trump telefonata brad raffensperger

"TROVATEMI 11 MILA VOTI" - IN UN AUDIO DIFFUSO DAL “WASHINGTON POST” (COME L'HANNO AVUTO? CHI REGISTRAVA?) SI SENTE TRUMP PRESSARE IL SEGRETARIO DI STATO DELLA GEORGIA, BRAD RAFFENSPERGER, CHE, PUR ESSENDO REPUBBLICANO, RINTUZZA: “SIAMO SICURI DEI NUMERI CHE ABBIAMO OTTENUTO, CREDIAMO CHE SIANO GIUSTI” – PROPRIO NELLO STATO DEL SUD C’È ANCORA IN BALLO IL VOTO PER DUE DECISIVI SEGGI DI SENATORI... - LA STAMPA LIBERAL AMERICANA NON VEDEVA L'ORA DI GRIDARE ALL'ENNESIMO SCANDALO

 

1 - «Trovatemi 11 mila voti» La telefonata intercettata che mette nei guai Trump

Anna Guaita per "Il Messaggero"

 

foto di trump e brad raffensperger

«Molto peggio del Watergate»: così sulla Cnn l'ex giornalista del Washington Post Carl Bernstein. Donald Trump è nei guai per una telefonata. La telefonata, durata un'ora, è quella in cui il presidente parla al telefono con il segretario di Stato della Georgia, il repubblicano Brad Raffensperger. Non sa che è registrata, e non nasconde quel che vuole, nonostante la richiesta sia ben oltre i confini del legale. Arrabbiato, implorante, suadente.

 

Trump chiede che il funzionario responsabile delle elezioni nello Stato che il 3 novembre ha preferito Joe Biden «trovi» i voti necessari (oltre 11.770, quelli del vantaggio di Biden) per ribaltare il risultato: «Basta che lei dica che ha rifatto i calcoli» insiste il presidente. Il Washington Post la diffonde. Ed è un terremoto.

 

donald trump

INSISTENZE

Il funzionario, che ha in questi mesi già soddisfatto le richieste di Trump richiedendo ben tre riconteggi dei voti e ottenendo sempre lo stesso risultato, non cede, però. Risponde tranquillo: «Siamo sicuri dei numeri che abbiamo ottenuto, crediamo che siano giusti».

 

Trump non arretra: «Noi abbiamo vinto. Lei può ricontare i voti, ma questa volta tenendo accanto persone che vogliono trovare la risposta giusta, non gente che le risposte non le vuole trovare». Il segretario di Stato della Georgia ribatte: «Signor Presidente, il suo problema è che i dati che lei ha non sono corretti».

 

raffensperger

Trump torna a citare frodi, a prendersela con la Dominion, la società che ha procurato le macchine, e sostiene che l'azienda sta «nascostamente rimuovendo alcune macchine e le sta sostituendo con altre».

 

Di nuovo Raffensberger risponde che «non è vero». Trump attacca di nuovo: «Lei è un repubblicano e sta permettendo che ciò avvenga, lo sa che lei rischia conseguenze legali?» Raffensperger non si fa intimidire dall'implicita minaccia: «Signor Presidente lei non ha le prove di quel che dice, sono voci che girano nei social, non sono corrette».

 

trump al telefono

SCANDALO

È chiaro che ci troviamo di fronte a un problema grave per i repubblicani, con il loro presidente colto in flagrante a chiedere di cancellare il risultato di un'elezione, nonostante i suoi 60 ricorsi ai tribunali e alla Corte Suprema siano falliti e abbiano solo dimostrato che frode non c'è stata.

 

Molti anzi insinuano che a registrare e far trapelare la chiamata dalla Casa Bianca sia stato lo stesso Raffensperger, un repubblicano che è sempre stato filo-Trump, che voleva proteggersi dagli attacchi sempre più insensati del presidente. Difatti è successo che nella mattina di ieri Trump aveva twittato che nella telefonata Raffensperger gli aveva fatto dichiarazioni false, e quello gli aveva risposto a stretto giro di tweet: «Non è vero e presto la verità verrà alla luce». Poco dopo la registrazione della lunga conversazione compariva sul sito del Washington Post e poi dei maggiori media Usa.

 

brad raffensperger

IL BALLOTTAGGIO

È stata una vera bomba in questi giorni che già di per sé sono infuocati. Domani infatti si tiene in Georgia il ballottaggio dei due seggi senatoriali, dove i due candidati democratici e i due repubblicani sono testa a testa. Trump e Biden ci arriveranno per fare campagna, in un’ultima sfida di queste elezioni.

