matteo salvini

SALVINI HA 48 ORE PER DECIDERE SE FAR CADERE IL GOVERNO. CHE CI GUADAGNA? CHE CON UN CONTE-BIS SENZA LA LEGA NON METTE LA FACCIA SULLA MANOVRA CON L'AUMENTO IVA DA 23 MILIARDI, VISTO CHE È FALLITO IL TENTATIVO DI AVERE PIÙ FLESSIBILITÀ DALLA VON DER LEYEN E LE SUE PROMESSE DI FLAT TAX SFUMANO MISERAMENTE - DA HELSINKI DICE ''LA FINESTRA ELETTORALE È SEMPRE APERTA''. PER UN VOTO TRA OTTOBRE E DICEMBRE. GIORGETTI E' SALITO AL QUIRINALE, UFFICIALMENTE PER RINUNCIARE ALL'INCARICO A BRUXELLES, IN REALTA' PER...

Alessandro Barbera e Ilario Lombardo per “la Stampa

 

Due giorni. Quarantotto ore. E' il tempo che intende prendersi Matteo Salvini per annunciare se e quando aprire la crisi di governo. Tutto sembra precipitare in quella direzione, ma siamo in mare aperto, dove umoralità e strategia si sovrappongono. Di certo, il termine «crisi», eluso tante volte, sgorga dalle bocche di leghisti e grillini. Su questo due sottosegretari del Carroccio rispondono alla stessa maniera: «Ha già deciso: romperà. Sta a loro fargli cambiare idea all' ultimo». Loro sono i Cinque Stelle, trascinati nel gorgo del conflitto senza la possibilità di reagire, irretiti nella loro stessa impotenza.

 

LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI

Salvini li metterà alla prova un' ultima volta. Su fisco, giustizia, decreto sicurezza, Tav ma soprattutto autonomia. Il tema più sentito a nord, ma l' unico sul quale Luigi Di Maio non può far cedere la trincea grillina. Gli incontri di ieri del premier Giuseppe Conte con i due ministri leghisti Marco Bussetti (Istruzione) ed Erika Stefani (Affari regionali), e poi con i tecnici del Tesoro per sciogliere il nodo delle risorse per la scuola, sono stati vissuti da Salvini con una certa indifferenza. A Palazzo Chigi sentono il fiato sul collo dei governatori di Lombardia e Veneto.

 

Nel frattempo Giancarlo Giorgetti è salito al Colle per chiudere la questione del commissario Ue. A Sergio Mattarella ha spiegato le ragioni della rinuncia. Il sottosegretario, riluttante sin dall' inizio, di fronte all' insistenza di Salvini si era messo a disposizione. La rottura con Conte e i Cinque Stelle sul voto a favore di Ursula Von der Leyen a capo della Commissione ha scombinato i piani.

 

GIORGETTI MATTARELLA

Giorgetti è convinto che non gli avrebbero mai concesso il portafoglio della Concorrenza, come invece giurava il premier italiano. Salvini si è invece convinto che rinunciare a quella poltrona sia un' arma in più da usare contro i Cinque Stelle nell' eventuale campagna elettorale. Non solo: il leghista ha visto che nei sondaggi il caso Russia - almeno nel breve periodo - non lo starebbe penalizzando. Di certo minacciare la crisi è un ottima arma di distrazione.

 

E così di fronte a uno scenario incerto l' ansia da calendario non finisce mai. Doveva essere il 20 luglio a far tirare un sospiro di sollievo a Di Maio, perché da domani si sarebbe chiusa la finestra elettorale e fine dei giochi. I grillini scommettevano su una navigazione tranquilla almeno fino al 2020, perché, si diceva, il presidente Mattarella non avrebbe mai permesso di votare in piena sessione di bilancio. E invece Salvini da Helsinki ha fatto una dichiarazione inequivoca: «La finestra elettorale è sempre aperta». Un avvertimento a Di Maio e Conte.

 

luigi di maio matteo salvini

Insomma, in una sola battuta il vicepremier trasforma la data del 20 luglio in un artificio, anche perché ha avuto rassicurazioni sul fatto che le urne potrebbero aprirsi comunque tra ottobre e dicembre. Il leader della Lega ha dato mandato di chiedere agli esperti quali siano possibilità e rischi del voto nei mesi in cui il governo scrive la Finanziaria.

Ma nel Carroccio danno ancora più probabile le elezioni tra il 29 settembre e il 6 ottobre, se entro la pausa estiva Salvini non avrà incassato il decreto Sicurezza e avuto garanzie sul dossier autonomie.

 

Ma cosa avrebbe da guadagnare il leghista dalla crisi? Di certo eviterebbe le forche caudine della manovra d' autunno.

La nuova presidente della Commissione von der Leyen ha già fatto capire che con l' Italia non si mostrerà più morbida del predecessore. Se così sarà, Salvini ha ottime ragioni per evitare di deludere le attese dei suoi elettori, ormai martellati da promesse insostenibili. Se si andasse al voto in settembre, a farsi carico della legge di bilancio per il 2020 dovrebbe essere quasi certamente il dimissionario Conte, il quale non potrebbe far altro che confermare gli impegni già presi.

conte e tria

 

L' aumento delle aliquote Iva per 23 miliardi è già legge dello Stato, quindi non ci sarebbe neppure la necessità di un imbarazzante passaggio parlamentare. Difficile invece immaginare ci sia il tempo di insediare un nuovo governo prima della manovra: a quel punto sarebbe inevitabile l' esercizio provvisorio, una delle poche ipotesi alle quali il Quirinale è contrario.

