belpietro salvini

SALVINI SOTTO TIRO, BELPIETRO ALLA RISCOSSA: ''CHI VUOL SPACCARE LA LEGA, SI RICORDI CHE FINE HA FATTO TOSI. SINO DALLA SUA FONDAZIONE LA LEGA È SEMPRE STATO UN PARTITO LENINISTA, CON IL CULTO DEL CAPO, E CHIUNQUE VI SI SIA OPPOSTO DICIAMO CHE NON È FINITO BENISSIMO. COME GIÀ IN PASSATO QUANDO CASTELLAZZI E NEGRI SI SCHIERARONO CONTRO BOSSI…''

 

Maurizio Belpietro per ''La Verità''

 

maurizio belpietro con matteo salvini (3)

Pare che qualcuno sogni di spaccare la Lega. Per dare vita a un governissimo, con dentro tutti, dal Pd ai 5 stelle, da Italia viva e Leu a parte di Forza Italia, in alcuni ambienti vicini alla maggioranza sarebbero al lavoro per dividere il partito di Salvini. Approfittando di un presunto momento di debolezza dell' ex ministro dell' Interno, le sirene governative vorrebbero ammaliare l' ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel primo governo Conte, ossia Giancarlo Giorgetti, senza tralasciare però Luca Zaia, che da governatore del Veneto è un altro dei pezzi da novanta dell' ex Carroccio.

 

Non si sa se l' operazione di cui da giorni si mormora e che qualche quotidiano ha anche accreditato alla fine abbia fondamento, se davvero ci sia terreno fertile per una rivolta dei colonnelli leghisti. Spesso la fantasia dei cronisti gioca brutti scherzi, e dunque è possibile che qualcuno abbia ingigantito i malumori. Tuttavia, anche a voler prendere per buono il presunto ammutinamento nei confronti del Capitano leghista, vorrei ricordare ciò che è accaduto nel partito fondato da Umberto Bossi negli ultimi 25 anni. Già, perché le ribellioni al leader, ma soprattutto il tentativo di dividere il movimento per riuscire a tirarne un pezzo da una parte, non sono cose nuove per l' ex Carroccio.

 

salvini giorgetti

È vero che con gli anni molte cose sono cambiate, ma sino dalla sua fondazione la Lega è sempre stato un partito leninista, con il culto del capo, e chiunque vi si sia opposto diciamo che non è finito benissimo. Ho la fortuna di aver seguito il Senatur e le sue truppe sin dall' inizio o quasi, e dunque ho potuto osservare di persona molti degli scontri interni. Ricordo per esempio quello che vide contrapposti Bossi e Franco Castellazzi, un politico pavese che nei primi anni della storia leghista era di fatto il numero due del partito, nonché presidente della Lega lombarda.

 

bossi salvini maroni

Nel 1991, fra il Senatur e il vice sorsero alcuni contrasti dovuti ai rapporti con il Psi e la Dc e in quattro e quattr' otto Castellazzi, che all' epoca era consigliere regionale lombardo, fu fatto fuori e sostituito ai vertici della Lega da Francesco Speroni. Contro l' ex numero due si scagliarono in tanti, Gianfranco Miglio compreso, e nonostante in seguito l' ex presidente abbia provato a ritornare nella mischia con una lista autonomista padana, fondando anche un movimento che si presentò alle elezioni provinciali, in poco tempo sparì dalla scena.

 

TOSI SALVINI - VIGNETTA BENNY

Non meglio andò a Luigi Negri, un leghista di Codogno che, ai tempi del ribaltone orchestrato da Bossi contro Silvio Berlusconi, capitanò una pattuglia di lealisti nei confronti della Casa delle libertà. Nonostante l' appoggio garantito dal Cavaliere, la scissione finì malamente e tutti i rivoltosi sparirono in fretta dal Parlamento, rassegnandosi alle retrovie e in qualche caso al ritiro dalla vita politica.

 

Qualcuno forse obbietterà che sono storie di un quarto di secolo fa, quando il partito era modellato su Umberto Bossi e non c' era spazio per nessun altro. Vero. Tuttavia, anche in tempi recenti ci fu chi pensò di sbarrare il passo a Salvini. Il Capitano aveva appena preso tra le mani una Lega ridotta al lumicino dopo gli scandali del Trota Renzo Bossi e di Francesco Belsito.

FLAVIO TOSI

 

Maroni aveva provato a risollevarne le sorti, ma il partito sembrava destinato a un lento tramonto e per questo l' ex ministro del Lavoro e dell' Interno scelse di concentrarsi sulla Lombardia. Flavio Tosi, sindaco di Verona e per qualche anno segretario della Lega Veneta, dopo due tornate provò a cercare una ribalta nazionale, candidandosi alla guida della Regione contro Zaia, ma fu sconfitto.

 

Uscito dalla Lega, prima appoggiò il referendum di Matteo Renzi, poi fondò insieme con Enrico Zanetti e altri «Noi con l' Italia», ma alle politiche del 2018 non riuscì neppure a essere eletto nel Veneto.

 

Sì, la storia della Lega è costellata di scissioni, anzi di tentativi di scissione, ma tutti sono finiti come ho raccontato. Ora c' è qualcun altro che prova a spaccare il partito? Prego, si accomodi: restiamo in attesa di seguire gli sviluppi del nuovo ammutinamento.

flavio tos e cecile kyengeUMBERTO BOSSI E MATTEO SALVINI 2UMBERTO BOSSI E MATTEO SALVINI 3

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