LA RIFORMA BONAFEDE NON VA IN PRESCRIZIONE  – LA MAGGIORANZA ALLA CAMERA HA RESPINTO L’EMENDAMENTO DI “FRATELLI D’ITALIA” SULLO STOP AL PROVVEDIMENTO, PRESENTATO A SORPRESA PER FAR EMERGERE LE CONTRADDIZIONI DELL’ALLEANZA CHE SOSTIENE DRAGHI - E, IN PARTE, C’È RIUSCITO: L’ALA MANETTARA (PD E M5S) HA VOTATO CONTRO, QUELLA GARANTISTA (IV, LEGA E FORZA ITALIA) SI È ASTENUTA

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Virginia Piccolillo per www.corriere.it

ALFONSO BONAFEDE ALFONSO BONAFEDE

 

Non si blocca la riforma Bonafede che congela la prescrizione dopo il primo grado di giudizio. La maggioranza alla Camera ha respinto l’emendamento di Fratelli d’Italia che prevedeva lo stop al provvedimento fino al 31 dicembre 2023. Era stata una mossa a sorpresa quella di FdI, per mettere sotto scacco la maggioranza. Lo stop alla riforma Bonafede era stato infatti al centro di discussioni nel precedente governo: auspicato dal Pd, Italia viva e Forza Italia, in nome della ragionevole durata del processo.

 

marta cartabia marta cartabia

Ma era stato temporaneamente accantonato, ieri, per non turbare l’accordo con i Cinque Stelle. E non erano stati messi in votazione gli emendamenti ad hoc di Iv, FI e Azione, dopo una mediazione che impegnava l’esecutivo a prendere in esame la materia nell’ambito della riforma del processo penale.

 

«Cartabia discontinuità importante»

Andrea Delmastro Delle Vedove Andrea Delmastro Delle Vedove

Ma, a quel punto, Andrea Delmastro Delle Vedove, del partito di Giorgia Meloni, ne ha presentato uno analogo che chiedeva il blocco della riforma della prescrizione fino al 31 dicembre 2023. Un testo che ricalcava i precedenti, in grado, così, di far emergere le contraddizioni in seno alla maggioranza sulla giustizia.

ALFONSO BONAFEDE GIUSEPPE CONTE ALFONSO BONAFEDE GIUSEPPE CONTE

 

E in effetti, al primo test di compattezza, una piccola crepa di «distinguo» ha diviso le forze di governo. Pd e M5S hanno votato contro. Mentre i renziani di Iv, Lega e Forza Italia si sono astenuti. Un risultato rivendicato dai renziani, malgrado avessero fatto del «no» alla riforma Bonafede un motivo di uscita dal governo Conte. «Con la nomina della Cartabia si è segnata una discontinuità importante», spiega Lucia Annibali. Mentre i dem spiegano il voto favorevole con il fatto che se si fosse astenuta tutta la maggioranza sarebbe passato l’emendamento.

mario draghi federico d'inca' mario draghi federico d'inca'

 

Il tentativo di scongiurare la conta

Per scongiurare la conta aveva speso parole rassicuranti il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, invitando Delmastro a ritirare l’emendamento. Spiegando che il governo lavora sulla riforma affinché si arrivi presto a un’intesa. Una richiesta, aveva chiarito, motivata «dalla necessità di confronto già avviato dalla ministra Cartabia».

 

Da Delmastro era arrivato un «no»: «Credo che non sia una battaglia solo di FdI ma di tutto il centrodestra. E anche di Italia viva». Prima del voto la richiesta del capogruppo FdI Lollobrigida di aprire una riflessione. Respinta. Quindi il voto: 29 favorevoli allo stop. 227 contrari e 162 astenuti.

Giorgia Meloni Andrea Delmastro Delle Vedove Giorgia Meloni Andrea Delmastro Delle Vedove MATTEO RENZI ALFONSO BONAFEDE GIUSEPPE CONTE NICOLA ZINGARETTI LUIGI DI MAIO – AMICI MIEI MATTEO RENZI ALFONSO BONAFEDE GIUSEPPE CONTE NICOLA ZINGARETTI LUIGI DI MAIO – AMICI MIEI

 

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