matteo salvini gianluca savoini metropol espresso

"LA VERITÀ" SUL CASO METROPOL: SECONDA PUNTATA DELL’INCHIESTA DI AMADORI CHE SMONTA LO “SCOOP” DELL’ESPRESSO – “IL 18 OTTOBRE 2018 C’ERANO ANCHE AGENTI DEI SERVIZI RUSSI, SEDUTI PROPRIO DI FRONTE A MERANDA, SAVOINI E VANNUCCI. PERCHÉ GLI 007 DI MOSCA DOVEVANO, SOTTO MENTITE SPOGLIE, INGOLOSIRE I PRESUNTI RAPPRESENTANTI DEL CARROCCIO? VOLEVANO RENDERE RICATTABILE IL PIÙ IMPORTANTE PARTITO SOVRANISTA EUROPEO? SAPEVANO CHE MERANDA AVEVA AL SEGUITO DUE GIORNALISTI? LA TRATTATIVA È TRAMONTATA QUASI SUBITO, MA HA PERMESSO DI REALIZZARE UN’INCHIESTA GIORNALISTICA CHE NEL 2019 HA FATTO TREMARE LA LEGA…” - IL RUOLO DEGLI 007 RUSSI ILIA YAKUNIN E ANDREY KHARCHENKO...

LA PRIMA PUNTATA DELL'INCHIESTA DI GIACOMO AMADORI: 

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/tutta-quot-verita-quot-caso-metropol-giacomo-amadori-355619.htm

 

 

CAMPAGNA DI REPUBBLICA E ESPRESSO SUL CASO METROPOL

Estratto dell'articolo di Giacomo Amadori per “La Verità”

 

Il caso Metropol assomiglia sempre di più a una matrioska che ogni giorno riserva una sorpresa. Nella bambolina di ieri abbiamo trovato la notizia che un giornalista dell’Espresso, Giovanni Tizian, l’autore del Libro nero della Lega, era in stretti rapporti con l’avvocato massone Gianluca Meranda che ha portato avanti la trattativa per la compravendita di petrolio russo denunciata dallo stesso cronista.

 

GIOVANNI TIZIAN

Ma oggi, aprendo la seconda bambolina, scopriamo che il 18 ottobre 2018, al Metropol, c’erano anche degli agenti dei servizi segreti russi. Ma non erano nascosti dietro a una colonna a controllare quel che accadeva. No, travestiti da petrolieri erano seduti proprio di fronte a Meranda, all’ex portavoce di Salvini Gianluca Savoini e a  bancario toscano in pensione Francesco Vannucci. Una notizia clamorosa che fa capire come sotto le volte imponenti e stuccate di quel capolavoro di stile art nouveau che è il Metropol, si è giocata una partita che appare ogni giorno più oscura e incomprensibile.

 

GIANLUCA MERANDA 1

Perché gli 007 di Mosca dovevano, sotto mentite spoglie, ingolosire con proposte indecenti i presunti rappresentanti del Carroccio e dell’allora vicepremier Matteo Salvini? Volevano mettere sotto scacco e rendere ricattabile il più importante partito sovranista europeo e il suo leader?

 

Sapevano che Meranda aveva al seguito due giornalisti o non si erano accorti di nulla? Fatto sta che la trattativa è tramontata quasi subito, ma ha permesso di realizzare un’inchiesta giornalistica che nel 2019 ha fatto tremare la Lega.

 

AGENTI SEGRETI AL TAVOLO DEL METROPOL - SECONDA PUNTATA DELL INCHIESTA DELLA VERITA

Il 18 ottobre 2018, a due passi da Bolshoi e dal Cremlino, forse l’unico che non sta facendo il doppio gioco è il presidente dell’associazione Lombardia-Russia, Savoini. Probabilmente è lì perché spera di fare affari con i russi. Ma i suoi interlocutori lo corteggiano solo perché è considerato vicino al vicepremier italiano, in quelle ore in visita a Mosca.

E anche i due giornalisti dell’Espresso, Tizian e Stefano Vergine, lo pedinano per questo. Cronisti che a quel tavolo hanno piazzato una loro gola profonda e, forse, «agente provocatore», Meranda appunto. Ma la cosa più inquietante è che a guardare Savoini negli occhi e a parlare con lui di finanziamenti illeciti in rubli ci siano gli uomini del Fsb, l’ex Kgb, il Servizio federale per la sicurezza. Uno di loro sarebbe addirittura un pezzo da novanta dell’agenzia russa.

