cacciari draghi mattarella

IL J’ACCUSE! DI CACCIARI - “A CHE SERVONO I PARTITI SE NEI MOMENTI PIÙ DIFFICILI BISOGNA RICORRERE AI CIAMPI, AI MONTI, AI DRAGHI? SE PER LA TERZA VOLTA IN UN DECENNIO È CAPO DEL GOVERNO CHI NESSUNO HA ELETTO, È INEVITABILE CHE IL "POPOLO SOVRANO" SI CHIEDA: PERCHÉ TANTO SPRECO DI PARTITI SE IL MIO DESTINO, NEI MOMENTI DECISIVI, NON PUÒ ESSERE LORO AFFIDATO? NON SAREBBE PIÙ SOLTANTO IL CROLLO DEFINITIVO DEL NOSTRO CETO POLITICO, MA DELLA FIDUCIA STESSA NELLA DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA. E L'OPERA INIZIATA CON TANTA PASSIONE DAI POPULISMI, SOVRANISMI E "VAFFA" GIUNGEREBBE AL SUO FELICE CORONAMENTO”

MASSIMO CACCIARI

Massimo Cacciari per “la Stampa”

 

Dobbiamo proprio arrenderci? Impossibile ragionare sull' onda lunga della crisi di sistema che sta travolgendo il nostro Paese? Per quanto tempo potremo continuare a rammendare e tamponare?

 

giorgio napolitano e sabino cassese

Ricordiamolo ai più giovani. È l' eterno ritorno dell' uguale in forme sempre più asfittiche, deboli, emergenziali. Al crollo della prima Repubblica suonò il primo appello alla Banca d' Italia, nel '94 il secondo. Da Ciampi a Dini. E il Gotha dei "tecnici-competenti" al loro interno, dai Cassese agli Elia, dai Barbera agli Spaventa, dai Bassanini ai Treu.

I massimi esperti che la Patria ha generato in materia delle riforme ad essa necessarie. I frutti?

 

CARLO AZEGLIO CIAMPI E MARIO DRAGHI

Deboli vagiti in alcuni settori, profondo nulla in altri. La mano passa, allora, ai politici-politici i quali, attraverso raffazzonate maggioranze tra forze e movimenti che hanno magari un passato, ma nessuna comune destinazione, catastrofizzano di nuovo durante la grande crisi 2007-2008, e si deve ritornare al Salvatore che proviene dai grandi organismi economico-finanziari, a chi appaia innocente degli sfracelli commessi.

silvio berlusconi lamberto dini

 

Ora la Banca d' Italia è sostanzialmente la Banca centrale europea, e perciò Così da Monti a Draghi. E Draghi, come Monti, altro non potrà che ripetere il ritornello del piano di riforme di cui il Paese ha bisogno, senza le quali neanche un Recovery fund dieci volte maggiore servirebbe a rimetterci in sesto.

 

GIUSEPPE CONTE MARIO DRAGHI

Monti lo sapeva, Draghi ancora di più, e già lo sapevano benissimo i Ciampi e i Dini. Le riforme, come tutti gli atti decisivi, in tempo di pace come di guerra, che siano crisi economiche o pandemie, possono essere intraprese soltanto da forti maggioranze politiche che si sentano partecipi di una comune visione e di un comune destino.

 

Vale la pena ripeterlo: politica è anche competenza o non è. Una politica incompetente è chiacchiera demagogica per definizione. Non si tratta affatto dell' assurda pretesa che chi fa il politico di professione abbia la competenza di un Draghi in materia finanziaria o di un Cassese in pubblica amministrazione o di una Cartabia in diritto.

MARIO DRAGHI MARIO MONTI

 

Ciò che è necessario è che una forza politica contenga in sé, nella sua struttura, nel modo in cui si organizza, un rapporto continuo e organico con quelle competenze che rendono possibile fondare una strategia realistica, credibile nei suoi obbiettivi e nel percorso da compiere per realizzarli.

 

AUGUSTO BARBERA

Abbiamo disfatto in questo trentennio l' idea stessa di questa forma di azione politica, l' idea stessa di una forza così strutturata. Ma lo si sappia finalmente: se la competizione politica non avviene tra partiti che compongono in se stessi tecnica-e-politica, politica-e-competenza, non solo mai si avvierà un processo reale di riforme, ma dileguerà agli occhi del "popolo sovrano" l' interesse stesso per la democrazia.

meme sulla crisi di governo conte versione di caprio

 

A che servono, infatti, le rappresentanze politiche se nei momenti più difficili bisogna ricorrere a Autorità "da fuori"? Se per la terza volta in un decennio è capo del governo chi nessuno ha eletto? Vi pare questo un fatterello irrilevante, dal momento che, certo, la Costituzione rimane inviolata, e tutto si svolge secondo le regole del puro parlamentarismo?

 

Gli dèi accecano coloro che vogliono perdere. E' assolutamente inevitabile che il "popolo sovrano" si chieda: perché tanto spreco di rappresentanti e assemblee se il mio destino, nei momenti decisivi, non può essere loro affidato, mentre nei momenti normali può benissimo esserlo a capaci amministratori?

giorgia meloni manifestazione contro il governo conte bis 1

 

La domanda ha una risposta sola: perché in democrazia i governi Monti, Draghi e quelli prima citati si configurano necessariamente come "servizi di emergenza" e mai potranno realizzare riforme di assetti istituzionali, né quelle della pubblica amministrazione, della giustizia, della scuola.

 

Possono fare leggi di bilancio equilibrate, permetterci di ridurre lo spread, evitare sprechi e errori di "calcolo". E sono tutte cose giuste e buone. E dobbiamo essere loro grati quando le combinano. Ma se vogliamo davvero che i "governi del Presidente" assumano, loro, la responsabilità di metter mano al sistema Paese, dobbiamo essere consapevoli che si tratta di "superare" l' idea di democrazia nel cui grembo siamo stati allevati.

GRILLO DI MAIO CASALEGGIO

 

Delle due l' una e il terzo non è dato: o i partiti sono capaci di ricostruire il loro radicamento sociale, di formare gruppi dirigenti realmente rappresentativi, di elaborare strategie sulle quali costruire alleanze operative, non dettate esclusivamente dal primum vivere, oppure si elegga un Presidente-Capo che nomina il proprio governo, al quale è lui a dettare l' agenda.

 

Ma la si faccia finita con questo presidenzialismo surrettizio. Per quanto tempo ancora si potrà andare avanti nell' equivoco? All' ombra protettiva di Mario Draghi destre, sinistre e centri nostrani hanno un anno per rifletterci.

 

ITALIA CRAC BUCO

Se, fatto il nuovo presidente della Repubblica, all' esito delle prossime elezioni politiche, dovesse ripresentarsi una situazione analoga al 2018 e ancora una volta, dopo defatiganti tentativi, l'invenzione di nuovi Conte, di altri e sempre uguali responsabili e ricostruttori, Draghi, divenuto nel frattempo capo dello Stato, dovesse ricorrere al suo collega di turno di via Nazionale o di Francoforte per salvare la baracca, non sarebbe più soltanto il crollo definitivo del nostro ceto politico, ma della fiducia stessa nella democrazia rappresentativa. E l' opera iniziata con tanta passione dai populismi, sovranismi e "vaffa" giungerebbe al suo felice coronamento.

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