berlusconi meloni

"LA PATONZA HA SMESSO DI GIRARE" – MERLO: "BERLUSCONI INCONTRA LA MELONI E CHIUDE LA STAGIONE DELLE DONNE-CONTANTE CEDENDO LO SCETTRO A UNA CREATURA CHE DA 14 ANNI NON CAPISCE E DISPREZZA" – TUTTI GLI EPISODI CHE HANNO MINATO IL LORO RAPPORTO – “MAI GIORGIA GLI PERDONÒ IL VOLTAFACCIA DEL 2015, QUAND'ERA CANDIDATA A SINDACO DI ROMA E BERLUSCONI ALL'ULTIMO CRESIMÒ ALFIO MARCHINI: “PIACE ALLE DONNE, APPOGGEREMO LUI” – IL VIDEO IN CUI IL CAV CHIEDE DOV'È LA PICCOLA E “LA VOCE VENIVA DISTORTA PER FAR DIVENTARE 'PICCOLA'...” E LA REPLICA DELLA MELONI

 

 

Francesco Merlo per “la Repubblica”

 

berlusconi meloni

Alle 16 e 40 di ieri pomeriggio, l'unto del Signore ha consegnato all'unta del Signore la sua Italia, che non è mai stata la nostra Italia, e "la patonza ha smesso di girare".

L'uomo della provvidenza della destra ha infatti ceduto lo scettro alla donna della provvidenza della destra, una creatura che da 14 anni non capisce e disprezza, una bizzarria di cui non ammetteva neppure l'esistenza e addirittura, quand'era sua ministra, non ricordava neanche il nome.

 

E perciò tagliava corto e chiedeva «dov' è la piccola?», ma non nel senso affettuoso di Fred Buscaglione, ehi, ehi, ehi le grido piccola , ma in quello della statura di una senza-nome. Giorgia lo ricambiò con un «non mi piace questo Berlusconi» dichiarato con impudenza a Retequattro. Era il Berlusconi che invadeva la politica con le Olgettine.

 

BERLUSCONI MELONI VIA DELLA SCROFA

E invece ieri Berlusconi l'ha incoronata come fosse la regina del Trono di Spade che è nata nella tempesta postfascista e proprio come la piccola e bionda Khaleesi, madre dei draghi, mantiene un fondo oscuro nonostante la luce che cerca di propagare intorno a sé. E meno male che ci hanno regalato i presidenti mostri La Russa e Fontana, se no ci toccava recitare Kavafis: E ora, che ne sarà di noi senza Barbari? / Loro erano una soluzione .

 

È stato dunque falso, come può essere falsa solo la politica, l'allegro e sorridente duetto, il "vorrei e non vorrei" della cerimonia della pace, sorrisi e ministeri, con quel comunicato congiunto cha traduce in sordo burocratese la bugia di Mozart: là ci darem la mano, là mi dirai di sì . Il "là" ieri era via della Scrofa, presa d'assedio come una volta succedeva solo in via del Plebiscito quando il cavaliere si affacciava con la panza stretta al balcone di Palazzo Grazioli.

 

VERTICE BERLUSCONI MELONI A VIA DELLA SCROFA - VIGNETTA BY ELLEKAPPA

Via del Plebiscito era la strada del potere romano, seconda sola ad Arcore, sangue e terra, dove, prima che diventasse il tempio del Berlusconi- Satyricon, si andava per scalare le classi sociali e per risolvere i conflitti: «Venite con le signore», diceva il padrone di casa, e addirittura Matteo Renzi ci andò per far carriera a sinistra. Via del Plebiscito rimase il Palazzo della metafora pasoliniana anche quel pomeriggio quando Berlusconi si mise a denunziare i magistrati nella sfigatissima ora della condanna e dietro il vetro si indovinava allegro solo il musetto di Dudù: «La gente è con me e non con loro».

 

Perciò ieri la giornata è stata storica pure per la via della Scrofa, la strada stretta e lunga che era già la tana dei fascistoni ai tempi di Piazza del Gesù, Botteghe Oscure e via del Corso, e oggi tutti dicono: «È Canossa, è Canossa, è Canossa». E vogliono dire che la stanza che fu di Almirante e poi di Fini è il castello di Matilde di Canossa dove si umiliò Enrico IV («Sono il solo che tutte le settimane va a Canossa», mi disse Maurizio Landini che lì vive con la moglie a San Polo d'Enza).

GIORGIA MELONI SILVIO BERLUSCONI

 

E però ieri non è stata una banale "andata a Canossa", che dai tempi di Craxi-De Mita ne avevamo già viste tante, e neppure una resa all'avversario-alleato come fu tra Letta e Renzi. Berlusconi in via della Scrofa è, come dicevamo, "la patonza che ha smesso di girare", la fine delle donne in politica come contante, come buca keynesiana, e va detto che nessuno in Italia ne aveva mai immesse e promosse così tante. «Ingrata», era già sbottato Berlusconi in quel lontano 2008 contro «la piccola»: «Viene a parlar male di me proprio a Retequattro, a casa mia». E già allora non era un'antipatia e neppure uno scontro di caratteri, ma l'incomunicabilità di Antonioni.

