silvio berlusconi

Lui certo risponderebbe di sì. Davanti al Tribunale Supremo, quello della Storia, chiamerebbe a testimoniare i suoi grandi amici Vladimir Putin (che ha appena risentito per gli auguri) e George W.Bush: nel 2002 a Pratica di Mare li convinse a firmare un accordo storico di amicizia e di cooperazione, anche quello purtroppo svanito nelle nebbie.

 

Volendo, Berlusconi senza dubbio ci sa fare. Il dubbio, appunto, è che lo voglia davvero. Alcuni indizi fanno sospettare il contrario. Tanto per cominciare, si è riproposto come uomo di parte anziché super partes. Ancora prima che si aprissero i giochi, ha preteso l'appoggio di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni nel nome di un centrodestra compatto e vincente, all'insegna del «basta con i presidenti di sinistra», dell'«adesso finalmente tocca a noi».

silvio berlusconi fa la terza dose 5

 

Anziché gettare ponti, Berlusconi ha scavato trincee. E in vista della quarta votazione, quando si abbasserà il quorum, sta cercando di arruolare cani sciolti, transfughi grillini e, in cambio di promesse varie, i tanti scappati di casa che albergano in Parlamento. Casomai dovesse farcela, prepariamoci a una nube tossica di insinuazioni, di sospetti e - il Cielo non voglia - anche di inchieste. Si può provare a vincere in mille modi, tutti legittimi; ma la tecnica adottata dal Cavaliere è senz' altro la più incendiaria. L'altro pessimo segnale è il messaggio di auguri agli italiani, diffuso la sera di San Silvestro.

SILVIO BERLUSCONI

 

Non per i contenuti, politicamente innocui, da nonnetto arzillo con in braccio la nuova cagnetta Gilda (che ha rubato il posto a Dudù); ma per la concomitanza con il discorso del presidente in carica, Sergio Mattarella, che negli stessi minuti si congedava dagli italiani; per l'implicito sberleffo a colui che, se gli riuscisse il colpo gobbo dell'elezione, sarebbe il suo predecessore; al quale, unico tra i politici di rilievo, non ha concesso nemmeno l'onore delle armi.

 

2 - LA CARTA DI BERLUSCONI: SE VADO IO AL COLLE NON CI SARANNO ELEZIONI

Paola Di Caro per il "Corriere della Sera"

 

silvio berlusconi vagina

Il problema di Silvio Berlusconi non è tanto il come (al momento, non sarebbe previsto alcun format per l'annuncio), semmai il quando: il vertice del centrodestra si farà, ma non c'è una data fissata se non un vago «dopo la Befana», che può voler dire fine di questa settimana come di quella successiva, quando si terrà la direzione del Pd. Meglio sciogliere subito la riserva o aspettare le mosse altrui e non scoprirsi, come gli consigliano i suoi? Perché dubbi sulla corsa il Cavaliere non ne ha, ma bisogna avere certezze sui numeri.

 

Quelli necessari per essere eletto al Quirinale alla quarta votazione, con la maggioranza assoluta di 505 voti su 1.009 aventi diritto. Per questo, raccontano, da Arcore è impegnatissimo in decine di telefonate. Ai suoi capigruppo, che tengono i conti, a tutto lo stato maggiore di FI per la scelta dei delegati regionali, agli alleati, a singoli parlamentari che si presentano «spontaneamente», giurano, per offrire i propri voti. Il borsino di Arcore fa segnare ad oggi «un centinaio» di voti in più di quelli su cui sulla carta potrebbero contare le sole FI, Lega e FdI, che sarebbero 414.

silvio berlusconi

 

Un centinaio (praticamente quasi tutto il magmatico pezzo di Parlamento fatto di centristi organici al centrodestra, microsigle o deputati e senatori che non rispondono più a nessun gruppo) che ancora non comprenderebbero l'eventuale appoggio ufficiale del gruppo di Renzi, Italia viva. Con il quale l'obiettivo di Berlusconi diventerebbe davvero concreto. D'altra parte lui è convinto che il centrodestra non lo tradirà: «Anche Salvini- ha raccontato - ha detto in privato a Enrico Letta che la Lega mi voterà, senza tentennamenti».

 

GIORGIA MELONI SILVIO BERLUSCONI

E la carta decisiva che il Cavaliere sta spendendo è una: sapendo che ad oggi il suo avversario più accreditato è Draghi, e sapendo che per convincere i dubbiosi va loro assicurato che non si andrà alle urne prima della scadenza naturale del 2023, sta dicendo e facendo dire dai suoi che, se Draghi fosse eletto al Quirinale, FI «uscirebbe subito dal governo».

 

E il voto anticipato sarebbe quindi a un passo. Realistico o no, il messaggio sta avendo il suo effetto. Non a caso anche ministri come Mariastella Gelmini ripetono che «Draghi deve rimanere dov'è» ed eleggere Berlusconi sarebbe un grande segnale «di pacificazione nazionale».

 

draghi berlusconi

Il dado è tratto insomma, nessuno può sottrarsi in questa fase. Anche una possibile candidata alternativa del centrodestra come la presidente del Senato Casellati avrebbe assicurato in cene riservate di essere indisponibile a manovre: «Il nostro candidato è Berlusconi».

 

A conferma che il «piano B» di FI oggi è solo l'iniziale del piano A, ovvero Berlusconi. Ma allora, se c'è un solo candidato in campo per il centrodestra (tanto più dopo che sia la Meloni che Salvini hanno escluso una rielezione di Mattarella), e se M5S, Pd e Leu hanno dichiarato di non poter mai votare Berlusconi, perché Salvini continua a lavorare a un tavolo «con tutti i leader per cercare una condivisione»?

 

DRAGHI BERLUSCONI

Lo spiegano fonti azzurre qualificate: una cosa è eleggere Berlusconi in clima di scontro, altra è arrivarci dopo aver dato a chi non lo voterà «le giuste garanzie»: magari che alla presidenza il Cavaliere sarà attorniato da uomini graditi anche a sinistra, che non ci saranno forzature sulla giustizia, che si favorirà un cammino di conciliazione, e via discorrendo... Materie delicatissime, ma ormai sul tavolo. Perché arrivare al voto al buio è pericolosissimo.

BERLUSCONI MATTARELLAberlusconi Mattarella gentiloni

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