 

Se i democratici vincessero, il Senato sarebbe diviso 50/50 fra i due partiti, ma Kamala Harris, presidente del Senato in quanto vicepresidente, con il proprio voto farebbe pendere la bilancia a favore del Dem.

 

Dopodomani invece il Congresso deve ratificare i voti elettorali di Biden - Nancy Pelosi, intanto, è stata rieletta speaker della Camera - una cerimonia che fino ad ora è stata puramente formale, ma minaccia di trasformarsi in una sceneggiata grazie a 140 deputati e 11 senatori che intendono chiedere una riconta dei voti in alcuni Stati.

 

trump e raffensperger

Contemporaneamente nelle strade della capitale si riuniranno gruppi di destra, per dimostrare i loro sostegno al presidente, e alcuni hanno promesso di arrivare armati. Se la rivolta di deputati e senatori non ha alcuna speranza di riuscire a modificare le elezioni, e Biden si insedierà il 20 gennaio, ha comunque il potenziale per aggravare la divisione che il trumpismo ha creato nel Paese e rendere molto più difficile la promessa di Biden di tentare invece di riunire e pacificare gli americani.

 

donald trump, barack obama e joe biden

Nel frattempo ieri si è insediato il nuovo Congresso uscito dalle elezioni di novembre. La Camera rimane nelle mani Dem, anche se con una maggioranza più risicata, e a guidarla è stata di nuovo confermata la californiana Nancy Pelosi. Al Senato, i democratici hanno guadagnato un seggio, ma bisogna aspettare il risultato della Georgia per sapere se hanno portato anche la Camera Alta dalla loro parte.

 

Chiama il segretario di Stato locale per cambiare il risultato delle elezioni di novembre. Ma incassa il suo rifiuto Domani il ballottaggio per due posti in Senato: una vittoria dem garantirebbe al presidente eletto il Congresso

 

2 - Trump scuote il test Georgia, Minacce per ribaltare il voto

Federico Rampini per "la Repubblica"

 

Melania Donald Trump

Donald Trump punta sulla Georgia per il suo ultimo tentativo di stravolgere l'elezione presidenziale calpestando il verdetto degli elettori. Telefona al segretario di Stato della Georgia, la più alta autorità locale deputata a certificare il risultato del voto, per convincerlo a cambiare il conteggio e a ribaltare l'esito, a quattro giorni dalla seduta solenne del Congresso che a Washington ratificherà la conta del collegio elettorale.

 

Il segretario di Stato della Georgia, Brad Raffensperger, è un repubblicano. Nella registrazione della lunga telefonata - un'ora intera - avvenuta sabato e pubblicata ieri sul sito del Washington Post, Trump alterna lusinghe e minacce, evoca perfino la possibilità di un'azione penale contro Raffensperger.

 

donald trump

«Devi solo trovarmi 11.780 voti, perché la Georgia l'ho vinta io», dice il presidente al ministro locale. Quest’ultimo, nonostante l'inaudita pressione, non si lascia intimidire: «Signor presidente, i suoi conti non tornano». Ancora una volta l'offensiva del presidente uscente viene respinta, anche dalle autorità repubblicane che localmente hanno garantito la regolarità dell'elezione, e che rifiutano le accuse di "frodi e brogli".

 

L'estremo tentativo di Trump colpisce per la sua gravità e aggiunge alla tensione già altissima che circonda due scadenze di questa settimana: il voto per due seggi di senatori proprio qui in Georgia domani, a cui segue mercoledì la riunione del Congresso a Washington per ufficializzare il risultato. Non sembrano esserci i numeri per un ribaltone parlamentare che rovesci il risultato del voto, ma il clima drammatizza la contesa della Georgia. La sua capitale, Atlanta, diventa per 48 ore il centro su cui converge l'attenzione di tutta l'America. La posta in gioco è immensa: l'agibilità di Joe Biden passa da qui.

 

donald trump 2

Atlanta si considera la capitale economica e morale del Sud. È la sede di grandi multinazionali - Coca Cola, Cnn, Delta Airlines - e un laboratorio di start-up tecnologiche che vuole competere con la Silicon Valley. È la città di Martin Luther King, il leader storico delle battaglie per i diritti civili; dietro di lui una borghesia afroamericana colta e benestante ha formato politici di statura nazionale come John Lewis e Andrew Young (primo nero nominato ambasciatore Usa all' Onu, da Jimmy Carter nel 1977).