 

giorgia meloni silvio berlusconi

Lei muoveva le truppe del congresso di Viterbo, primo trampolino della sua carriera, lui faceva muovere le Olgettine (dalla Ronzulli, dissero le intercettazioni) nel parcheggio di San Siro; lei saltava nel cerchio di fuoco e lui compensava le Olgettine con l'utilitaria, il mutuo, seimila euro, l'appartamentino, un posto di deputato e forse, chissà, di ministro per far pagare agli italiani il compenso - "il regalino" al "corpo speciale" dove ci si esercitava anche nel doppio gioco e nello spionaggio. Di questo "grande gioco alla matriciana", dove Berlusconi era il Doctor No, Giorgia Meloni pensava malissimo ma le mancava il coraggio di dirlo anche se ogni tanto qualcosa le scappava.

 

BERLUSCONI MELONI

E quando Forza Italia e An si fusero e lei divenne segretaria degli "azzurrini-neri", le diversità antropologiche esplosero in disprezzo reciproco: i giovani per Berlusconi erano il Kindergarten e lei invece apriva le riunioni gridando «siamo i ribelli»; lui fondò la scuola per la svalvolata, per la scombiccherata, per la mitomane, e lei faceva i seminari Atreju sulla punta più alta del Colle Oppio. E figuriamoci come reagiva lui quando gliela raccontavano in jeans strappati e maglietta, maleducata, aggressiva e lontanissima dal "tipo" non solo della donna-capo, che nelle cene eleganti si esibiva alla pertica della lap dance in stivali neri, frusta in mano e cappello di poliziotta, ma più in generale della donna in politica.

 

silvio berlusconi giorgia meloni

Un giorno, per sedurre tutti quei ragazzi, azzurri e neri, Berlusconi si presentò senza doppiopetto di Caraceni e senza cravatta, in camicia nera, e si lanciò in un discorso nostalgico sulle cose buone del fascismo e sulla forza dell'anticomunismo. E forse la sfida iniziò proprio quella sera del 2010 quando i due mondi, che si erano formalmente fusi, entrarono davvero in cortocircuito. Il Secolo d'Italia perfidamente definì Giorgia Meloni la «leader dei giovani di Forza Italia» e lei, intervistata da Luca Telese: «Sono incazzatissima. Ma non per me.

 

Per tutti quelli che sono qui, perché credono in qualcosa, nella politica, nella passione, nella loro storia, e si vedono scippati e irrisi. Il fatto è che io sono la leader di migliaia di giovani, e loro lo sanno benissimo».

 

silvio berlusconi giorgia meloni

Le azzurrine in minigonna e borsetta tiravano i bigliettini con il numero di telefono al premier. Mentre le militanti nere lo interrompevano e fece scalpore l'intervento irridente di Carolina Varchi: «Ma davvero lei viene da noi a fare il nostalgico sul fascismo? ».

 

Mai Berlusconi perdonò a Giorgia Meloni la risata collettiva che quella sera lo umiliò e mai Giorgia gli perdonò il voltafaccia del 2015, quand'era candidata a sindaco di Roma e Berlusconi all'ultimo momento cresimò o forse "scresimò" Alfio Marchini: «Piace alle donne e dunque appoggeremo lui». Vinse Virginia Raggi.

 

Ebbene sono tutti lì, i ragazzi che ridevano, sono il quartier generale di via della Scrofa, compreso il presidente La Russa che era già con Giorgia e non solo perché era la grande amica di suo figlio Geronimo. Berlusconi li sente ancora ridere: Donzelli era il responsabile degli universitari, Fazzolari era l'organizzatore dei congressi, Augusta Montaruli era responsabile degli studenti di Torino, e poi Carlo Fidanza, Carolina Varchi, sperduta militante catanese, Marsilio, il responsabile di Colle Oppio e oggi governatore dell'Abruzzo.

MELONI BERLUSCONI

Berlusconi e Giorgia Meloni non si prenderanno mai e se a entrambi trema un poco il cor è perché entrambi pensano l'uno dell'altra che può burlarmi ancor .

 

 Nella sua autobiografia Giorgia ricorda pure quel video divenuto virale, con la voce di Berlusconi che, rifiutandosi per l'ennesima di ricordarne il nome, chiede dov' è la piccola e «la voce veniva distorta per far diventare "piccola" "zoccola"». E «ancora oggi - conclude Meloni - stento a capire come una persona sana di mente abbia potuto ritenere che avrei accolto quell'insulto di fronte a milioni di persone sorridendo».

FRANCESCO MERLO

 

Ecco, chissà se Berlusconi ha capito che consegnandosi nella stanza di Giorgia ha dato l'addio al laboratorio che per quasi trent' anni è stato per Italia di destra al femminile quel che l'Ecole Nationale d'Administration è stato in Francia. Comunque vada a finire, da ieri "la patonza ha smesso di girare".

GLI APPUNTI DI SILVIO BERLUSCONI SU GIORGIA MELONI SALVINI BERLUSCONI MELONI LUPIRONZULLI BERLUSCONI MELONISILVIO BERLUSCONI CON GLI APPUNTI SULLA MELONI AL SENATO berlusconi appunti su meloni

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...