mario draghi matteo salvini

SALVINI SI GIOCA L’OSSO DEL COLLO (E DEL COLLE) – NELLA PARTITA DEL QUIRINALE IL CAPITONE E’ STRETTO TRA LA RINCORSA ALLA MELONI E LA PAURA DEL VOTO DEI SUOI PARLAMENTARI E RISCHIA DI RESTARE CON IL CERINO IN MANO SCONTENTANDO DRAGHI E ILLUDENDO BERLUSCONI – IL GELO SULL’IPOTESI GIORGETTI PREMIER CON MARIOPIO AL COLLE: “GIANCARLO HA GIA’ SMENTITO”

CARMELO LOPAPA per la Repubblica

 

MATTEO SALVINI MARIO DRAGHI

La rivolta strisciante dei sessantacinque deputati e senatori leghisti con panico da voto imprigiona il leader, ne aggroviglia le mosse, ne moltiplica i dubbi. Matteo Salvini è un capo in mezzo al guado.

 

La processione di parlamentari che nelle ultime 36 ore ha bussato alla porta del suo studio a Palazzo Madama per gli auguri di Natale lo ha spiazzato, confondendolo, ancor più di quanto non lo sia già per intrinseca natura. Sostenere l'ascesa di Draghi e andare ad elezioni o tenere fede al patto con Berlusconi a oltranza e costringere il premier al suo posto ancora per dodici mesi? Un testa o croce in cui il leghista si gioca (politicamente) l'osso del collo nell'arco delle prossime settimane. E così, sta finendo per giocare su due tavoli.

berlusconi meloni salvini toti

 

 Una partita da pokerista della quale la giornata di ieri diventa un'immagine plastica: al mattino faccia a faccia di mezzora all'insegna del fair play a Palazzo Chigi. A pranzo, il serrate le file nella Villa Grande berlusconiana col Cavaliere e l'amica-avversaria Giorgia. Salvini guarda a 360 gradi, del resto.

 

Parla con l'altro Matteo, tesse strategie, non esclude soluzioni alternative. E in buona sostanza prende altro tempo. Che poi è la sua specialità dal tonfo del Papeete in poi. «Se deciderai di candidarti noi ci saremo», ha ribadito il leghista all'ex presidente del Consiglio durante il pranzo con babà finale. Pd e Cinque stelle, insomma, «dovranno fare i conti con una proposta di centrodestra che è maggioranza nel Paese e in Parlamento».

 

meme del presepe con matteo salvini giorgia meloni silvio berlusconi

Ma sarà davvero così? E fino a che punto la strategia terrà? Nella mezzora di faccia a faccia proprio con il premier Draghi in mattinata il tema Quirinale è stato sfiorato, con tutte le accortezze del caso. Il leghista nelle ore successive l'ha raccontata così ai fedelissimi: «Ho apprezzato quel che ha fatto finora e gliel'ho detto. Capisco e apprezzo anche la disponibilità a tutto campo che ha manifestato, ma non può pretendere un sostegno da parte nostra che comporti la rottura del centrodestra». Ma è tutta tattica. E propaganda, per ora. Perché poi ci sono altre variabili e le grane interne. A puntare i piedi - dopo la conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio con virtuale vista Colle - è quel trenta per cento di eletti leghisti che tra Camera e Senato ha la certezza di non staccare più il biglietto d'ingresso della prossima tornata elettorale. Alla luce del taglio dei parlamentari, infatti, nei gruppi leghisti si stima siano 65 degli attuali 196 gli onorevoli che resteranno fuori. Così, l'eventuale scalata al Quirinale dell'ex presidente della Bce aprirebbe un baratro politico per tutti loro.

 

House of Crucci - Berlusconi, Meloni, Salvini, Renzi, Mattarella

Eccolo il beffardo bivio davanti al quale l'ex ministro dell'Interno si ritrova inchiodato adesso. «Da un lato avremmo l'esigenza di correre al voto il prima possibile, per evitare che Giorgia Meloni ci cucini a fuoco lento per un altro anno - è il ragionamento di uno dei dirigenti più vicini al numero uno di via Bellerio - dall'altro, non possiamo staccare la spina adesso perché i nostri non ci seguono». Sullo sfondo, una coalizione e una Lega che in parte sarebbero fortemente tentate dall'opzione Draghi.

 

Non solo tutto il blocco governativo di Forza Italia, ma anche l'amico di lungo corso del premier, quel Giancarlo Giorgetti che il leader continua a vedere come fumo negli occhi. Ai parlamentari e ai governatori del partito non è sfuggita affatto la rudezza con cui l'indiscrezione su una premiership Giorgetti di fine legislatura, in caso di elezione di Draghi al Colle, sia stata liquidata dal capo con uno sbrigativo: «Giancarlo ha smentito». Non solo perché il ministro dello Sviluppo non lo aveva ancora fatto, ma anche perché si tratterebbe pur sempre del numero due del suo partito. E invece sono proprio "Giancarlo" e "Giorgia" le ossessioni, l'una interna e l'altra esterna alla Lega.

GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI AD ATREJU

 

Convinto com' è, Salvini, che la leadership sia insidiata dall'escalation del primo e dall'Opa sul centrodestra lanciata da tempo dalla seconda. Il risultato è appunto il guado, come fanno notare con rammarico autorevoli leghisti. I due tavoli aperti. Col rischio che alla fine il leader scontenti Draghi, non sostenendone almeno in prima battuta l'elezione al Quirinale, e illuda invano anche Berlusconi. Pur di controllare le sue paure, di scacciare i suoi incubi. Pur di salvare una leadership sempre più in bilico.

giancarlo giorgetti e matteo salvini 2salvini giorgetti

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…

giovanni malago giancarlo giorgetti andrea abodi

DAGOREPORT - MALAGÒ È SOTTO ASSEDIO E RESISTE AL TENTATIVO DEL GOVERNO (ABODI E GIORGETTI) DI SPODESTARLO DALLA GUIDA DELLA FIGC – I CLUB DI SERIA A, SUOI GRANDI ELETTORI, FANNO QUADRATO ATTORNO A LUI CHE DOMANI, IN CONSIGLIO FEDERALE, INCASSERA’ IL SOSTEGNO DI TUTTE LE COMPONENTI - DOPO LE PARTITE DEGLI AZZURRI IN NATIONS LEAGUE, LA GIUNTA CONI DECIDERÀ SE COMMISSARIARE LA FIGC (E LI’ MALAGO’, EX PRESIDENTE DEL COMITATO OLIMPICO, HA DIVERSE FRECCE AL SUO ARCO A PARTIRE DAL RAPPORTO PERSONALE CON MOLTI PRESIDENTI FEDERALI, TIMOROSI DI RICEVERE LO STESSO TRATTAMENTO DALLA POLITICA) – LE VOCI (SMENTITE) SULL’82ENNE ADRIANO GALLIANI COME POSSIBILE SUCCESSORE E LA GRANDINATA DI RICORSI CHE SI ANNUNCIANO IN CASO DI COMMISSARIAMENTO...