matteo salvini giorgia meloni silvio berlusconi

L’UNICO CHE RIDE A DESTRA È BERLUSCONI - LE SOLE VITTORIE SIGNIFICATIVE DELLA COALIZIONE ALLA TORNATA DI AMMINISTRATIVE SONO QUELLE DI OCCHIUTO IN CALABRIA E DIPIAZZA A TRIESTE, DUE CANDIDATI DI “FORZA ITALIA” - LA RESA DEI CONTI TRA SALVINI E MELONI SI AVVICINA: LA “DUCETTA”, UNICA ALL’OPPOSIZIONE, PRESSA GLI ALLEATI “DRAGHIANI”, E CERCA DI ALIMENTARE LA DIVISIONE CONTINUANDO A CRITICARE IL GREEN PASS E IL GOVERNO. MA L’ESECUTIVO ESCE RAFFORZATO DAL VOTO: DRAGHI AL QUIRINALE APRIREBBE UNA CRISI POLITICA AL BUIO CHE NESSUNO VUOLE…

 

MATTEO SALVINI DOPO LA SCONFITTA

1 - PRIMO RISULTATO DEL VOTO DELLE AMMINISTRATIVE? ADDIO AL VOTO POLITICO ANTICIPATO. ESCE RAFFORZATO LETTA MA SOPRATTUTTO IL GOVERNO: DRAGHI AL QUIRINALE APRIREBBE UNA CRISI POLITICA AL BUIO CHE NESSUNO, DALL’EUROPA ALL’ESTABLISHMENT ITALICO, VUOLE. L’ALTISSIMA ASTENSIONE DEVE ESSERE ADDEBITATA AL CENTRODESTRA CON I SUOI IMPRESENTABILI CANDIDATI E AL FATTO CHE GLI ELETTORI HANNO RITENUTO FALLIMENTARE, E ANCHE STUPIDA, SIA LA POLITICA DI OPPOSIZIONE AL GOVERNO DI FRATELLI D’ITALIA, SIA LA ‘’LEGA DI LOTTA E DI GOVERNO’’ PROPUGNATA DA SALVINI, A BASE DI NO VAX E NO GREEN PASS

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/primo-risultato-voto-amministrative-addio-voto-politico-286576.htm

 

conferenza stampa di giorgia meloni dopo la sconfitta ai ballottaggi 2

2 - SCATTA LA RESA DEI CONTI TRA ALLEATI

Francesco Olivo per "la Stampa"

 

«Buonasera, si fa per dire». Non serve molto tempo per capire l'aria che tira in via della Scrofa. Il saluto di Giorgia Meloni, arrivata nella sede del suo partito, è l'antipasto di una cena difficile da digerire. Per lei è la prima grande sconfitta da quando è cominciata l'incredibile ascesa e non ha paura a riconoscerlo.

meloni michetti salvini

 

Il centrodestra ha perso, e questo, pur con qualche artificio algebrico (di Matteo Salvini), nessuno si mette lì a discuterlo. Sulle cause, però, le strade divergono e sulle ricette per uscirne siamo agli antipodi: per Fratelli d'Italia serve più radicalità, per Silvio Berlusconi c'è bisogno di «centro» e nella Lega il dilemma se restare o no al governo sta assumendo toni drammatici.

 

matteo salvini e giorgia meloni

Schermaglie che lasciano intravedere una resa dei conti che covava da mesi. L'analisi del voto sarà importante per capire le conseguenze di questo tracollo, quella fatta in superficie già emerge dai commenti ufficiali: «I candidati sono stati scelti tardi e la prossima volta dovranno essere politici e non civici», dice Meloni, sapendo che il resto della coalizione si aspetta da lei spiegazioni, specie per la scelta di puntare su Enrico Michetti a Roma, respingendo le obiezioni che, alla luce della campagna elettorale e dei risultati, sembravano pertinenti a chi partecipava a quelle riunioni.

conferenza stampa di giorgia meloni dopo la sconfitta ai ballottaggi 1

 

Meloni torna a criticare «il clima di odio» della campagna elettorale e i suoi sono convinti che le polemiche sul fascismo abbiano influito sul risultato. Ma ci sono problemi molto più profondi delle amministrative e le fibrillazioni, oggi trattenute a stento, nei prossimi giorni emergeranno. Intanto c'è una questione di leadership, non un dettaglio, visto che la regola della coalizione vuole che a Palazzo Chigi andrà il primo in classifica.

