alfredo mantovano brusca

"LO STATO AVEVA UN MODO PER NON FAR USCIRE GIOVANNI BRUSCA" - L’EX SOTTOSEGRETARIO ALL’INTERNO ALFREDO MANTOVANO: "PER SEI MESI IL BOSS MAFIOSO HA DEPISTATO E MENTITO. SE LA NORMA IN VIGORE FOSSE STATA RISPETTATA NON SAREBBE ENTRATO NEL PROGRAMMA DI PROTEZIONE. NON SI TRATTA DI CAMBIARE LA LEGGE SUI PENTITI, MA DI RENDERLA EFFETTIVA" - I RITOCCHI PER RENDERE "MENO INDIGESTO" IL SISTEMA

Alfredo Mantovano per “Libero quotidiano”

 

giovanni brusca

Cambiamo la legge sui pentiti! Allo sconcerto dopo la scarcerazione di Giovanni Brusca, più d' un leader politico ha fatto seguire quest' imperativo; senza tuttavia indicare le modifiche da apportare. Provo a immaginarne un paio, con un cenno di storia. La prima legge sulle collaborazioni mafiose è del gennaio 1991: dal 1980 i "pentiti" godevano di benefici soltanto per il terrorismo.

 

L'estensione alla mafia è voluta da Giovanni Falcone, che già prima del 1991 aveva sperimentato i vantaggi delle collaborazioni nel maxiprocesso a Cosa nostra: lì furono decisive le dichiarazioni di Buscetta e di Contorno. Del primo Falcone diceva che «prima di lui avevamo un'idea superficiale del fenomeno mafioso. Con lui abbiamo cominciato a guardarvi dentro», e lo definiva «come un professore di lingue che permette di andare dai turchi senza parlare con i gesti».

 

I PALETTI La legge del 1991 apre una stagione nuova: da quel momento, contare sulle informazioni provenienti dall'interno delle cosche consente all'autorità giudiziaria grande efficacia operativa. Il suo uso massiccio determina però abusi e distorsioni: quello che avrebbe dovuto restare uno strumento di indagine, in troppi processi è diventato lo strumento.

alfredo mantovano

 

Questo ha motivato nel 2001 una riforma, ancora in vigore, per razionalizzare i decrementi di pena e stroncare le collaborazioni fasulle. Per rendere meno gravoso il costo sociale e la tollerabilità etica di mostri che tornano in libertà, si potrebbe cominciare col far rispettare una delle norme introdotte da quella riforma, l'art. 16 quater.

 

falcone

Esso impone all'aspirante collaboratore di dichiarare: a) tutti i temi della collaborazione entro 180 giorni dal momento in cui inizia a parlare, per scongiurare le c.d. "dichiarazioni a rate" e la contrattazione, che in precedenza condizionava le informazioni ai benefici; b) i beni da lui acquisiti con la propria attività criminale, pur se intestati fittiziamente ad altri, al fine di evitare che il "pentimento" costituisca lo strumento, una volta tornato libero, per godere del provento dei delitti commessi.

 

 LE COLPE Chi non adempie a questi obblighi non dovrebbe essere ammesso nel programma di protezione o, se ammesso, lo vedrebbe revocato, insieme con i benefici.

 

Con questa norma Brusca non sarebbe mai entrato nel programma, perché certamente per più di 6 mesi ha dichiarato il falso e ha depistato, e solo in un secondo momento ha deciso di fare sul serio. Uso il condizionale perché quest' articolo è largamente disatteso: la giurisprudenza penale ha ben presto ritenuto utilizzabili nel processo quanto dichiarato oltre i 180 giorni, sostenendo che la mancata osservanza del termine comporti solo effetti sulla prosecuzione della protezione;

 

Alfredo Mantovano

qualche Tar ha poi vanificato anche le ricadute amministrative dell'inadempimento, poiché ha annullato i decreti di revoca del programma nelle ipotesi di sforamento del termine. Qui non si tratta di "cambiare la legge", ma di renderla effettiva, con l'aggiunta di espressioni che ne impediscano l'aggiramento.

ARRESTO GIOVANNI BRUSCA

 

GLI INTERVENTI Una modifica vera potrebbe invece interessare l'art. 192 del codice di procedura penale, che fa utilizzare come prova le dichiarazioni del collaborante, purché accompagnate da «altri elementi di prova che ne confermino l'attendibilità». Nell'applicazione, anche in tal caso giurisprudenziale, gli «altri elementi» consistono talora nelle dichiarazioni di altri collaboranti: in tal modo, se i "pentiti" Tizio e Caio vogliono inguaiare Sempronio, concordano quanto dovranno dire, e le loro dichiarazioni si riscontreranno reciprocamente. Sarebbe sufficiente aggiungere che gli «altri elementi» non consistono nelle dichiarazioni di ulteriori "pentiti" per spingere a collaborazioni più concrete e autentiche. Sono solo un paio di ritocchi: non scardinano il sistema, ma potrebbero renderlo meno indigesto.

GIOVANNI BRUSCA

Ultimi Dagoreport

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”