mario draghi

RECOVERY DRAGHI - SULLA RIFORMA FISCALE, L'EUROPA HA OBBLIGATO IL GOVERNO A FISSARE UN CALENDARIO. LA LEGGE DELEGA È ATTESA ENTRO IL 31 LUGLIO: RIUSCIRANNO IN SESSANTA GIORNI I PARTITI IN PARLAMENTO A FARE QUELLO CHE NON È STATO FATTO IN DECENNI? IL TESTO DEL RECOVERY PARLA "REVISIONE DELL'IRPEF", PRESERVANDO "LA PROGRESSIVITÀ" SANCITA DALLA COSTITUZIONE MA È BASTATO CHE DIECI GIORNI FA SI DISCUTESSE DEL MODELLO SCANDINAVO DI TASSAZIONE PERCHÉ LA LEGA SI ALZASSE A PRECISARE CHE "NON C'È ALCUNA INTESA SUI CARDINI DELLA RIFORMA"

Ilario Lombardo per "la Stampa"

 

mario draghi

Il Parlamento potrebbe essere il prossimo scoglio per Mario Draghi, ma non lo sarà né oggi né domani. Salvo sorprese, il premier illustrerà il Piano nazionale di ripresa e resilienza oggi pomeriggio alla Camera e domani in Senato, poi i partiti voteranno le risoluzioni, quella della larghissima maggioranza che sostiene l'esecutivo passerà e venerdì il piano sarà spedito a Bruxelles, senza un giorno di ritardo. Certo, i gruppi parlamentari sono nervosi, anche dentro la coalizione di governo, perché dicono che il testo è arrivato all'ultimo, perché la coda polemica degli ultimi giorni ha fatto emergere le ansie dei partiti, decisi a blindare le proprie bandiere, a partire dal Superbonus ecologico per le ristrutturazioni edilizie.

GIANCARLO GIORGETTI E MATTEO SALVINI

 

Ma quello che è avvenuto finora è solo un assaggio del conflitto che è pronto a esplodere dopo la data del 30 aprile. Il vero campo di battaglia dei partiti saranno le riforme strutturali, che sono l'allegato obbligatorio del Pnrr, ossia del Recovery plan, e sulle quali la Commissione europea aveva storto il naso considerandole troppo vaghe nella loro formulazione, e arrivando al punto di mettere in discussione l'ok a tutto l'impianto.

 

Riforma del fisco, del codice degli appalti, della giustizia, della concorrenza e della pubblica amministrazione. Sono questi i capitoli più delicati, le sfide che attendono il governo dell'ex presidente della Banca centrale europea e di fatto sono anche la sua scommessa personale. Si tratta di riforme che l'Italia attende da decenni, oggetto delle raccomandazioni europee (le strigliate che ogni anno arrivano dalla Commissione) e da sempre complicate dalle lontananze siderali tra i partiti, soprattutto su fisco e giustizia.

 

GIANCARLO GIORGETTI E MATTEO SALVINI

Oggi Draghi si presenterà di fronte al Parlamento ribadendo quanto scritto ieri nel comunicato di Palazzo Chigi: che questo «corposo pacchetto» costituisce il cuore di «un intervento epocale, che intende riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica, contribuire a risolvere le debolezze strutturali dell'economia italiana, e accompagnare il Paese su un percorso di transizione ecologica».

 

Mezzogiorno, giovani e donne sono «i principali beneficiari» del piano che sulla carta «contribuisce in modo sostanziale a favorire l'inclusione sociale e a ridurre i divari territoriali». Il premier non dirà molto di più di quanto ha scritto nell'introduzione al Pnrr e quanto fatto trapelare ieri, anche se fonti di governo non escludono che potrebbe richiamare tutti i partiti alle proprie responsabilità di fronte alla gravità di un passaggio storico, un'occasione irripetibile per sanare i problemi endemici del Paese.

 

irpef

Le ultime 48 ore e le tensioni con l'Europa hanno reso chiaro a Draghi che non sarà una partita facile, anche perché non basta aver dettagliato un po' di più tempi e modalità delle riforme, e perché il credito di cui personalmente gode l'ex numero uno della Bce potrebbe non durare per sempre. Il premier ha ben presenti le posizioni dei partiti e alla Stampa basta un giro di telefonate per capire che non sarà un'impresa facile. Sul fisco, per esempio: l'Europa ha obbligato il governo a fissare un calendario. La legge delega per la riforma fiscale è attesa entro il 31 luglio. Riusciranno in sessanta giorni i partiti in Parlamento a fare quello che non è stato fatto in decenni? Il testo del Recovery parla «revisione dell'Irpef», fatta preservando «la progressività» sancita dalla Costituzione.

 

Irpef Irap Inps

Ma è bastato che dieci giorni fa si discutesse del modello scandinavo di tassazione, mentre entrava nel vivo il lavoro delle commissioni Finanze di Camera e Senato, perché la Lega si alzasse a precisare che «non c'è alcuna intesa sui cardini della riforma» e che la flat tax al 15% fino a 65 mila euro è «intoccabile».

 

Un clima di sospetti e sguardi torvi che non è molto diverso da quello che c'è attorno alla giustizia, tema storicamente infiammabile in Italia. L'appello all'unità lanciato su questo giornale dalla ministra Marta Cartabia potrebbe infrangersi contro le diverse priorità dei partiti. Dal M5S confermano la preoccupazione sulla prescrizione, un nodo che è rimasto da sciogliere e che forse non a caso non appare citato nel Pnrr nonostante sia esplicito nel testo l'obiettivo di accelerare i tempi della giustizia. -

Ultimi Dagoreport

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...