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1. LO SCOOP PATACCA SULLA "LISTA DEI PUTINIANI" È LO SPECCHIO DELLO STATO DISASTROSO IN CUI VERSA IL GIORNALISMO ITALIANO: IERI CAZZULLO A LA7, PER GIUSTIFICARE IL FATTO CHE 6 NOMI ASSENTI DAL DOCUMENTO DESECRETATO DA GABRIELLI ERANO STATI "AGGIUNTI" DAL SUO GIORNALE, HA DETTO CHE IL REPORT ERA SOLO UNA SINTESI DI UN CARTEGGIO PIÙ AMPIO ARRIVATO ALLE COLLEGHE SARZANINI E GUERZONI. PECCATO CHE NEMMENO OGGI SI CAPISCA DA DOVE ABBIANO TIRATO FUORI NOMI "PESANTI" COME QUELLI DI ORSINI E PETROCELLI 2. GABRIELLI A CACCIA DELLA TALPA NEGLI 007: "IL FATTO NON RESTERA' IMPUNITO"

DAGONOTA

 

monica guerzoni fiorenza sarzanini foto di bacco

La figura barbina del Corriere! Lo scoop patacca sulla "lista dei putiniani" è soprattutto lo specchio dello stato disastroso in cui versa il giornalismo italiano. Ieri Cazzullo a La 7 (di proprietà di Cairo, come il Corriere) per giustificare il fatto che 6 nomi assenti dal documento desecretato da Gabrielli erano stati "aggiunti" dal suo giornale, ha detto che il report era in realtà solo una sintesi di un carteggio più ampio arrivato alle colleghe Sarzanini e Guerzoni.

 

i putiniani d'italia corriere della sera 5 giugno 2022

Peccato che nemmeno oggi - nell' arrampicata sugli specchi del Corriere per giustificare il suo operato - non si capisca da dove le giornaliste abbiano tirato fuori nomi "pesanti" come quelli di Orsini e del senatore Petrocelli.

 

Altro paradosso: il pessimo lavoro del giornale più istituzionale d'Italia ha indebolito il Dis della Belloni, la posizione di Gabrielli e quella del presidente del Consiglio, tirati dentro una polemica sul nulla da chi non vedeva l'ora di strumentalizzare un finto scandalo per attaccare Draghi e i suoi collaboratori. Indebolendo proprio le più importanti istituzioni del Paese. E tutto grazie a un report informativo di poco valore ingigantito da Corriere.

 

aldo cazzullo foto di bacco (4)

In un paese normale uno scandalo del genere segnerebbe la fine di carriere giornalistiche (e non solo), ma siamo in Italia. Per fortuna della redazione di quello che un tempo era il giornale più autorevole e rispettato.

 

2. GABRIELLI A CACCIA DELLA TALPA TRA GLI 007

 

Claudio Antonelli per "La Verità"

claudio antonelli Prima vera conferenza stampa politica per il sottosegretario ai Servizi, Franco Gabrielli. Dopo le polemiche scatenate dalla diffusione di un report prodotto dal Dis da parte del Corriere della Sera e dopo un confronto con il Copasir, il delegato all'intelligence ha sentito la necessità di indire un punto stampa e desegretare il documento, fino a ieri mattina classificato come «riservato».

gabrielli

 

Dopo averne illustrato il metodo di realizzo tramite la scansione del Web e la raccolta di informazioni anche numeriche, i contenuti e le finalità, ha spiegato che è stato realizzato nell'ambito del Comitato sulla disinformazione (costituito nel 2019) a cui partecipano esponenti del Dis, rappresentati, anche a turnazione, dell'Aisi, Aise, l'ufficio del consigliere militare del premier, delegati del ministero degli Esteri, dell'Interno e della Difesa.

 

Mentre solo dallo scorso febbraio sarebbero presenti anche il Dipartimento dell'editoria, il Mise, l'Agenzia nazionale della cybersecurity e l'Agcom. Insomma, una folta rappresentanza da cui, per usare il termine dello stesso Gabrielli (collegato da remoto per via del Covid), è spuntata una «mano lesta» che ha girato ai giornalisti del Corriere il file già l'indomani, sabato 4 giugno.

