matteo renzi pantheon natangelo

C’ERA UNA VOLTA IL PUGNO CHIUSO – CECCARELLI E L’ESTINZIONE DELL’ICONOGRAFIA DELLA SINISTRA: “IL TEMA È SFUGGENTE PERCHÉ L'IMMAGINARIO VIENE DA SÉ, COME UN FIUME CHE SCORRE NATURALMENTE VERSO LA FOCE, COME IL VENTO CHE SOFFIA DOVE VUOLE. E LE COSE DELLO SPIRITO, QUANDO NON CI SONO PIÙ, LE CHIAMI E LE CHIAMI, MA NON RISPONDONO” – I GIAGUARI E LE MUCCHE DI BERSANI E L’ONDEGGIAMENTO DI RENZI TRA DOSTOEVSKIJ, WALT DISNEY, LA PIRA E MANDELA

Filippo Ceccarelli per “la Repubblica”

 

festa del'unita 4

Un tempo c' erano pugno chiuso, stili di vita e romanzi a identificare i progressisti. Poi tutto è cambiato e ora si fa fatica a individuare un immaginario Mentre l' intellettuale è ormai stato soppiantato dal canzonatorio "radical chic" Quando troppo e quando niente, l' immaginario della sinistra non c' è più.

 

Fino a ieri estenuato, caotico, oggi dissolto, sparito. Da Gramsci al nulla attraverso l' ormai compiuta estinzione di storie, segni, sogni, simboli, memorie, racconti, esempi, martiri, eroi, maestri, testimoni, personaggi immaginari, e stili di vita, modi di vestire, mangiare, arredare la casa, fare le vacanze.

 

MARIA ELENA BOSCHI SBRACIOLA ALLA FESTA DELL'UNITA' DI SANTOMATO (PISTOIA)

Eppure c' è stato un tempo, certo pieno di politica, nel quale dirsi di sinistra voleva dire distinguersi e riconoscersi anche per abitudini, gusti, architetture, romanzi, riviste, case editrici, film, canzoni, desideri, consumi, anche. Cosa è più adesso di sinistra o, peggio, "de sinistra" come dicono quelli che le fanno il verso? Rovine fumanti di scompigliatissima futilità. L' antica definizione di intellettuale di sinistra sembra divenuta addirittura innominabile, sostituita da una raffigurazione canzonatoria, quasi una macchietta, qual è "radical chic".

GIACOMO PAPI IL CENSIMENTO DEI RADICAL CHIC

 

Tra parentesi: sulla copertina del gustoso Il censimento dei radical chic di Giacomo Papi (Feltrinelli) il soggetto in questione ha in mano un volume che s' immagina di Adelphi, di cui tutto si può dire, ma non che sia di sinistra. Salgono intanto sugli scaffali delle librerie i volumi della Storia d' Italia Einaudi; ammuffiscono in cantina le giacche di tweed, i vellutini, le cravatte regimental; e dio ne scampi non solo le bandiere rosse, il pugno chiuso, la parola compagno, i funerali di Togliatti, ma una volta apertasi la cateratta del ripudio, anche le salamelle e la cucina macrobiotica, puah!

 

TIZIANO RENZI ALLA FESTA DELL UNITA DI RIGNANO

Per molti versi è la sinistra stessa che non c' è più, ridottasi a pigra entità residuale e nominale, fantasmatico automatismo del pensiero, ricordo sfuocato di ieri l' altro. Ma fra le prove di questa estinzione c' è proprio il venir meno di un corpo di immagini in cui rispecchiarsi, per cui è il classico cane che si morde, anzi si è già mangiato la lunga coda.

C' era una volta la sinistra (Paper first): così Antonio Padellaro e Silvia Truzzi hanno voluto intitolare quattro interviste con Occhetto, D' Alema, Bertinotti e Bersani. Ma leggendole si capisce che l'"eclissi", parola confortevole, non dipende tanto da un deficit di idee forti, errori, divisioni, autolesionismi e scandali.

ANTONIO PADELLARO SILVIA TRUZZI - C'ERA UNA VOLTA LA SINISTRA

 

Manca spaventosamente l' autenticità di un mondo di emblemi, concetti ed emozioni condivise alle spalle. Hai voglia con i santini di Berlinguer e Moro, nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo passato nella miseria. Il guaio è che negli ultimi anni il vuoto è stato riempito di infinite e spasmodiche chiacchiere, come se si trattasse di decorare le cabine di una nave che stava affondando.

