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SANREMO DI QUALE ITALIA È OGGI LA METAFORA? – FOLLI: “FORSE DI UN PAESE CHE TENDE ALLA PARALISI SENZA NEMMENO ESSERNE CONSAPEVOLE. UN PAESE CON POCHE IDEE E NESSUNA VISIONE DEL FUTURO PROSSIMO, SULLO SFONDO DI UNA SOCIETÀ URLANTE. LA DESTRA AL GOVERNO SUBISCE L’ACCUSA D’ESSERE LIBERTICIDA E QUASI EVERSIVA. IN REALTÀ È SOPRATTUTTO INERTE DI FRONTE A UNA REALTÀ TROPPO COMPLICATA, ALL’OPPOSTO DI QUELLA FACILE RAFFIGURATA IN CAMPAGNA ELETTORALE. QUANTO ALLA SINISTRA, È INCAPACE DI SUGGERIRE UN’ALTERNATIVA…”

Estratto dell’articolo di Stefano Folli per “la Repubblica”

 

AMADEUS E FIORELLO LASCIANO SANREMO IN CARROZZA

Se il marziano di Ennio Flaiano atterrasse nell’Italia di oggi avrebbe ragione di domandarsi dov’è capitato. Un Paese sospeso in cui il vuoto della politica e forse del senso comune è riempito per una settimana, ma in realtà molto più a lungo, dalla grande kermesse nazional-popolare di Sanremo. […] Sanremo di quale Italia è oggi la metafora? Forse di un Paese che tende alla paralisi senza nemmeno esserne consapevole. Un Paese con poche idee e nessuna visione del futuro prossimo, sullo sfondo di una società urlante.

GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI

 

La destra al governo subisce l’accusa d’essere liberticida e quasi eversiva. In realtà è soprattutto inerte di fronte a una realtà troppo complicata, all’opposto di quella facile raffigurata in campagna elettorale. Quanto alla sinistra, è incapace di suggerire un’alternativa.

 

Soprattutto perché dovrebbe prima spiegare a se stessa cosa vuole, quale Italia vorrebbe costruire se per ipotesi remota le si aprissero all’improvviso le porte di Palazzo Chigi. Viceversa, tende a radicalizzarsi come si usava nelle vecchie assemblee studentesche. Il Paese di cui Sanremo offre il ritratto è dominato da un frenetico immobilismo. Tutti vorrebbero salire sul palco dell’Ariston, ormai visto come una specie di gigantesco Hyde Park corner, l’angolo verde londinese dove chiunque può montare su un banchetto e proclamare la sua verità.

ABBRACCIA TRA AMADEUS E FIORELLO

 

Una forma di democrazia diretta che peraltro non produce risultati perché la voce si disperde nel vento. Così i trattori arrivano a ingolfare le strade prima che a Palazzo Chigi si decidano a frenarli almeno in parte, tentando di scaricare ogni responsabilità sull’Europa. Per farlo gli corrono dietro fino a stipulare un accordo sull’Irpef che è un cedimento alle loro richieste.

 

Risultato: se le esigenze dei coltivatori erano legittime, ci si chiede perché non si è intervenuti prima; se invece non lo erano, piegarsi al ricatto è sempre un grave errore. Sul piano della comunicazione, oltre che nel merito. E la comunicazione ha molto a che fare con la ricerca del consenso, il vero e unico feticcio di una classe politica senza sguardo sul futuro.

CONTE SCHLEIN

 

Inseguire il consenso, e magari perderlo, significa appunto tallonare i trattori come ogni altro evento che occupa di volta in volta la scena. Un po’ poco per una destra che aveva vinto le elezioni promettendo un salto di qualità senza precedenti. Invece la ricetta è la stessa di sempre, di tutti i governi: piccoli ritocchi qui e là, molte tasse e tanta spesa pubblica.

 

E l’opposizione? Pochi hanno capito quale sia la sua strategia, ammesso che ne esista una. Lasciamo da parte Conte e i 5S: recitano sempre lo stesso brogliaccio […] Credono di essere ancora il punto di riferimento di chi è deluso dal sistema, ma con ogni probabilità sbagliano. Nella paralisi generale anche i 5S sembrano un residuato poco credibile del recente passato.

 

fiorello amadeus 2

Ma è il Pd ad avere sulla carta una prateria da percorrere, con l’obiettivo di convincere gli italiani che esiste un’alternativa alla destra. Invece i democratici sono prigionieri della stessa logica immobilista: iniziative di rimessa, sempre legate a singoli episodi, un piccolo cabotaggio estenuante.  Ieri la segretaria del Pd ha rilasciato un’intervista al Foglio su Sanremo, senza accorgersi della malizia dell’intervistatore. In ogni caso poteva essere un’occasione, invece è stata la conferma che la centralità del festival poggia sulla pigrizia della politica.

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