david sassoli emmanuel macron

SASSOLI E MALE ACCOMPAGNATI - DIETRO AL MANCATO BIS DEL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO C’È MACRON (ALLA FACCIA DELLA COLLABORAZIONE CON L'ITALIA SBANDIERATA NEL TRATTATO DEL QUIRINALE) : È STATO IL GRUPPO DEI LIBERALI A NON DARE IL SOSTEGNO NECESSARIO PER PORTARE AVANTI LA CANDIDATURA, DA CONTRAPPORRE ALLA POPOLARE METSOLA - I SOCIALISTI RIMANGONO A BOCCA ASCIUTTA, MENTRE IL PPE AGGIUNGERA' LA PRESIDENZA DEL PARLAMENTO A QUELLE DI COMMISSIONE E EUROGRUPPO, E “RENEW EUROPE” HA IL CONSIGLIO EUROPEO…

Marco Bresolin per "la Stampa"

 

DAVID SASSOLI

David Sassoli non si ricandiderà alla presidenza del Parlamento europeo per la seconda parte della legislatura. Dopo aver tastato il terreno in queste settimane, l'esponente Pd ha capito che non ci sono le condizioni politiche per un bis. Dal gruppo dei liberali di Renew Europe, guidati politicamente da Emmanuel Macron, non è arrivato il sostegno necessario per portare avanti una candidatura alternativa a quella di Roberta Metsola, europarlamentare maltese del Ppe.

 

DAVID SASSOLI EMMANUEL MACRON

La vicenda priva così l'Italia di una posizione di prestigio a livello Ue, spegne il sogno di chi sperava di riproporre anche a Strasburgo una coalizione semaforo come quella di Berlino (verdi-liberali-socialisti) e apre qualche crepa all'interno del gruppo socialista, che ora rischia di trovarsi costretto a votare controvoglia per una candidata anti-abortista. Gli eurodeputati del Pd sono delusi per la gestione delle trattative da parte della capogruppo Iratxe Garcia Perez, che non è riuscita a incassare il sostegno dei verdi e dei liberali. «Ma anche Sassoli ha partecipato ai negoziati», ribatte seccata una fonte dei socialisti spagnoli.

 

DAVID SASSOLI URSULA VON DER LEYEN

Al di là delle accuse reciproche, il fatto è che ieri sera il presidente del Parlamento si è presentato nella riunione del gruppo per annunciare il suo passo indietro. O meglio: per dire che non farà alcun passo in avanti, visto che formalmente non aveva mai ufficializzato la sua candidatura, ma si era soltanto messo «a disposizione» del gruppo.

 

DAVID SASSOLI ABBRACCIA MANFRED WEBER

Sassoli ha però posto la questione della sottorappresentanza dei socialisti nelle posizioni di vertice dell'Ue: i popolari si apprestano a incassare la presidenza del Parlamento Ue, aggiungendola a quella della Commissione (Ursula von der Leyen) e a quella dell'Eurogruppo (l'irlandese Paschal Donohoe).

 

Roberta Metsola

I liberali hanno la guida del Consiglio europeo (Charles Michel), mentre i socialisti restano a bocca asciutta. Iratxe Garcia Perez ha allargato le braccia, dicendo che le ambiguità di verdi e liberali non hanno permesso di ottenere le garanzie necessarie per poter presentare una candidatura socialista: «Troppo rischioso buttare un nome nella mischia».

 

Gli ecologisti hanno insistito sulla necessità di avere una donna alla presidenza del Parlamento, mentre i liberali - che sanno di essere l'ago della bilancia - vogliono alzare la posta con il Ppe. Tra gli eurodeputati socialisti c'è anche molta delusione per la mancanza di impegno da parte dei leader socialisti in questa partita. «Olaf Scholz, Antonio Costa e soprattutto Pedro Sanchez non hanno mosso un dito» si sfoga un eurodeputato socialista.

MARIO DRAGHI DAVID SASSOLI

 

Lo stesso Macron, pur non essendo pienamente convinto della candidatura di Metsola, si è dimostrato scettico sull'operazione Sassoli-bis. Anche se nel frattempo è cambiato il governo in Germania, il presidente francese teme le conseguenze di una rottura dell'accordo di inizio legislatura che prevedeva l'alternanza tra socialisti e Ppe alla guida del Parlamento. Restano però l'insoddisfazione e soprattutto il disorientamento degli eurodeputati socialisti-democratici.

charles michel ursula von der leyen david sassoli christine lagarde come le ragazze di porta venezia

 

Più di uno, durante la riunione di ieri sera, ha ammesso che non voterà la candidata del Ppe per via delle sue posizioni estremamente conservatrici e in particolare per quanto riguarda il diritto all'aborto. Ma alla fine in molti hanno già capito che bisognerà ingoiare il rospo, visto che non c'è nemmeno l'intenzione di votare gli altri aspiranti alla presidenza.

 

Al momento in campo ci sono il conservatore polacco Kosma Zlotowski e Sira Rego, della sinistra estrema. I verdi non hanno ancora avanzato una candidatura, ma nelle prossime settimane potrebbero mettere sul tavolo un nome per cercare di raccogliere il malcontento socialista.

charles michel mario draghi ursula von der leyen e charles michel

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)