 

il documento sulla disinformazione in italia 4

«Questa vicenda», ha spiegato il sottosegretario, «impone delle riflessioni. Se un documento che non contiene nulla di particolarmente rilevante per la sicurezza nazionale ha finalità positive ma poi genera un costo così elevato, significa che bisogna prendere provvedimenti». Visto che i report del Dis non crescono sugli alberi, per Gabrielli è gravissimo che il bollettino sia stato diffuso e «chi mi conosce sa», ha aggiunto, «che il fatto non resterà impunito. Lo dobbiamo al Paese, alla credibilità di un comparto al quale - e lo so perché ci lavoro da tempo - appartengono persone di cui faremmo volentieri a meno, ma ci sono tanti altri professionisti che svolgono il proprio lavoro con serietà e dedizioni. A questi ultimi dovremo dare risposte chiare». Cosa intenda Gabrielli per «il fatto non resterà impunito» forse lo capiremo fra qualche settimana.

 

Ma le frasi sopra sono pesantissime, tanto più alla luce di mandato decisamente ampio.

il direttore del corriere luciano fontana

Va ricordato inoltre che il suo arrivo, in parallelo con la nomina di Elisabetta Belloni, era mirato ad avviare l'Agenzia nazionale per la cyber security e fare pure una sorta di repulisti della precedente gestione. Il riferimento è al periodo di Giuseppe Conte, alle deleghe che il premier giallorosso non ha mai mollato e all'attività di Gennaro Vecchione, precedente direttore del Dis. Non possiamo dimenticare che uno degli elementi che ha spezzato la precedente maggioranza e consentito l'arrivo di Draghi è stato proprio il bliz di Conte sull'Agenzia della cyber. Il tentativo, notte tempo, di creare una Fondazione tutta interna al Dis ha fatto intervenire i ministri del Pd, di Iv e pure l'opposizione. Da lì l'effetto valanga. L'importanza dell'agenzia la si comprende anche dalla fretta con cui è stata avviata appena giunto Draghi a Palazzo Chigi.

FRANCO GABRIELLI

 

A quel punto, messa in sicurezza l'Acn, era chiaro che l'arrivo della Belloni al Dis avrebbe dovuto consentire una stretta dei bulloni che si erano allentati. Magari con l'ingresso di professionalità un po' troppo esterne alla macchina.

 

La vicenda della candidatura della Belloni al Colle ha non solo interrotto il riassetto, ma anche di nuovo mischiato le carte. Dalle parole di Gabrielli si comprende che il riassetto potrebbe ripartire ora. D'altronde, la conferenza stampa non è certo stata indetta contro il Corriere. Anzi lo stesso Gabrielli ha elogiato l'opportunità delle domande di una delle autrici del bollente articolo, guarda caso sull'eventualità di usare i servizi per monitorare le attività di disinformazione e influenza del popolo italiano da parte di Stati esteri. Insomma, linea sottile quella tra repressione delle opinioni e lotta alle fake news.

 

il documento sulla disinformazione in italia

Certamente, i fendenti di Gabrielli ricadranno su coloro che dentro gli apparati o le istituzioni hanno pensato bene di fare uscire il report e mettere il governo in difficoltà, di descriverlo come uno schedatore di dissidenti. Un'ipotesi non troppo peregrina. C'è infatti da comprendere un'ultima anomalia.

 

Il comitato sulla disinformazione si è riunito solo quattro volte prima del 2022 e altrettante (partorendo 4 report, forse contenenti gli altri nomi citati dal Corriere) a partire da febbraio. Un dettaglio importante. Soltanto l'ultimo dei report è stato inviato al Copasir, il quale, nella persona del presidente Adolfo Urso, l'ha ricevuto lunedì 6 giugno alle ore 10. Tre giorni dopo la riunione e due dopo l'invio al Corriere. Perché gli altri report non sono stati condivisi?

 

Certo, in questo Urso è citato in prima persona quale vittima di accuse e di attenzione da siti pro Russia e, inoltre, da un mese il Comitato ha avviato interlocuzioni con i vertici Rai e Agcom sulla presenza di russi nei talk show. Però gli stessi che hanno diffuso il report secretato avrebbero potuto voler tirar dentro il Copasir. Nel secondo articolo del Corriere, quello uscito lunedì mattina, si cita il Copasir come se abbia avuto un ruolo attivo nell'avvio del report e quindi nella presunta schedature dei filo Putin.

franco gabrielli foto di bacco

 

Cosa non vera, perché Urso ha ricevuto il file per ultimo. I rappresentanti del Copasir saranno da lunedì a mercoledì prossimi negli Usa. Incontreranno i colleghi del Selecte Committe on Intelligence. Parleranno di collaborazione e forse delle reciproche analisi sui tentativi di infiltrazione cinese. Screditare il Copasir alla vigilia di un viaggio così delicato avrebbe potuto far comodo a qualcuno.

 

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