BERLUSCONI SALVINI MELONI AL QUIRINALE

 

Meloni evita di dire apertamente di essere lei il capo, «in questo momento nessuno può comandare tutti», ma sottolinea più volte che il suo è il primo partito. Le elezioni politiche iniziano a fare paura, il nuovo centrosinistra comincia a marciare unito e la leader di Fratelli d'Italia chiede un vertice di centrodestra «già in settimana» per lavorare a un «programma chiaro».

 

conferenza stampa di giorgia meloni dopo la sconfitta ai ballottaggi 3

Meloni fa un'autocritica, anche se è molto attenta a estenderla agli altri soci. «Serve maggiore coesione», dice, attribuendo la sconfitta alle posizioni diverse dei tre partner su molti temi, a cominciare dal Green Pass, «ci ha penalizzati». In questo modo, ragionano gli altri due partiti, l'ex ministro della Gioventù attribuisce la sconfitta alla presenza nel governo Draghi di Lega e Forza Italia, una posizione che indispettisce gli alleati, «se ci chiede di uscire dal governo conosce già la risposta», ragiona una fonte di Forza Italia, il partito forse più draghiano dell'esecutivo.

MARIO DRAGHI E SILVIO BERLUSCONI

 

Quello che sottolineano in molti è che, nonostante le telefonate con Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, Meloni di fatto alimenti la divisione, accentuando le critiche al Green Pass, alla ministra Lamorgese, insistendo nella proposta di candidare Mario Draghi al Quirinale, tutti temi divisivi e non risolvibili con un vertice di qualche ora.

 

Molte grane dovrà affrontare anche Salvini. Il suo commento al voto, fatto da Catanzaro, più lontano possibile dalle tante città del disastro elettorale, è autoassolutorio: «È stata una campagna surreale, alla ricerca di fascisti che sono solo sui libri di scuola». Ma nel partito i nodi stanno venendo al pettine. L'ala moderata sottolinea come si vinca «quando ci presentiamo come forza di governo».

conferenza stampa di giorgia meloni dopo la sconfitta ai ballottaggi

 

Ma dal fronte dei duri e puri si sottolinea come nemmeno Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia (sconfitta dolorosa a Conegliano) si salvino dal crollo. Salvini sa che il momento è delicato e annuncia di voler cambiare i segretari cittadini, per mandare un segnale. Ma ai suoi fedelissimi ha annunciato di volersi fermare a riflettere, per analizzare, per una volta a mente fredda, se è il caso di cambiare temi (l'ammiccamento ai no vax non è servito) e soprattutto strategia.

ROBERTO OCCHIUTO

 

La riflessione dovrà sciogliere il dilemma più grande: restare o no al governo. Fermare l'emorragia di consensi andando all'opposizione è un'opzione sempre sul tavolo, ma il prezzo è alto. Gli unici a sorridere, seppur con discrezione vista l'aria che tira, sono quelli di Forza Italia.

Roberto Dipiazza

 

Gli azzurri (alla viglia di un'assemblea tesa sulla scelta del capogruppo alla Camera) possono vantare le uniche due vittorie significative, Di Piazza a Trieste e Occhiuto in Calabria, e adesso credono di essere tornati centrali, «la ricetta moderata è quella vincente», dice Annagrazia Calabria. Meloni sa che le tentazioni di rompere lo schema del centrodestra esistono e la partita per il Quirinale potrebbero amplificarle. «Per noi non esiste un piano B alla coalizione», afferma. Per altri sì e basterà aspettare per vederlo.

giorgia meloni occhiutoLUCIANA LAMORGESEMARIO OCCHIUTOroberto dipiazza e francesco russomatteo salvinin e giorgia meloniBERLUSCONI SALVINI MELONI CON MATTARELLAgiorgia meloni 3

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