 

trump biden

Dal novembre 2020 Atlanta esibisce un'altra prodezza: ha contribuito alla vittoria di Biden, ribaltando la tradizione repubblicana della Georgia, sia pure col margine risicato di 12.000 voti. Atlanta è stata decisiva: la sua area metropolitana concentra sei milioni di abitanti sui dieci milioni di tutta la Georgia. Ora è qui che i democratici sperano in un secondo exploit politico a due mesi di distanza dall' elezione presidenziale.

 

Domani la Georgia torna alle urne per eleggere i due senatori che la rappresenteranno a Washington. La votazione di novembre non bastò: vinsero i due repubblicani di stretta misura ma senza raggiungere la soglia del 50%, e in base alle regole locali questo costringe a ripetere il voto.

 

TRUMP AL TELEFONO

L'aritmetica nazionale dei risultati ha regalato alla Georgia un ruolo da arbitro supremo. I repubblicani possono conservare la maggioranza al Senato se conquistano almeno uno di questi due seggi. Se dovessero perderli tutti e due, il Senato passerebbe ai democratici.

 

Di colpo questo cambierebbe lo scenario per Joe Biden, dandogli un sostegno legislativo (sia pure esile) che oggi non ha. Perciò domani in Georgia si gioca una sorta di rivincita dell'Election Day di novembre, con una posta in gioco altissima. L'attenzione e le risorse di tutta l'America convergono qui. Le donazioni elettorali hanno battuto ogni record per i candidati senatori, così come il volontariato: ci sono democratici di New York e della California che donano ore del loro tempo per telefonare a liste di elettori georgiani e mobilitarli. La grande incognita è l'effetto-Trump sull' affluenza alle urne.

 

DONALD TRUMP USCITA

Tradizionalmente, al di fuori delle presidenziali l'elettorato repubblicano è il più disciplinato, e questo è uno Stato che pende a destra; ma un presidente uscente che denuncia brogli e frodi potrebbe aver scoraggiato la sua stessa base? I democratici sanno che possono vincere solo se ripetono una performance eccezionale di mobilitazione della loro base, soprattutto nella comunità Black.

 

I quattro candidati che si affrontano domani offrono una rappresentazione estrema delle differenze tra i due partiti. Tra i repubblicani il senatore anziano, David Perdue, è un businessman con una carriera brillante alle spalle (in multinazionali come Reebok e Sara Lee) ma qualche scheletro nell'armadio: ha delocalizzato attività in Cina, distruggendo posti di lavoro americani. Fa campagna invocando «resistenza al socialismo di Biden, che aumenterà le tasse e impedirà la ripresa».

 

meme sulla sconfitta di donald trump 7

L'altra senatrice repubblicana, Kelly Loeffler, è anche lei una esponente dell'élite del denaro. Il suo slogan: «Sono l'unica al Senato ad aver votato il 100% delle volte a favore di Trump». Così il voto diventa anche un test sul futuro del trumpismo.

 

I due sfidanti da sinistra non potrebbero essere più diversi. Uno, il reverendo Raphael Warnock, è un sacerdote protestante afroamericano che rappresenta l'eredità di Martin Luther King: ne ha ereditato il pulpito, nella stessa chiesa battista Ebenezer di Atlanta. Warnock fa parte di una tradizione robusta, il protestantesimo sociale delle chiese nere, che traduce i Vangeli in impegno politico. Denuncia i suoi avversari come dei razzisti: «Ci sarà una ragione - dice Warnock - se tra gli amici della senatrice Loeffler ci sono i suprematisti bianchi, gli ex seguaci del Ku Klux Klan, i complottisti di Qanon».

 

MEME SULLA SCONFITTA DI DONALD TRUMP

L'altro candidato della sinistra è un enfant prodige. A soli 33 anni Jon Ossoff ha battuto tutti i record di raccolta fondi per un singolo seggio senatoriale (oltre cento milioni). A 26 anni aveva già un incarico da chief executive in una società inglese produttrice di documentari di giornalismo investigativo. In politica Ossoff ha esordito nella squadra di John Lewis, il leader afroamericano scomparso pochi mesi fa, già compagno di Luther King nelle battaglie per i diritti civili. «Io sono la prova di quanto è cambiata la Georgia - dice Ossoff - visto che a rappresentare il partito democratico qui siamo un predicatore nero e il giovane figlio d'immigrati ebrei».

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