alex mediterranea migranti

SCIURBA, ALL’ARREMBAGGIO – LA PORTAVOCE DI MEDITERRANEA ALESSANDRA SCIURBA FA CAPIRE CHE LA ONG È PRONTA A RIPARTIRE PER NUOVE MISSIONI, NONOSTANTE ABBIA DUE NAVI SOTTO SEQUESTRO: "I TRAFFICANTI LIBICI AVEVANO NUMERATO E MARCHIATO I MIGRANTI, COME AD AUSCHWITZ. COME SI FA A ESSERE COSÌ CINICI E CRUDELI?” – VIDEO

 

Fabrizio Caccia per il “Corriere della Sera”

 

alessandra sciurba portavoce mediterranea 6

«Sapete la cosa che più mi ha impressionato?», racconta il giorno dopo Alessandra Sciurba, la portavoce dell' ong «Mediterranea», ormai fuori dal porto dove il veliero Alex si trova sotto sequestro da ieri. «Mi ha impressionato vedere che ognuno dei migranti che abbiamo salvato da quel gommone aveva un numero scritto a penna sulla maglietta. Capito? I trafficanti libici li avevano numerati, marchiati, come ad Auschwitz. Significa che per loro la vita di questa gente vale solo un numero». Sciurba ha le lacrime agli occhi, non nomina mai il ministro Salvini, ma quasi impreca: «Come si fa ad essere così cinici e crudeli? Invito chi ci accusa a salire a bordo con noi, la prossima volta, per andare nella Sar libica. Si renderà conto allora di come funziona laggiù».

la nave alex di mediterranea 5

 

La portavoce dice «la prossima volta» perché una cosa è certa: anche con due barche sotto sequestro, la «Mare Jonio» dal 10 maggio scorso a Licata e il veliero «Alex» da mezzanotte di sabato a Lampedusa, la ong italiana vuole proseguire la missione di salvataggio: oggi la Procura di Agrigento deciderà se confermare o meno il sequestro, intanto è stato indagato per gli stessi reati del comandante Tommaso Stella (favoreggiamento dell' immigrazione clandestina, disobbedienza e resistenza a nave da guerra) anche il capo missione del veliero Alex, il deputato di Sinistra italiana-Leu Erasmo Palazzotto per aver violato il divieto di entrare in acque territoriali italiane nonostante l' alt della motovedetta della Finanza.

alessandra sciurba luca casarini

 

Sull' isola, comunque, dopo la tensione enorme di sabato notte, è tornata un po' di quiete. Anche grazie al fatto che l' altra nave della ong tedesca «Sea Eye» con 65 migranti a bordo, la «Alan Kurdi», che sembrava fino all' altro ieri volesse seguire la scia della «Sea Watch 3» e dunque «sfondare» per arrivare a Lampedusa, ieri ha ricevuto il via libera allo sbarco dal governo di Malta e ha puntato decisa su La Valletta, anche se il premier Joseph Muscat ha già fatto sapere che tutte le persone sbarcate saranno subito ricollocate in altri Paesi europei.

 

la nave alex di mediterranea

A questo proposito, commentando le ultime ore frenetiche a bordo del veliero «Alex», col balletto tra Italia e Malta per decidere il porto sicuro dove far sbarcare la ong con i suoi 41 migranti a bordo, Sciurba ha accusato senza mezzi termini il ministro dell' Interno: «C' è stata la chiara volontà politica di non darci altra possibilità, Salvini voleva il nostro scalpo».

 

la nave alex di mediterranea 6

E ora le cose per loro si complicano parecchio: Alessandro Metz, l' altro armatore insieme a Beppe Caccia dell' ong Mediterranea, dice che per effetto del decreto Sicurezza bis oltre al sequestro e agli indagati si troveranno a fronteggiare anche una supermulta da 33 mila euro: «Il messaggio odioso del dl Sicurezza - dice l' armatore - è rivolto a chi in mare ci lavora e il messaggio è questo: la prossima volta voltatevi dall' altra parte. Invece io mi appello agli armatori delle compagnie di navigazione, ai capitani di pescherecci, alle cooperative di pesca: bisogna dare un segnale forte contro questa norma, che mette in pericolo tutte le vite in mare». Il soccorso, insomma, con l' aiuto di tutti dovrà continuare.

 

UN SELFIE CON MATTEO SALVINI

E adesso che i migranti del veliero «Alex» sono tutti sbarcati, si possono ascoltare le loro storie all' ombra della grande chiesa di San Gerlando, nel centro di Lampedusa, dove tutti si sono radunati ieri dopo il pranzo nell' hotspot di Imbriacola. Il primo giorno sulla terraferma. Il primo giorno al sicuro: «Ho passato tre anni in Libia - racconta Pascal, 28 anni, del Camerun -. E per tre volte i trafficanti mi hanno venduto. Poi c' è stato il bombardamento di Tajura una settimana fa e mi hanno detto: dacci altri mille dollari e ti riportiamo in Camerun, oppure t' imbarchiamo e chissà che fine fai. Io però non avevo più niente da dargli e così sono partito su quel barcone. Laggiù c' è tanto bisogno, tanti miei fratelli senza le navi italiane rischiano di morire annegati».

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