giancarlo giorgetti spesa pubblica spending review

L’UNICO MODO PER PORTARE A CASA LA MANOVRA È TAGLIARE A PIÙ NON POSSO – LA BOZZA DEL PIANO STRUTTURALE DI BILANCIO GELA I PARTITI DI MAGGIORANZA: PER RISPETTARE IL NUOVO PATTO DI STABILITÀ, IL GOVERNO POTRÀ SPENDERE AL MASSIMO 15 MILIARDI IN PIÙ L’ANNO  LA PAROLA D'ORDINE È AUSTERITY: SI RISCHIA UNA NUOVA STRETTA PER LA SANITÀ – A GIORGETTI MANCANO LA METÀ DELLE COPERTURE PER RINNOVARE LE MISURE IN SCADENZA CHE COSTANO 20 MILIARDI…

https://www.repubblica.it/economia/2024/09/18/news/manovra_2025_riforme_piano_spesa_bilancio-423506330/

 

Estratto dell’articolo di Giuseppe Colombo e Valentina Conte per “la Repubblica”

 

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI

«Linea prudente e responsabile», la chiama Giancarlo Giorgetti. Ma quando il ministro dell’Economia svela i primi numeri della stretta sui conti, l’eufemismo lascia spazio al rigore. E così il Consiglio dei ministri chiamato ad esaminare il Piano strutturale di bilancio si trasforma in un esercizio avverso al governo di destra che ha sempre rigettato l’austerity.

 

[...] il calcolo del prezzo da pagare per tenere fede agli impegni previsti dal nuovo Patto di stabilità. [...] Per rispettare la regola aurea del Patto – la spesa può crescere solo meno del Pil nominale – Giorgia Meloni è costretta a stringere la cinghia. Addirittura più di quanto avevano messo in conto i tecnici: la spesa primaria netta crescerà, in media, non più dell’1,5% nei prossimi sette anni. Tradotto: l’esecutivo potrà spendere al massimo 15 miliardi in più all’anno.

 

TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA

Certo, la traiettoria potrà essere disattesa, aumentando il livello della spesa che nel 2023 ha toccato quota 1.072 miliardi. Ma in questo caso bisognerà alzare le tasse o impugnare le forbici e procedere con i tagli. [...]

 

Le voci che rischiano di restare al palo sono le stesse e assai sensibili. La sanità su tutte. Rischia, come altre spese, di non avere un euro in più. Questo dice il “numeretto” del tetto alla spesa. Prendendo in considerazione un’inflazione media all’1,5%, la spesa in valori reali è infatti pari a zero. Inchiodata. Con un Piano privo del quadro programmatico, il governo ha vita facile.

 

debito deficit e spesa pubblica - la repubblica

Ecco perché la nota che parte da via XX settembre al termine del Cdm sottolinea che «l’allineamento della traiettoria è coerente con l’andamento dei principali saldi di finanza pubblica già previsto» nel Documento di economia e finanza approvato ad aprile. Anche allora la scelta ricadde sul solo quadro tendenziale, che però non dice cosa vuole fare il governo per le famiglie e le imprese. E, quindi, non tiene conto delle spese aggiuntive che andranno sostenute. Solo per riconfermare quelle che scadono a fine anno servono 20 miliardi.

 

Non farlo significa gettare nel cestino il taglio del cuneo fiscale e la sforbiciata all’Irpef, solo per citare alcune misure. Già così il quadro è complesso. Ad oggi la traiettoria dice che il governo ha la metà dei soldi che servono per confermare, nel 2025, la manovra di quest’anno. Ecco perché Giorgetti dovrà affidarsi alle entrate e al ritocco al Pil atteso dopo l’aggiornamento Istat del 23 settembre. Un sollievo, ma non una soluzione. I miliardi da trovare sono dieci. Scavallata la linea della proroga, il terreno scivoloso si fa palude.

 

giorgia meloni e giancarlo giorgetti 5

Per tenere la curva della spesa sotto al tetto dell’1,5% di aumento medio annuo bisognerà tenere a zero alcune spese. Per questo sarà difficile raddoppiare, come vuole Meloni, la dote da destinare alla sanità, da 2 a 4 miliardi. A fronte di spese obbligate in aumento, come le pensioni, bisognerà contenere le altre.

 

Il perimetro degli impegni promessi a Bruxelles non finisce qui. Il Tesoro assicura che il rapporto deficit/Pil sarà portato sotto la soglia psicologica del 3% entro il 2026. Un mini taglio, nulla di più, ma almeno si potrà dire che la discesa si concluderà prima. Subito dopo toccherà al debito, che andrà tagliato dell’1% all’anno. Andranno fatti altri sacrifici. E andranno fatte, da subito, le riforme. [...]

GIORGIA MELONI GIANCARLO GIORGETTI

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?