berlusconi meloni salvini zingaretti di maio conte

IL RITORNO DEL CENTRODESTRA – L’ANALISI DI FOLLI: “BERLUSCONI IN CAMPO DOPO LUNGO TEMPO, IL NUOVO STILE DI SALVINI L'EUROPEISTA, L'OPPOSIZIONE PRAGMATICA ANNUNCIATA DA GIORGIA MELONI. MENTRE IL PD E IL SUO ALLEATO 5S SONO ANCORA FRASTORNATI DALLA CADUTA DI CONTE: IL PROBLEMA PER LORO È CHE LA MAGGIORANZA POLITICA NON C'È, COME HA RIBADITO COMPIACIUTO BERLUSCONI. E L'IPOTESI URSULA È SALTATA A CAUSA DI SALVINI. ORA SPETTA AL CENTROSINISTRA RECUPERARE IL TERRENO PERSO SUL PIANO MEDIATICO, MA FORSE SOPRATTUTTO POLITICO”

Stefano Folli per "la Repubblica"

 

stefano folli

Con una certa astuzia il centrodestra è riuscito a occupare la scena mediatica. Ha sfruttato meglio il doppio binario su cui si svolge la crisi di governo.

Il primo coincide con la sala dove Draghi incontra le delegazioni partitiche.

 

Chiamarle consultazioni forse è troppo: il presidente incaricato espone le sue idee generali sulle cose da fare, vale a dire una bozza per sommi capi del programma, poi ascolta le proposte degli interlocutori e subito dopo li congeda. Il secondo binario ha invece i contorni della sala stampa dove le forze politiche ritrovano un ruolo.

 

MARIO DRAGHI E SILVIO BERLUSCONI

Lì fanno conoscere le loro priorità, ma parlano soprattutto al loro elettorato; e non si sfugge alla sensazione che dietro quel microfono riescano a essere più dettagliati e prolissi di quanto siano stati poco prima, di fronte al premier incaricato che li induceva alla sintesi.

 

Cosa se ne ricava? Che gli incontri di Montecitorio servono più che altro ad allestire questo palcoscenico dei partiti, dal quale emerge che il «professor Draghi», come quasi tutti i consultati lo chiamano con deferenza, non ha intenzione di negoziare quasi nulla. È lui a illustrare la sua agenda e la sua visione di una società da ricostruire prima che sia troppo tardi.

 

In passato le cosiddette consultazioni erano lo schermo dietro il quale si parlava quasi soltanto di "struttura dell' esecutivo", ossia di ministeri. Invece oggi Draghi sembra che non stia trattando alcunché con i partiti, tantomeno la lista dei ministri. Il suo è un governo d' emergenza, "del presidente", come si usa dire, e l' incaricato si comporta di conseguenza.

 

SALVINI

Il saluto con cui prende commiato da alcune delegazioni, non sappiamo se da tutte, è significativo: «Ci vediamo in Parlamento». Non è un gesto di sfida, anzi è un segno di massima considerazione verso il luogo simbolo della democrazia.

 

Il governo dimissionario aveva spesso mortificato il Parlamento aggirandolo con i Dpcm, fino a renderlo marginale attraverso la relazione diretta tra il premier e il popolo, o meglio il pubblico televisivo bombardato di conferenze stampa semi-notturne. Con Draghi si rimette al centro il binomio governo-Parlamento dentro una precisa prassi costituzionale.

 

I partiti sono ricondotti al loro ambito, che è essenziale e non può essere confuso con gli intrighi di un ceto politico privo di respiro. Ecco perché si dice che Draghi può indurre il sistema a rigenerarsi: per il buon motivo che l' ex presidente della Bce non agisce da tecnocrate, ma da uomo delle istituzioni dotato di sensibilità politica.

 

MARIO DRAGHI E SILVIO BERLUSCONI

Quella sensibilità che gli serve per accogliere alcune istanze delle forze che voteranno la fiducia - Draghi non è certo un ingenuo - , trasferendole nel tono e nel profilo di un governo che deve rilanciare l' economia ed evitare un dramma sociale.

 

Allo stesso modo l' intelligenza politica saprà guidarlo verso il giusto equilibrio tra presenze di tecnici e di politici nella compagine.

 

In tutto questo, come si diceva, il centrodestra ieri si è messo al centro. Il ritorno di Berlusconi dopo lungo tempo, il nuovo stile di Salvini l' europeista, l' opposizione pragmatica annunciata da Giorgia Meloni. Nel binario parallelo della crisi il centrodestra ha giocato con abilità le sue carte. Mentre il Pd e il suo alleato 5S sono apparsi più convenzionali, ancora frastornati dalla caduta di Conte: il problema per loro è che la maggioranza politica non c' è, come ha ribadito compiaciuto Berlusconi. E l' ipotesi Ursula è saltata a causa di Salvini. Ora spetta al centrosinistra recuperare il terreno perso sul piano mediatico, ma forse soprattutto politico.

salvini meloni

Ultimi Dagoreport

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…

antonino salerno un genocidio chiamato olocausto

FLASH – IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO” È RISOLTO! L’AUTORE, TAL ANTONINO SALERNO, NON SAREBBE UN DIRIGENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, MA UN COMPOSITORE E DIRETTORE D’ORCHESTRA CHE COLLABORA CON LA RIVISTA “HISTORIA MAGISTRA” DI TORINO, DIRETTA DAL PROFESSORE FILO-PUTINIANO ANGELO D’ORSI, CHE AVREBBE DOVUTO PRESENTARE VENERDÌ, ALL’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA, IL VOLUME, CHE PERÒ NON È STATO ANCORA PUBBLICATO (NÉ LO SARÀ MAI, SU DECISIONE DALLA CASA EDITRICE “MIMESIS”)

salvini vannacci

DAGOREPORT - MATTEO SALVINI HA DECISO: ROBERTO VANNACCI DEVE ANDARSENE DALLA LEGA. IL PROBLEMA, PER IL SEGRETARIO, È COME FAR SLOGGIARE IL GENERALE. CACCIARLO SAREBBE UN BOOMERANG: È STATO SALVINI STESSO A COCCOLARLO, NOMINANDOLO VICESEGRETARIO CONTRO TUTTO E CONTRO TUTTI. L’OPZIONE MIGLIORE SAREBBE CHE FOSSE L’EX MILITARE A SBATTERE IL PORTONE E ANDARSENE, MA VANNACCI HA PAURA CHE I TEMPI PER IL SUO PARTITO NON SIANO MATURI (DOVE PUÒ ANDARE CON TRE PARLAMENTARI, NON CERTO DI PRIMO PIANO, COME SASSO, ZIELLO E POZZOLO?) – ENTRAMBI SANNO CHE PIÙ ASPETTANO, PEGGIO È, ANCHE IN VISTA ELEZIONI: AVVICINARSI TROPPO AL 2027 POTREBBE ESSERE FATALE A TUTTI E DUE – LA “GIUSTA CAUSA” PER LICENZIARE IL GENERALE CI SAREBBE GIÀ, MANCA LA VOLONTÀ DI FARLO...

peter thiel donald trump

FLASH – TRUMP, UN UOMO SOLO ALLO SBANDO! IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO È COMPLETAMENTE INCONTROLLABILE: DOPO AVER SFANCULATO, NELL’ORDINE, STEVE BANNON, ELON MUSK, PAM BONDI E TUTTO IL CUCUZZARO “MAGA”, ORA SAREBBE AI FERRI CORTISSIMI ANCHE CON PETER THIEL, IL “CAVALIERE NERO DELLA TECNO-DESTRA”, E DI CONSEGUENZA IL BURATTINO DEL MILIARDARIO DI “PALANTIR”, IL VICEPRESIDENTE JD VANCE – TRUMP SI CREDE L’UNTO DEL SIGNORE CON LA DEVOZIONE DEL POPOLO AMERICANO, ED È PRONTO A TUTTO PUR DI VINCERE LE MIDTERM DI NOVEMBRE - IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, NON HA LE PALLE DI RIBELLARSI, TERRORIZZATO DI FINIRE CACCIATO O MESSO ALLA PUBBLICA GOGNA – E CON UN TRUMP IN COMPLETA DISGREGAZIONE MENTALE, SENZA NESSUNO CHE LO FERMI E CON IL SOGNO DI DIVENTARE “IMPERATORE DEL MONDO” (COME HA DETTO ROBERT KAGAN), C’È DA AVERE DAVVERO PAURA...