stefano vella matteo salvini

SAPETE COSA ANDRÀ A FARE IL CAPO DELL'AIFA CHE SI È DIMESSO IN PROTESTA COL GOVERNO? IL DIRIGENTE PUBBLICO! - IL DOTTOR VELLA SI È STRACCIATO LE VESTI CONTRO SALVINI, ''DEONTOLOGICAMENTE INCOMPATIBILE'' CON LUI PER LA GESTIONE DELLA NAVE DICIOTTI. ''L'AGENZIA DEL FARMACO SI OCCUPA DI SALUTE PUBBLICA ED È LEGATA AL GOVERNO, QUINDI NON POSSO PIÙ LAVORARCI''. NO, INFATTI TORNA ALL'ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ, CHE SI OCCUPA DI SALUTE PUBBLICA ED È LEGATO AL GOVERNO…

Il cv del dottor Stefano Vella pubblicato sul sito dell'Istituto Superiore di Sanità (che è obbligato a pubblicare i cv e stipendi dei dirigenti ESSENDO UN ENTE DI DIRITTO PUBBLICO…)

 

https://iss-amministrazionetrasparente.azurewebsites.net/wp-content/uploads/2018/03/VELLA-Stefano.pdf

 

 

DAGONOTA - Il dottor Stefano Vella dice testualmente: ''Visto che lavoro per un'istituzione legata al governo, vigilata da due ministeri, mi dimetto da presidente del cda di Aifa… ciò che conta qui, è che si tratta di un ente che si occupa di salute pubblica, al di là del singolo aspetto a cui è dedito. E io dissento da una posizione del mio governo su un tema che è anche di salute, quindi sono deontologicamente incompatibile''.

 

STEFANO VELLA

Un gesto apparentemente coraggioso e di disobbedienza civile, legato alle scelte di politica migratoria del ministro Salvini. Allora uno si chiede: che farà ora? Lavorerà nel settore privato visto che il governo attuale è ''insostenibile, incostituzionale e deontologicamente incompatibile'' con i suoi principi? Andrà all'estero? No! Torna a fare il dirigente (a tempo indeterminato) dell'Istituto Superiore di Sanità, dove guida il GLOB, Centro nazionale salute globale.

 

Staremo sicuramente parlando di un'istituzione privata, oppure tutto 'sto casino sarebbe alquanto bizzarro. Manco per niente, l'ISS è un ente di diritto pubblico, un organo tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale che (pure lui!) si occupa di salute pubblica, ed è vigilato dal ministero della Sanità. Praticamente lo stesso regime dell'Aifa, con la sola differenza che a vigilarlo è solo il ministero della Salute, mentre l'agenzia del Farmaco è sottoposta al controllo anche del Tesoro. Forse Vella segretamente ce l'ha con il povero Tria?  

 

Per riassumere: l'eroe du jour ha molto mediaticamente sbattuto la porta del suo ufficio all'Aifa (che avrebbe dovuto lasciare tra qualche mese) per tornare al suo posto da dirigente pubblico (a vita) che ricopre dal lontano 1992, in protesta col governo cinico e infame che continuerà a pagargli lo stipendio fino alla pensione. Salute!

STEFANO VELLA

 

 

Estratto dall'intervista di Michele Bocci per ''la Repubblica''

 

Una lettera scritta di notte per lasciare uno degli incarichi più ambiti in campo sanitario, la presidenza dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Stefano Vella se ne va in polemica con la gestione "intollerabile" del caso Diciotti da parte di Matteo Salvini. (…)

 

Dottor Vella, perché si è dimesso?

"Da un po' di tempo mi frullava in testa questa idea. Già durante il caso Aquarius la situazione mi pareva insostenibile. Per lavoro giro parecchio il mondo e mi dava fastidio essere guardato male. Poi c'è stata la vicenda Diciotti, una cosa assurda e intollerabile dal punto di vista medico. Mi sono arrabbiato, non condivido molte delle scelte di questo esecutivo. Visto che lavoro per un'istituzione legata al governo, vigilata da due ministeri, mi dimetto da presidente del cda di Aifa".

matteo salvini con i migranti

 

Cosa le ha dato fastidio?

"Mi occupo anche di migranti per l'Istituto superiore di sanità, abbiamo fatto le linee guida per la loro salute in Italia. La Diciotti è territorio del nostro Paese, e nella nostra Costituzione c'è scritto che la Repubblica è obbligata a curare tutte le persone che si trovano sul nostro territorio. L'articolo 32 della Carta è straordinario, dice che vanno assicurate cure gratuite agli indigenti. Nel caso della nave siamo rimasti fuori dalla Costituzione, una cosa che mi ha fatto arrabbiare. Non si possono trattare così le persone in Italia, non si possono negare le cure. Come medico lo ritengo intollerabile. A Catania si è messa in dubbio la civiltà di cui siamo portatori".

 

(…)

 

Ora cosa farà?

"Continuo a lavorare all'Istituto superiore di sanità, dove dirigo il Centro di salute globale. Abbiamo circa 25 progetti, molti dei quali europei, anche sulle diseguaglianze di salute".

 

diciotti

Chissà quanti, tra coloro che sono ai vertici di apparati dello Stato, non sono d'accordo con questo governo ma restano al loro posto.

"Non saprei quanti sono ma, per quanto mi riguarda, volevo esprimere in modo chiaro il mio dissenso. Per farlo, la scelta deve essere accompagnata da un gesto. Non basta twittare o fare un post. Io dissento su quasi tutto quello che dice il vicepremier Salvini, però lui ci mette la faccia, e ho pensato che deve fare lo stesso anche chi non è d'accordo con lui".

 

(…)

 

Cosa ha a che fare Aifa con una vicenda come quella della Diciotti?

giulia grillo

"Intanto, in quanto agenzia che si occupa di farmaci, lavora ad esempio per darli agli indigenti e anche ai Paesi in difficoltà che ne hanno bisogno. Ma ciò che conta qui, è che si tratta di un ente che si occupa di salute pubblica, al di là del singolo aspetto a cui è dedito. E io dissento da una posizione del mio governo su un tema che è anche di salute, quindi sono deontologicamente incompatibile".

 

Come valuta il comportamento del ministero alla Salute nel caso della nave attraccata a Catania?

"Una cosa l'ha fatta. Ha mandato gli ispettori che hanno chiesto di far sbarcare le persone malate".

 

Dopo le sue dimissioni ha ricevuto chiamate e messaggi?

"A centinaia. Quasi nessuno mi ha detto che ho sbagliato. Sono sorpreso dalle reazioni, solo su Whatsapp ho avuto 1.000 messaggi. Mi hanno anche scritto: "Finalmente qualcuno che alza la testa". Ma a me sembrava un gesto doveroso e non l'ho fatto per pubblicità personale. Anzi, mi sembra di non aver fatto nulla di speciale. O forse è speciale alzare la testa nel nostro Paese in questo momento?".

 

Stefano Vella

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI