letta draghi franceschini renzi

A ROTTA DI COLLE – IL GIOCO DEI VETI STA CONDUCENDO LA PARTITA VERSO UN FINALE GIÀ SCRITTO: IL DERBY CASINI-DRAGHI. L'ELEZIONE DI PIERFURBY SAREBBE LA VITTORIA DI RENZI (CHE HA GIA’ SILURATO L’IPOTESI FRATTINI) E FRANCESCHINI: NON PROPRIO UN BUON VIATICO PER IL FUTURO DI LETTA CHE, INFATTI, SPINGE PER DRAGHI – E SE FOSSE IL CENTROSINISTRA A FARE PER PRIMO IL NOME DI CASINI (ELETTO NELLE FILE DEL PD RENZIANO), IL CENTRODESTRA ANDREBBE IN TILT - RENZI SIBILLINO: "QUELLO CHE HA IN MANO L'ASSO PER CHIUDERE E' SALVINI..."

FRANCESCO VERDERAMI per il Corriere della Sera

 

CASINI FRANCESCHINI

Oggi sarà l'ultimo giorno di ricreazione. Da domani, con la quarta chiama, la corsa per il Colle si trasformerà in un congresso straordinario per ogni partito: più che i candidati al Quirinale, saranno infatti a rischio i leader che eventualmente decideranno di proporli. Ognuno di loro sa di doversi guardare - oltre che dagli avversari esterni - dagli avversari interni, pronti a «sfiduciarlo» a scrutinio segreto. Perciò è difficile immaginare un'intesa sulla presidenza della Repubblica stretta solo da una parte delle forze politiche. I numeri sarebbero troppo risicati e per i segretari che ci provassero - dice il dem Raciti - «sarebbe come sfidare la sorte, mettendo la testa su un ceppo».

CASINI RENZI

 

Ecco perché il centrodestra, dopo aver presentato la propria rosa, non ha ancora deciso se fare una prova di voto su Nordio. Nel caso in cui mancassero i voti di coalizione, Salvini vedrebbe indebolita la sua forza contrattuale nella trattativa con il centrosinistra. È vero che dietro la rosa si scorge il profilo della Casellati, sulla quale potrebbero convergere un pezzo di Movimento e persino voti di Iv e del Pd.

 

LETTA DRAGHI

Ma il progetto appare già debole nel centrodestra: ieri - attraverso Ghedini - la presidente del Senato ha ricevuto l'appoggio di Berlusconi. Che però aveva appena benedetto anche Tajani. Il Cavaliere non si smentisce mai... Insomma, ha ragione Letta a insistere perché la maggioranza di governo chiuda un accordo collegiale sul Colle: sarebbe un'assicurazione sulla vita per tutti i leader, che - convergendo sullo stesso candidato - potrebbero depotenziare l'effetto dei loro franchi tiratori. Il fatto è che l'intesa non decolla e gli incontri - racconta avvilita una berlusconiana di ferro - «si rivelano inutili».

 

Così il gioco dei veti sta conducendo la partita verso un finale già scritto: il derby Casini-Draghi. L'ex presidente della Camera vanta forti consensi in Parlamento e ieri ha confidato agli amici che «è meglio inabissarsi», pregandoli di non votarlo finché il campo dei quirinabili non si sarà completamente sgomberato: l'appuntamento fissato per la quarta chiama è posticipato. Il problema è che Berlusconi - non si sa se per convinzione o per tattica - sarebbe tentato di appoggiarlo, ma il centrodestra non può esprimere per primo quel nome. E se fosse il centrosinistra a farlo, Salvini andrebbe in difficoltà: come lo spiegherebbe ai suoi elettori del Nord?

 

CASINI DRAGHI

Nel campo avverso, Letta incrocia le dita e confida nel veto altrui, perché l'elezione di Casini sarebbe la vittoria di Renzi e Franceschini: non proprio un buon viatico per il futuro del segretario dem. Gira e rigira, la corrente porta a Draghi. Se davvero i partiti di maggioranza avessero la forza e la voglia di resistergli, basterebbe un comunicato per escluderlo definitivamente dalla Corsa.