 

 

 

 

IL COLLE E LA FINESTRA DEL VOTO

Alberto Gentili per “il Messaggero

 

Nelle ore in cui Matteo Salvini da Hensinki apriva di fatto la crisi di governo (salvo frenare in serata: «La riflessione è per la prima volta aperta, non c'è però ancora una decisione»), Giancarlo Giorgetti è andato in esplorazione da Sergio Mattarella. Ufficialmente per spiegare le ragioni della sua rinuncia all'incarico di commissario europeo. In realtà, anche per avere garanzie dal capo dello Stato. Con una richiesta semplice che è suonata più o meno così: Presidente, se cade il governo ci manderà a elezioni?. La risposta di Mattarella è stata altrettanto semplice ed è stata di questo tenore: Non dipende da me, se si creasse una maggioranza alternativa non potrei sciogliere il Parlamento. Di certo, non mi metterò a brigare, potete starne certi.

 

Per avere ulteriori rassicurazioni anche Salvini, questa mattina, era dato in visita al Quirinale. Ma sia il Colle che l'entourage del leader leghista hanno smentito. Di certo, per mostrare plasticamente la distanza che ormai lo separa dal premier Giuseppe Conte e dal presunto alleato Luigi Di Maio («ormai manca anche la fiducia personale»), Salvini ha già annunciato che diserterà il vertice sull'autonomia differenziata (che tanto gli sta a cuore) e il Consiglio dei ministri.

 

Salvini e Mattarella

Soprattutto il capo leghista ha avviato il pressing sul capo dello Stato: «Se cade questo governo ci sono solo le elezioni, sperando che non ci siano maggioranze raccolte sul marciapiedi perché qualcuno non vuole mollare la poltrona. Mattarella? C'è un presidente che è garante del fatto che questo rimanga un Paese democratico». Traduzione: un Paese dove governa chi ha vinto le elezioni e non chi arriva a palazzo Chigi attraverso trame di palazzo. E' seguita un'indicazione del timing: «Non è vero che la finestra elettorale si chiude domenica, la finestra è sempre aperta». Della serie: si può votare anche a ottobre, in piena sessione di bilancio.

 

Su quest'ultimo punto, il capo dello Stato ha parecchio da ridire: evitare l'esercizio provvisorio, e dunque non andare al voto durante la sessione di bilancio, è sempre stato il suo imperativo. E ritiene che sia interesse pure di M5S e Lega scongiurarlo, anche perché porterebbe a un aumento automatico dell'Iva che ricadrebbe sulle spalle dei due partiti.

 

MAGGIORANZE IMPOSSIBILI

sergio mattarella luigi di maio

Ma se Salvini dovesse aprire la crisi anche in pieno agosto e se, com'è praticamente scontato, il segretario dem Nicola Zingaretti rifiutasse di formare un governo con i 5Stelle («cambierebbe il gruppo parlamentare e manderebbe a casa i renziani...», tifano i leghisti), il Presidente non potrebbe impedire il precipitare verso le elezioni in piena sessione di bilancio, considerando il suo ruolo di arbitro. E il suo stile molto distante dall'interventismo di Giorgio Napolitano e Oscar Luigi Scalfaro.

 

Ciò detto, l'indicazione del Colle - dove le luci ieri sera sono rimaste accese fino a tardi - suona più o meno così: Se crisi deve essere, si apra allora subito. Entro il week end, per consentire di indire le elezioni nell'ultima domenica di settembre. Ed evitare il trascinarsi di una crisi strisciante che paralizza il Paese e potrebbe innescare nuove tempeste sui mercati finanziari.

 

Una posizione che rassicura Salvini. Strema e irrita Conte, stanco di restare a bagnomaria: «Se nelle prossime ventiqua ttr'ore non ci sarà un chiarimento tra Di Maio e il capo della Lega la crisi sarà inevitabile». E terrorizza il leader 5Stelle che, ascoltando il consiglio del premier, tramite un mediatore ha chiesto per oggi un incontro con Salvini: «Se i due si vedranno, vorrà dire che si andrà avanti. Se Matteo rifiutasse di vedere Luigi, non ci saranno più speranze».

NICOLA ZINGARETTI E MATTEO RENZI

 

I SEGNALI DI GUERRA

In realtà, le speranze del governo giallo-verde ormai sono al lumicino. Al di là delle dichiarazioni violente del capo leghista («M5S vuole fare il governo con il Pd», «sono stanco di stare al governo con chi mi insulta»), Salvini ha già avviato una campagna sui canali social della Lega in cui Di Maio è ritratto assieme ad Angela Merkel, Matteo Renzi ed Emmanuel Macron a riprova «del tradimento compiuto votando la von der Leyen per una poltrona».

 

Eppure, dopo aver innescato la guerra nucleare, in serata Salvini ha frenato. «Matteo non sta chiedendo la crisi e non lavora per rompere», hanno fatto sapere dal suo entourage, «aspetta di vedere se arriva qualche sì, ad esempio sull'autonomia, e se la smettono di attaccarci su Mosca».

 

Un alto esponente del Carroccio ha spiegato a spiegare così il sussulto di prudenza: «Premesso che il Russiagate è una balla, per Salvini è meglio tenersi lo scudo del Viminale piuttosto che andare nudo a elezioni. Eppoi, sarebbe una campagna elettorale difficile, con i 5Stelle che cavalcherebbero la questione morale e ci accuserebbero di essere amici di Putin e non degli italiani». Discorso, quest'ultimo, che lascia il leader perplesso: «Io vedo i sondaggi che ci danno ancora in crescita, la gente è con me».

ursula von der leyen

Ultimi Dagoreport

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...