 

IL TAVOLO DEL METROPOL

Nelle carte della Procura di Milano è entrato un documento ufficiale, accompagnato da uno «riservato» dei nostri apparati di intelligence. Nell’atto «non classificato» si legge che «Andrey Yur’yevich Kharchenko, nato l’11 marzo 1980, è un noto ufficiale dell’Fsb.

 

Alcune delle attività di Kharchenko sono state identificate come simili a quelle degli ufficiali dei servizi segreti russi impegnati in misure attive». La velina è accompagnata da una nota dei vertici dei nostri apparati di intelligence.

 

savoini salvini

Gli inquirenti meneghini il 22 ottobre 2019 avevano inviato un ordine di esibizione ai nostri servizi con cui chiedevano informazioni sui russi presenti al Metropol. […] Il 3 marzo 2020 arriva la tanto attesa risposta dei nostri apparati: « […] Kharchenko è un noto officer del Federalnaya sluzhba bezopasnosti (Fsb), per conto del quale svolge anche misure attive». Nella nota viene anche specificato che con il termine «misure attive» «vengono definite le attività di influenza, ingerenza, propaganda e disinformazione poste in essere da funzionari dei servizi di intelligence russi».

HOTEL METROPOL MOSCA

 

Dunque l’uomo che al Metropol aveva trattato una colossale commessa di petrolio sarebbe, secondo un importante «collaterale estero» dei nostri servizi (verosimilmente la Cia), un agente russo specializzato in ingerenza, propaganda e disinformazione. Conviene anche ricordare che quando, nel maggio dell’anno scorso, Salvini cercò di organizzare un viaggio a Mosca per discutere un piano di pace al Cremlino, un altro personaggio controverso, l’ex parlamentare del Pdl e avvocato Antonio Capuano, aveva ottenuto il fattivo supporto di Oleg Kostyukov, primo segretario dell’ambasciata russa, ma soprattutto figlio di Igor Olegovic Kostyukov, ex direttore del Gru (letteralmente Direttorato principale per le attività informative offensive), il Servizio segreto militare russo.

 

salvini savoini l'espresso

Kostyukov senior è sottoposto alle sanzioni occidentali per una presunta interferenza nelle elezioni americane del 2016, per l’avvelenamento di una ex spia russa e della figlia in territorio britannico e per gli attacchi informatici al Bundestag tedesco e all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche.

 

Il figlio Oleg (che secondo un sito di giornalismo investigativo avrebbe intestati immobili del valore di milioni di euro), il 27 maggio 2022, per sbloccare la trasferta in Russia di Salvini, avrebbe acquistato personalmente i biglietti dell’Aeroflot, che Capuano avrebbe successivamente rimborsato. Ma ritorniamo nel vecchio salone da ballo del Metropol. Che ruolo ha avuto il quarantatreenne Kharchenko in questa storia? Probabilmente centrale.

 

GIOVANNI TIZIAN E STEFANO VERGINE

Sembra infatti il perno intorno a cui si è sviluppata la trattativa. Tra il 27 e il 30 agosto 2018 Meranda, Vannucci e Savoini si recano a Mosca per alcune riunioni. Nel pomeriggio del 28 i tre entrano in un elegante palazzo di Mosca, di cui Meranda fotografa la facciata esterna. Uno scatto che comparirà sulle pagine dell’Espresso il 24 febbraio 2019. L’avvocato realizza anche altre istantanee. Che finiscono nelle mani degli uomini delle Fiamme gialle.

 

Oleg Kostyukov

[…] Le Fiamme gialle citano anche i messaggi Whatsapp intercorsi tra Meranda e Kharchenko lo stesso giorno, poche ore prima dell’appuntamento. Nel primo sms delle ore 14:24 il russo si presenta («Hello è Andrew»). Poco dopo, alle ore 16:39, «con ogni probabilità durante l’incontro», Meranda gli chiede ulteriori informazioni («Grazie Andrew.

Posso avere i tuoi riferimenti completi, per favore?»). La mattina dopo, Kharchenko invia il proprio biglietto da visita dove è definito «Direttore del dipartimento del Medio oriente» del Movimento internazionale euroasiatista, fondato nel 2001 dal filosofo e politologo Aleksandr Dugin. Subito dopo, alle ore 16:45, Meranda inoltra il cartoncino di Kharchenko a Savoini.

