ursula von der leyen e angela merkel

SCONTRO TRA CRUCCHI - DOPO GIORNI DI SILENZIO, URSULA VON DER LEYEN AGITA LO SPAURACCHIO DI UNA PROCEDURA D’INFRAZIONE CONTRO LA GERMANIA SE LA CORTE FEDERALE COSTITUZIONALE DI KARLSRUHE ANDASSE FINO ALLE ESTREME CONSEGUENZE METTENDO IN DUBBIO LE BASI SU CUI SI FONDA LA UE - IN GIOCO CI SONO LA PRIMAZIA DEL DIRITTO EUROPEO SUL DIRITTO NAZIONALE, LA STESSA INDIPENDENZA DELLA BCE E DELLA BUNDESBANK…

angela merkel ursula von der leyen

Antonio Pollio Salimbeni per “il Messaggero”

 

È muro contro muro sulla sentenza della Corte costituzionale tedesca che, se dovesse ritenere non soddisfacenti i chiarimenti della Bce, svincolerebbe la Bundesbank dalla partecipazione al programma anticrisi di acquisto di titoli pubblici che ha tenuto in piedi l'Eurozona finora. Dopo qualche giorno di esitazione la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha pronunciato la parola magica: infrazione.

 

Ventilando una procedura a carico della Germania se la corte federale costituzionale di Karlsruhe andasse fino alle estreme conseguenze mettendo in dubbio le basi su cui si fonda la Ue. Prima in una risposta scritta all'eurodeputato tedesco verde Sven Giegold poi con una nota ufficiale, von der Leyen è uscita allo scoperto, sulla scia della Corte di giustizia europea, che l'altro giorno aveva indicato come i giudici nazionali siano vincolati alle sue sentenze. La Commissione è garante dei trattati, dunque non poteva continuare a tacere mentre monta l'incertezza sulla libertà di manovra della Bce per stabilizzare le aspettative circa la tenuta finanziaria di diversi paesi (in primo luogo dell'Italia).

ursula von der leyen e angela merkel

 

«La sentenza della Corte costituzionale tedesca ha acceso i riflettori su due elementi dell'Unione: il sistema dell'euro e il funzionamento della struttura giuridica Ue dice von der Leyen -. La Commissione sostiene tre principi chiave: la politica monetaria dell'Unione è una competenza esclusiva (della Bce ndr), il primato delle norme Ue sul diritto nazionale; le sentenze della Corte Ue sono vincolanti per tutte le corti nazionali». Per cui, «l'ultima parola sul diritto Ue viene sempre detta a Lussemburgo, non altrove».

 

ursula von der leyen e angela merkel

Il compito della Commissione è «salvaguardare il corretto funzionamento del sistema dell'euro e di quello giuridico-legale dell'Unione. Stiamo quindi analizzando nel dettaglio la sentenza della Corte tedesca e valuteremo i prossimi passi da compiere, inclusa l'opzione dell'avvio di procedure di infrazione». Questa la conclusione: «L'Unione è una comunità di valori e di norme che deve essere salvaguardata e difesa in ogni momento. tutte le volte che ce ne sia bisogno: Questo è ciò che ci tiene uniti e per cui ci battiamo».

ursula von der leyen e angela merkel

 

IL PRESSING DAL NORD

Il caso va ben al di là della storica difesa delle prerogative nazionali da parte della Corte costituzionale tedesca, secondo cui i giudici Ue sono andati al di là dei propri poteri giudicando gli acquisti di titoli sovrani da parte della Bce proporzionati agli obiettivi di politica monetaria. In gioco ci sono la primazia del diritto Ue sul diritto nazionale, la stessa indipendenza della Bce e della Bundesbank. La quale, se entro tre mesi la Bce non dimostrerà agli occhi dei giudici tedeschi - che il programma sul debito sovrano è «proporzionato», dovrebbe ritirarsi da quelle operazioni. Una spada di Damocle su oltre 500 miliardi in titoli sovrani acquistati dal 2015 che dovrebbero essere venduti sul mercato.

lagarde draghi mattarella

 

E pure un'ombra pesante sugli acquisti in corso, questa volta anche al di là della quota che ogni paese detiene nel capitale della Bce. C'è anche un altro aspetto politico rilevante: la sentenza tedesca è diventata una bandiera per Ungheria e Polonia da tempo sotto tiro Ue sul rispetto dello stato di diritto e sulle politiche sull'immigrazione. Paesi capifila nella battaglia contro l'eccesso di competenze Ue e della Corte di giustizia. Per il premier polacco Morawiecki per la prima volta hanno fissato «i limiti delle istituzioni Ue». Ma è evidente, ha commentato il giurista Pietro Manzini, che «se gli stati potessero applicare o disapplicare il diritto Ue a seconda dei loro interessi, in pochi mesi l'intero sistema si sfalderebbe».

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