calenda draghi

"LA PATRIA RECLAMA CHE DRAGHI RESTI A PALAZZO CHIGI, PER QUESTA E ANCHE PER LA PROSSIMA LEGISLATURA" - CARLO CALENDA: "SE I PARTITI SUPPORTANO QUESTA DISPONIBILITÀ DI DRAGHI AD ANDARE AL QUIRINALE, SI ASSUMONO UN RISCHIO NOTEVOLE NELLE PRIME VOTAZIONI A MAGGIORANZA: I LEADER NON CONTROLLANO I GRUPPI PARLAMENTARI E I FRANCHI TIRATORI SONO LÌ PRONTI A COLPIRE. E' POCO CONDIVISIBILE CHE NELLA FASE PIÙ DIFFICILE DEL PNRR, DRAGHI DICA CHE SE AL SUO POSTO VENISSE UN ALTRO POTREBBE ANDARE AVANTI LO STESSO. CI SONO MOMENTI DELLA STORIA, IN CUI..."

CARLO CALENDA FUMA

Carlo Bertini per "la Stampa"

 

«Da oggi cambia tutto, è arrivato il momento per i partiti di dire cosa vogliono fare». Carlo Calenda, come suo solito, non le manda a dire: più libero di esprimersi di altri, anche per la limitata rappresentanza di Azione nel parco dei grandi elettori per il Colle, (ne conta solo quattro), il leader ed ex ministro, parte in quarta: «Tutti dicono "ne parliamo a gennaio", c'è chi pensa alla mossa del cavallo, a quella del re e della regina, ma non può essere un gioco di società. Da ieri Draghi è in campo per il Colle: o tutti i leader gli dicono "vai e proviamo a tenere i gruppi parlamentari per farti votare alla prima chiama"; oppure "no, devi restare lì"».

 

E invece molti sono restati zitti...

«Ecco, qualcuno ha visto una reazione alle parole di Draghi di uno dei leader del centrosinistra? Letta, Conte e gli altri hanno paura di metterci la faccia e tengono le carte coperte. Ma ormai non si può più temporeggiare: la patria reclama che Draghi resti premier, per questa e anche per la prossima legislatura, a parer mio. E i partiti ora hanno solo due strade davanti».

 

mario draghi

Ovvero?

«O supportano questa disponibilità di Draghi, però assumendosi un rischio notevole nelle prime votazioni a maggioranza larga: perché i leader non controllano i gruppi parlamentari e c'è una grande paura del voto, quindi i franchi tiratori sono lì pronti a colpire. E sarebbe un disastro, perché vorrebbe dire perderlo in tutte e due le posizioni. Ma anche se andasse a buon fine, questa prima strada, riproporrebbe lo schema di gioco di presidenti autorevoli e di una politica conflittuale con governi deboli».

 

La seconda strada invece?

un selfie con carlo calenda foto di bacco

«Mi faccia finire: questa strada la abbiamo esplorata da decenni e non funziona se bisogna spendere decine di miliardi di euro nel 2022 del Pnrr: vorrebbe dire che l'Italia rimarrebbe con questa pessima legge elettorale e che dal giorno dell'uscita di Draghi da palazzo Chigi, tutti ricomincerebbero a darsi del comunista e del fascista».

 

Oppure?

«Ecco la seconda strada. Se ritengono che Draghi debba restare a palazzo Chigi, i partiti devono impegnarsi per indicare una candidatura seria alternativa. Io ho proposto la Cartabia, costituzionalista equilibrata, capace di maneggiare una materia delicata come la Giustizia. Ma c'è lo scoglio di Berlusconi: Salvini e Meloni sono due tipi pragmatici, dovrebbero spiegargli che la sua candidatura è improponibile.

 

conferenza stampa di fine anno di mario draghi 2

Dunque, invece di perdere tempo, si dovrebbe trovare un accordo su una figura come Cartabia per il Colle e poi andare da Draghi e chiedergli di restare al governo: con un patto blindato sulle riforme, che non metta a rischio la legislatura. Se succedesse, si andrebbe a elezioni nel 2023 e dopo tornerebbe al governo Draghi».

 

Sicuro? Già i partiti sono ansiosi di riprendersi la loro sovranità...

«Qui si deve capire che il problema dell'Italia non è garantire, ma fare. Draghi a palazzo Chigi, anche per la prossima legislatura, può voler dire un Paese che ritrovi un baricentro riformista, facendo evolvere il sistema politico. Questa la grande scommessa per il Paese».

conferenza stampa di fine anno di mario draghi 7

 

Ma le è parso corretto o trionfalistico il bilancio che ha fatto del suo operato?

«Beh, ha fatto un bilancio intelligente del suo mandato, in cui le cose fondamentali erano fare i vaccini, il Pnrr e la riforma della giustizia. Meno condivisibile è che nella fase più difficile del Pnrr, dica che se al suo posto venisse un altro potrebbe andare avanti lo stesso. Ci sono momenti della storia, in cui ci sono persone che, per la loro autorevolezza, possono reggere un Paese altrimenti avviato al declino».

 

E secondo lei, perché malgrado le frenate dall'Europa, dell'Ue e dei partiti, lui insiste nel giocare la partita Quirinale?

«Draghi ha una preoccupazione, anche condivisibile: questo Paese deve trovare le sue risorse per avviare un percorso politico diverso. Piccolo dettaglio: la patria reclama che lui governi per una o due legislature, per far capire a tutti che la politica è fare e non solo litigare».

mario draghi olaf sholz

Ultimi Dagoreport

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…