 

GIOVANNI TIZIAN E STEFANO VERGINE

[…]  Nella propria agenda Moleskine di colore lilla Meranda riassume l’incontro presso lo studio legale moscovita: «Pligin verrà in Italia a fine settembre (anche se è nella lista degli embargati). Non bisogna toccare il Papa, perché i valori vanno salvati a prescindere. Parlerà con GMSMOV». Ma la parte più sorprendente dell’appunto non riguarda Pligin: «Karcenko (sic), fondo da Usd 100 mln nel campo delle Tecnologie agroalimentari (grano e mais)». Insomma Meranda attribuisce la titolarità/riconducibilità di un fondo da 100 milioni di dollari al presunto agente segreto.

 

chat tra gianluca meranda e francesco vannucci

I giornalisti del sito americano di news Buzzfeed hanno raccolto alcune interessanti informazioni su Kharchenko: «Ha viaggiato con Dugin in numerosi viaggi all’estero, tra cui una visita nel novembre 2016 in Crimea per ospitare una delegazione turca che comprendeva un consigliere del presidente Recep Tayyip Erdogan. In quel viaggio, Kharchenko ha utilizzato un passaporto di servizio, un documento generalmente consegnato ai dipendenti del governo o dello Stato». Un dettaglio che non stride con il supposto incarico all’interno dei servizi segreti.

 

Il sito prosegue: «Kharchenko è stato citato dai media russi come un impiegato del gruppo politico di estrema destra di Dugin, il Movimento internazionale euroasiatista. Ma altri dettagli sollevano interrogativi su cosa faccia esattamente Kharchenko per vivere. Il suo nome non si trova da nessuna parte sul sito Web dell’organizzazione e, secondo due fonti che hanno accesso alle informazioni, il suo cassetto fiscale degli ultimi cinque anni è vuoto, non mostra entrate ufficiali». In pratica un fantasma. Ben radicato, però, nella nostra storia.

 

L ESPRESSO - SCANDALO METROPOL

Anche i finanzieri ricordano, «per inciso», nella loro informativa, che «Kharchenko è uno dei tre russi che siedera al tavolo dell’hotel Metropol il 18 ottobre 2018 in occasione della famosa riunione con Savoini, Meranda e Vannucci oggetto di audio-registrazione e successiva divulgazione mediatica».

 

[…] Al meeting prenderà parte anche Ilia Andreevich Yakunin. E chi è costui? A presentarlo a Meranda è proprio Kharchenko. Il 5 settembre 2018 il presunto 007 russo, tramite Whatsapp, scrive: «Il suo nome è Ilia Yakunin». E allega indirizzo di posta elettronica, numero di telefono fisso e mobile dell’uomo.

 

Sull’iPhone X di Meranda e memorizzato il biglietto da visita di Yakunin, in cui è indicata la carica di «vicedirettore generale» dell’Eurasian trade and logistic centre Llc di Mosca. Per Buzzfeed, Yakunin sarebbe strettamente legato a Pligin

 

matteo salvini irina osipova gianluca savoini claudio d'amico

 […] Il 13 dicembre 2018 Meranda si reca a Mosca senza Savoini e invita Yakunin per pranzo in hotel. Il russo accetta: «Ok. Sarò al Marriot alle 13». In realtà si vedono prima. Alle ore 10:49, Yakunin informa l’interlocutore di essere giunto nella hall e il legale calabrese fa sapere di essere in arrivo. Successivamente Meranda aggiorna Vannucci via chat: «Ho incontrato Ilia, il quale fa presente che non c’è stato un problema di sconto, ma di fattibilità che ancora non può essere confermata. In ogni caso non aveva aggiornamenti da darmi e mi ha detto di esserne dispiaciuto.

 

Gli ho fatto presente per l’ennesima volta che ci serve una semplice lettera di riscontro alla nostra richiesta a Rosneft, ma lui insiste che non la possono fare perché, anche se riscontrassero anche soltanto genericamente, vorrebbe dire che hanno preso in carico la nostra richiesta, cosa che non vogliono fare. Stop». La richiesta di cui si parla è stata inoltrata da Meranda alla compagnia petrolifera Rosneft il 29 ottobre e, successivamente, condivisa con Yakunin, Savoini e Kharchenko.