 

Ma alla domanda «perché non lo fate?», per una volta Renzi - durante una trasmissione di Radio Leopolda - non ha dato risposta. Il motivo è chiaro: i leader politici (tutti) non solo avvertono il rischio di venire sfiduciati a scrutinio segreto dai loro stessi grandi elettori, sanno anche che - a forza di immaginare scenari da apprendisti stregoni - potrebbero aprire la strada al voto anticipato. Con il sorriso di chi ne ha viste tante, l'ex presidente del Copasir Raffaele Volpi - leghista d'antan con dna democristiano - ha rassicurato ieri alcuni deputati, citando il famoso «discorso della luna» di papa Giovanni XXIII, in versione quirinalizia: «Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini. E dite: questa è la carezza di Mario Draghi».

draghi letta

 

 

RENZI

CLAUDIO BOZZA per il Corriere della Sera

Parla con tutti, ma nega ogni incontro, ogni telefonata, compresa quella (delicata) a Mario Draghi. È consapevole della «sacralità politica» del momento Matteo Renzi, ma non rinuncia a battute per commentare lo stallo: «Spero che le prossime ore siano decisive - dice il leader di Italia viva -, perché si passi dal wrestling di queste ore alla politica». Il riferimento a «quelli che si danno i cazzotti per finta» è una delle sue metafore preferite. Ma poi arriva anche quella cabalistica: «Le cinquine del centrodestra? Vanno bene a tombola - aggiunge riferendosi ai nomi del leader della Lega, poi ridotti a tre -. Chi ha il candidato lo tiri fuori. Questa però non è una sala bingo».

PIERFERDINANDO CASINI E CLEMENTE MASTELLA

 

Sul suo calendario, da tempo, l'ex premier ha cerchiato due date di rosso: «27 e 28 gennaio, il presidente si eleggerà non oltre la quinta votazione», rammenta. Vedremo se la previsione sarà o meno azzeccata. Il senatore di Firenze, intanto, per la maratona Quirinale punta la sveglia alle 6.15 per andare a correre: Lungotevere, Gianicolo, Villa Pamphili:

 

UN GIOVANE PIER FERDINANDO CASINI

«Sono anche dimagrito, eh!». Per il resto, pur ripensando ai fasti di quando tirò fuori dal cilindro la candidatura Mattarella, Renzi sa bene che in questa sfida c'è in gioco anche il suo futuro politico. E non manca una citazione da pokerista qual è: «Quello che ha l'asso per chiudere la partita si chiama Matteo Salvini, ma stia attento perché se cerca gli effetti speciali lui e Meloni rischiano di fare la fine di Bersani nel 2013».

 

Con una smentita ufficiale, poi, nega pure una telefonata con Draghi. Ma al premier, per favorire la sua elezione al Colle, un messaggio chiaro Renzi lo ha recapitato, cioè il suggerimento di dare un segnale politico, nominando un vicepremier, per rassicurare i partiti, non appena si arrivasse vicini a un'intesa sull'ex capo della Bce per il dopo Mattarella.

 

draghi enrico gianni letta

Renzi è anche meno litigioso del solito, ma sempre (rigorosamente) machiavellico: «Eleggere il presidente della Repubblica è una cosa sacra - ragiona fuori da Montecitorio -. Infatti, non appena è uscito il nome di un filorusso come Franco Frattini ho fatto subito asse con Enrico Letta, come noto non il mio migliore amico». Il muro ha retto e il nome, frutto dell'intesa Salvini-Conte, è finito in archivio.

