emmanuel macron migranti

SCHENGEN A PEZZETTI – MACRON VUOLE ESCLUDERE DALL’AREA DI LIBERA CIRCOLAZIONE I PAESI CHE RIFIUTANO LE QUOTE SUI MIGRANTI, MA ANCHE CHI NON FA IL SUO DOVERE IN TERMINI DI REGISTRAZIONI E CONTROLLI. CIOÈ ITALIA E GRECIA – NEL FRATTEMPO PERÒ LA STESSA FRANCIA HA PROLUNGATO I CONTROLLI ALLE FRONTIERE, INSIEME AD ALTRI CINQUE PAESI

Marco Bresolin per “la Stampa”

 

EMMANUEL MACRON - DISCORSO ALLA SORBONA

«Assicurare il buon funzionamento dell' area Schengen». È uno degli obiettivi fissati nell' Agenda strategica 2019-2024 dell' Unione europea che Donald Tusk porterà giovedì al summit di Sibiu. E diversi governi - guidati da Emmanuel Macron cui ha dato ieri pieno sostegno l' olandese Mark Rutte - stanno lavorando a una proposta per creare una mini-Schengen, tagliando fuori dall' area di libera circolazione chi si rifiuta di accettare la redistribuzione dei migranti (vedi i Paesi di Visegrad) ma anche chi non fa il suo dovere in termini di registrazioni e controlli.

migranti polizia francese 2

 

In questo caso i principali indiziati sono due: Grecia e soprattutto Italia, accusate di «chiudere gli occhi e di lasciar fuggire verso Nord» i migranti. Tanto che - nonostante la riduzione dei flussi - sei Paesi hanno deciso di estendere di un ulteriore semestre i controlli ai loro confini, che dal 2015 restano blindati.

blitz della polizia francese contro i migranti 3

 

Nonostante gli appelli della Commissione per un «rapido ritorno alla normalità», Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia (Paese non Ue che però fa parte dell' area di libera circolazione) hanno deciso di prolungare fino al 12 novembre i controlli (che scadevano l' 11 maggio). Lo stesso ha fatto la Francia (fino al 31 ottobre).

 

migranti mentone

Due anni fa, concedendo l'ennesima proroga semestrale a questi Paesi, la Commissione aveva annunciato che sarebbe stata l'ultima volta. E in effetti l'autorizzazione che era stata data nel novembre del 2015 aveva una durata massima di due anni. Scaduto quel periodo, però, nell' autunno 2017 quei governi hanno utilizzato un escamotage per continuare a blindare i loro confini, cambiando la motivazione e sostenendo l'esigenza di controlli «per motivi legati alla sicurezza». Esattamente come continua a fare la Francia, nonostante l'allerta terrorismo non sia più ai livelli di due-tre anni fa.

Mark Rutte

 

È per questo che l' esecutivo Ue (a fine 2017) ha lanciato una proposta per rivedere le regole e rendere più difficile il ritorno delle frontiere. Il mese scorso anche l' Europarlamento ha chiesto condizioni più severe, ma il Consiglio dei governi non si è dimostrato disposto a trovare un compromesso, esattamente come per la riforma di Dublino. Oggi Jean-Claude Juncker lancerà una serie di consigli a chi prenderà il suo posto e - parlando di Schengen - dirà che servono nuove regole perché la reintroduzione dei controlli «dovrà essere eccezionale e non dovrà limitare la libertà di movimento».

EMMANUEL MACRON IN PREGHIERA

 

Ma Macron - seguito dai leader di Olanda, Belgio e degli altri Paesi Nordici - sta preparando un piano che va nella direzione opposta. E prevede di legare le regole di Schengen alla riforma di Dublino. Agli Stati di frontiera sarà chiesta responsabilità (controlli e registrazioni più rigide, maggiore sorveglianza sui migranti arrivati sul loro territorio), a tutti gli altri solidarietà (accettare la redistribuzione). Chi non rispetterà anche solo uno di questi due principi verrà tagliato fuori dall' area di libera circolazione. Con conseguenze economiche pesantissime.

MERKEL MACRON SANCHEZ JUNCKEREMMANUEL MACRON

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