GIOVANNI TIZIAN

 

[…] Sei pagine che, poi, ovviamente sono finite sull’Espresso in un articolo sulla vicenda pubblicato il 21 luglio 2019. I giornalisti nelle stesse ore avevano inviato formali domande al loro «amico» Meranda: «Conosce llia Yakunin, anche lui presente quel 18 ottobre al tavolo del Metropol? Chi rappresentava Yakunin in quella situazione?».Nella trascrizione dell’audio gli investigatori sottolineano che è Yakunin, durante la discussione, a introdurre il tema dello sconto del 4 per cento, incrementabile al 5, «in modo da consentire la formazione di un ulteriore margine di profitto da riconoscere, stavolta, ai contatti presso le società fornitrici».

LA VERITA SMONTA LO SCOOP DELL ESPRESSO SUL METROPOL

 

È sempre Yakunin che «alza ancora la posta e chiede a Meranda se, nel caso si riuscisse a ottenere lo sconto del 6% sul totale della fornitura, quanto di questo margine potrebbe essere destinato a loro, ossia agli intermediari/mediatori russi». Il tutto di fronte a Kharchenko che più che parlare, ascolta.

 

Anche se nei suoi rari interventi sembra interessato soprattutto al coinvolgimento diretto del «vice primo ministro» e del «premier», verosimilmente Salvini e Giuseppe Conte. Vuole che gli siano «date» le carte. Tra un invito e l’altro, Meranda, stimolato da Yakunin, pronuncia la frase clou, in cui ribadisce «la declinazione squisitamente politica» della trattativa: «Per cominciare: non e una questione professionale ma politica».

 

È una affermazione genuina o i due stanno recitando a soggetto?Nel 2019 avevamo svelato i rapporti di Meranda con una loggia riservata di Belgrado, legata alla vecchia nomenclatura serba e utile «viatico con la massoneria russa e i suoi gran maestri». È un caso che un personaggio del genere e uomini dei servizi segreti dell’ex impero sovietico si siano seduti allo stesso tavolo per pianificare quello che appare come un tentativo di sabotaggio della Lega? Possiamo solo affermare che Meranda risulta essere un grande appassionato di intelligence.

GIANLUCA SAVOINI - FRANCESCO VANNUCCI - ALEKSANDR DUGIN

 

Come risulta dalla testimonianza agli atti dell’inchiesta dell’ex direttore dell’Aise Luciano Carta. Il quale, il 16 marzo 2021, ha riferito ai magistrati quanto segue: «Meranda? L’ho conosciuto in occasione di un incontro avuto con un ex parlamentare del Pd Khalid Chaouki con il quale stavo prendendo un caffè al circolo Tevere Remo. Era nell’autunno 2018, sicuramente prima del 21 novembre 2018, data in cui ho ricevuto per la prima volta un messaggio da Meranda».

 

GIAN LUCA MERANDA

Cioè stiamo parlando esattamente del periodo della vicenda del Metropol. Prosegue Carta: «All’improvviso era comparsa una persona che si era presentata come avvocato Meranda e che conosceva Chaouki. Io non avevo mai visto né sentito prima di allora Meranda. Quest’ultimo si presentò in modo del tutto inaspettato, scambiando qualche frase di cortesia e se ne andò. Non ricordo di avergli dato il mio recapito telefonico. In ogni caso, da quel momento in poi Meranda iniziò a mandarmi messaggi, anche in maniera insistente, in cui chiedeva di incontrarmi».

 

Una specie di stalker a cui Carta non avrebbe dato soddisfazione: «Sostanzialmente io cercavo educatamente di sottrarmi, e ciò si può rilevare nelle chat intercorse tra novembre 2018 e il 18 giugno 2019, quando mi chiese nuovamente di incontrarmi al circolo Tevere Remo […]. Dall’ennesima richiesta di Meranda a giugno 2019 non risposi più ai suoi messaggi, né lui mi cerco ancora». Proprio il 19 giugno di quattro anni fa i giornalisti dell’Espresso consegnarono la registrazione dell’incontro del Metropol alla Procura di Milano e l’inchiesta penale iniziò il suo lungo e sterile corso.

salvini a mosca con gianluca savoini e claudio d'amicoIL LIBRO NERO DELLA LEGA GIOVANNI TIZIAN STEFANO VERGINEmatteo salvini gianluca savoini a mosca

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