pier ferdinando casini 2draghi lettapier ferdinando casini

Ultimi Dagoreport

khamenei damad iran proteste

DAGOREPORT – È FINALMENTE SCOCCATA L’ORA DI UNA NUOVA RIVOLUZIONE IN IRAN? GLI OTTIMISTI LO SPERANO, IL REGIME TEOCRATICO LO TEME: AL DODICESIMO GIORNO DI PROTESTA, LE VIOLENZE SI MOLTIPLICANO E IL POTERE DI KHAMENEI È SEMPRE PIÙ FRAGILE – LA PRESA DELLA DITTATURA REPRESSIVA SI STA INDEBOLENDO AL PUNTO CHE SI INIZIA A PARLARE DI TRANSIZIONE, E CRESCONO LE QUOTAZIONI DELL’AYATOLLAH MOSTAFA MOHAGHEGH DAMAD, CHE IN UN DISCORSO RECENTE HA ATTACCATO NIENTEPOPODIMENO CHE LA GUIDA SUPREMA – IL FALLIMENTO DEL REGIME È TOTALE: DALL’ECONOMIA ALLA POLITICA ESTERA. ESSERSI LEGATO MANI E PIEDI A RUSSIA E CINA HA ELIMINATO POSSIBILI ACCORDI ECONOMICI CON L’OCCIDENTE, E I TERRORISTI FORAGGIATI PER ANNI (HAMAS, HEZBOLLAH, HOUTHI) SONO STATI SPAZZATI VIA FACILMENTE DA ISRAELE…

trump putin macron starmer

DAGOREPORT – I BOMBARDAMENTI FRANCO-BRITANNICI IN SIRIA, PIÙ CHE A COLPIRE L’ISIS, SERVIVANO A MANDARE UN MESSAGGIO A TRUMP E PUTIN: GUARDATECI, CI SIAMO ANCHE NOI. LONDRA E PARIGI, UNICHE POTENZE NUCLEARI EUROPEE E MEMBRI DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONU, MA SONO STATI BEN ATTENTI A NON CONDANNARE IL BLITZ AMERICANO IN VENEZUELA. IL MOTIVO? ABBIAMO TROPPO BISOGNO DI TRUMP SULL’UCRAINA PER SFANCULARLO. IL TOYBOY DELL'ELISEO CI HA RIPENSATO SOLO QUANDO QUELLO L'HA PRESO PER IL CULO IMITANDOLO MENTRE LO PREGA DI NON FARGLI TROPPO MALE CON I DAZI – LA SIRIA A UN PASSO DALLA NORMALIZZAZIONE CON ISRAELE: MA AL JOLANI PREPARA LA RESA DEI CONTI CON I CURDI…

marco rubio donald trump jd vance

DAGOREPORT – DONALD TRUMP STA “IMPEACHATO” PER LE MIDTERM: RISCHIA UNA BATOSTA CLAMOROSA ALLE ELEZIONI DI METÀ MANDATO E PER FOMENTARE LA BASE PROVA A INCITARE I DEPUTATI USANDO LO SPAURACCHIO DELL’IMPEACHMENT. DELLA SERIE: SE MI METTONO SOTTO ACCUSA, FINITE SENZA POLTRONA ANCHE VOI – L’ISOLAMENTO DI VANCE È UN CONTENTINO ALLA BASE DEL “VECCHIO” PARTITO REPUBBLICANO, CHE PUNTA TUTTO SU QUEL VOLPONE DI MARCO RUBIO. MA ANCHE IL SEGRETARIO DI STATO HA UNA GROSSA MACCHIA SUL CURRICULUM: DA FIGLIO DI ESULI CUBANI, PER FARE CARRIERA SI ERA INVENTATO CHE IL PADRE ERA FUGGITO DALL’ISOLA PERCHÉ ANTI-CASTRISTA (ERA UNA BALLA) – LA LOTTA PER LA CANDIDATURA NEL 2028 E I PRECEDENTI: SOLO DUE VOLTE NEGLI ULTIMI TRENT’ANNI IL PARTITO DEL PRESIDENTE HA GUADAGNATO SEGGI ALLE MIDTERM…

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)