giuseppe conte mario draghi

"GIUSEPPI" VERSIONE VIETCONG - CONTE HA MESSO A PUNTO IL SUO PIANO PER RILANCIARE IL M5S: ARMARE LA GUERRIGLIA CONTRO IL GOVERNO DRAGHI - DA FEBBRAIO A OGGI HA AVUTO TRE COLLOQUI CON SUPERMARIO E OGNI VOLTA HA PROVATO A METTERSI CONTRO UNA DECISIONE GIA' PRESA: E' ACCADUTO CON IL SILURAMENTO DI VECCHIONE DAL DIS, QUELLO DI PALERMO DALLA CDP E SUL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI - CONTRO IL PIANO DI CONTE E PATUANELLI SCENDE IN CAMPO IL GOVERNISTA DI MAIO (AFFIANCATO DAI MINISTRI DADONE E D'INCÀ)

Dagoreport

 

mario draghi giuseppe conte

Giuseppe Conte ha messo a punto il suo piano per rilanciare il M5s: armare la guerriglia contro il governo Draghi. Un'operazione di logoramento all'interno della maggioranza che, nella speranza dell'Avvocato di Padre Pio, dovrebbe portare gli stessi risultati incassati da Salvini durante il Conte-1: crescere a discapito degli alleati. Cosa ne pensa SuperMario? Tutto il male possibile, ovviamente.

 

I rapporti tra Conte e Draghi, nonostante il formalismo di circostanza, sono freddi. Anzi, gelidi. Come scrive Francesco Bei su "Repubblica", "da febbraio a oggi, sono stati soltanto tre i colloqui tra il leader in pectore dei 5S e il premier. E in tutte e tre le telefonate, Conte ha cercato di mettersi contro una decisione già presa da Draghi".

 

GIUSEPPE CONTE MARIO DRAGHI

Una specie di controcanto continuo su ogni mossa di SuperMario. "È accaduto una prima volta un mese fa - prosegue Bei - quando il presidente del Consiglio ha deciso di piazzare Elisabetta Belloni a capo del Dis. Conte ha provato a opporsi, sostenendo il prefetto Gennaro Vecchione. Stesso meccanismo nel colloquio sul futuro della Cassa Depositi e Prestiti. Contro la scelta di Draghi di nominare Dario Scannapieco come nuovo amministratore delegato, in sostituzione di Fabrizio Palermo, Conte le ha tentate tutte, senza esito".

 

GIUSEPPE CONTE E MARIO DRAGHI

Conte ha provato a dire no anche alla modifica del blocco dei licenziamenti, facendo da spalla alle richieste del ministro Andrea Orlando. "Il leader M5S si è fatto sentire direttamente con Draghi - prosegue Bei - avvertendolo che palazzo Chigi non poteva ignorare il parere del partito di maggioranza relativa. Il problema è che il capo M5S si è mosso in ritardo, quando Orlando aveva già smesso di presidiare la norma e aveva imboccato una exit strategy"".

 

MARIO DRAGHI E GIUSEPPE CONTE

Il piano di "Giuseppi", che attraverso gli sgambetti a Draghi prova anche a ricucire con l'ala movimentista e intransigente che fa capo ad Alessandro Di Battista, deve fare i conti con Luigi Di Maio. Il "Forlani di Pomigliano" ha capito che soffiare sul fuoco e alimentare tensioni non porta affatto nuovi voti al Movimento. Il suo teorema è: "Chi attacca Draghi, scende nei sondaggi. E non a caso Salvini ha smesso di farlo e ora si propone come il paladino del governo". Luigino non è l'unico a vivere con insofferenza le mosse da Vietcong di Conte (e del suo neo-scudiero Patuanelli). Sulla linea governista ci sono anche i ministri Fabiana Dadone e Federico d' Incà.

 

conte di maiofabiana dadonefederico dinca'CONTE DRAGHI

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