 

E neanche a dire che non ci fossero stati segnali e avvertimenti. È del 2005 Perché siamo antipatici (Longanesi) di Luca Ricolfi; del 2006 Sinistrati (Laterza) di Claudio Rinaldi; del 2008, ancora, I sinistrati (Mondadori) di Edmondo Berselli. Ma nulla ha fermato i maggiorenti dall' andare alla ricerca di connessioni sentimentali nei salotti romani (dall' Angiolillo alla Verusio), sulle terrazze, nei ristoranti di lusso, dentro i Cafonal, alla Tribuna Vip dell' Olimpico, lungo i corridoi della Rai, sulle poltroncine dei talk.

 

l'isola del piacere sponsor festa unita'

Perché l' immaginario si nutre pur sempre di frequentazioni, e allora in pratica sono stati solo giornalisti, attori, autori, comici, satiri, cuochi, imprenditori, fichetti marketing-oriented. E non per fare i sovranisti, ma certo non ha giovato l' idea di riempire i vuoti con quella specie di smania anglofila tra Alberto Sordi e Carosone: il loft, lo storytelling, il politically correct, i videomaker cialtroni, le playlist menzognere, «People have the power», diffondevano gli altoparlanti, ma per favore, indietro popolo, piuttosto.

ENRICO BERLINGUER 5

 

D' accordo. Col senno di poi è come sparare sulla Croce rossa. Ma se è vero che nessuna civiltà è stata distrutta senza prima essersi rovinata da sé, sul piano della fantasia e degli atteggiamenti gli elenchi hanno il vantaggio di condensare per difetto il più documentabile e avventato Destra e sinistra (Donzelli, 1994). A un quarto di secolo di distanza il sospetto è che l' antica dicotomia orizzontale sia stata integrata, se non surrogata, da una nuova e ancora più antica suggestione verticale che pone in conflitto l' alto e il basso. Nel basso la destra, o ciò che ne rimane, ci sguazza.

IL BACIO DI OCCHETTO A CAPALBIO

 

Culto del capo, plebeismo, nazionalismo e semplicismi accendono l' immaginazione attraverso uniformi, marketing della paura, uova al tegamino postate, armi da difesa, senza tante "pippe mentali", come dicono. Perciò viva le file ai gazebi e auguri a Zingaretti, che non è propriamente un radical chic, ma il Pd resta un disastro sospeso a mezz' aria, un deserto di idee e memorie rispetto al quale Montalbano che salva gli immigrati in tv francamente non basta. Nel pieno della crisi "Sea Watch" un autorevole dirigente democratico ha detto: «Faremo ricorso al Tar».

FESTA UNITA-BOSCHI

 

Caspita! Così viene da chiedersi se questo benedetto immaginario della sinistra non sia andato perduto perché nessuno da quelle parti mette più in gioco il proprio corpo, nessuno è pronto ad andare in galera, nessuno vuole guai. Il povero sindaco Mimmo Lucano, alla fin fine, è rimasto solo. Non resta che la nostalgia per Pannella, che affrontava platee ostili, prendeva sputi, metteva i polsi nelle manette, a volte vinceva, nel senso che certi valori restavano anche quando perdeva.

 

D'ALEMA E LA BARCA 'GIULIA G' (EX IKARUS)

Forse le immagini della sinistra sono implose perché è finita la militanza, che evidentemente nel suo fideistico grigiore, nella sua disciplina perfino sacrificale, garantiva fegato e coraggio; mentre la comunicazione alla lunga dissecca l' uno e l' altro. Forse sono anche il culto dell' immediatezza e l' abbandono di quello che Amendola chiamava "il duro studio al tavolino" a far apparire il messaggio così finto da preferire il niente.

renzi alla leopolda 9

 

Forse l' esito nichilista deriva pure dal fatto che il Pantheon della sinistra si è via via gonfiato e afflosciato a dismisura: ogni leader vi aggiungeva i suoi provvisori idoli, una mezza dozzina a botta e a freddo: campioni dello sport, della tv, dei fumetti, della propria infanzia o senescenza, Tex, Dylan Dog, il Subcomandante Marcos, i monaci del monte Athos. In penultima fase, fra giaguari, mucche e tacchini, si è arrivati al papà del segretario, "Pinu", con pellegrinaggio alla stazione di servizio in cui lavorava. Così come Renzi, ondeggiando fra Dostoevskij e Walt Disney, prima delle interviste cambiava i foto-ritratti alle sue spalle: via La Pira, metti Kennedy, aggiungi Mandela...

LEOPOLDA

 

E si fa presto a sghignazzare, o a disperarsi, ma il tema è sfuggente perché l' immaginario non si inventa, né si comanda: viene da sé, come un fiume che scorre naturalmente verso la foce, come il vento che soffia dove vuole. E le cose dello spirito, quando non ci sono più, le chiami e le chiami, ma non rispondono.

francesco bonifazi annalisa chirico maria elena boschi (1)RENZI LEOPOLDA 2015

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