angela merkel ursula von der leyen giuseppe conte

SCORDATEVI I CORONABOND UNA VOLTA PER TUTTE - PEROTTI (BOCCONI) RIPETE IL SUO MANTRA: LA GERMANIA NON FARÀ MAI ALL'ITALIA IL REGALO DI PAGARE TASSI PIÙ ALTI PER FINANZIARE LE OBBLIGAZIONI IN COMUNE (OK MA STAVOLTA NON C'ENTRA IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO, È UNA PANDEMIA GLOBALE) - ALL'ITALIA SERVIRANNO 300 MILIARDI IN TRE ANNI: IL GOVERNO SI PREPARA A TROVARE UN COMPROMESSO. CHE DARÀ ANCORA PIÙ VANTAGGIO COMPETITIVO AL NORD EUROPA

PEROTTI (GIUGNO 2018): MUTUALIZZARE I DEBITI PUBBLICI DEI PAESI DELL'EUROZONA È UN MODO PER PRENDERE SOLDI AL CONTRIBUENTE TEDESCO E PASSARLI A QUELLO ITALIANO. UN MODO PER FAR ESPLODERE L'UE, NON PER UNIRLA

 

https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2018/06/25/news/il_condominio_di_angela_e_giuseppe-200030979/

 

 

1 - L'ILLUSIONE DEI CORONABOND

Roberto Perotti per “la Repubblica

 

C' è un assente importante nelle discussioni in Europa: il realismo. Si continua a confondere pericolosamente i concetti di "solidarietà" e "manovra espansiva". I Paesi mediterranei accusano il resto d' Europa di non rendersi conto che occorre una manovra espansiva (il famoso "cambio di passo").

 

CONTE MERKEL SANCHEZ MACRON

È una accusa fuorviante, perché tutti i Paesi europei stanno attuando o attueranno manovre espansive e, sorprendentemente, la Germania più di tutti: come riporta l' Osservatorio dei conti pubblici italiani, tra il 4 e il 10% del Pil, oltre a garanzie statali alle imprese fino al 35% del Pil. Una cifra enorme. Non solo: al contrario del passato, l' Europa non impedirebbe una manovra espansiva italiana, anche consistente: il patto di stabilità è stato di fatto abolito.

 

Il vero nodo è che i Paesi mediterranei associano sempre il termine "manovra espansiva" al termine "solidarietà". Ora, "solidarietà" vuole dire che qualcuno aiuta qualcun altro: e, senza inutili giri di parole e senza nascondersi dietro il dito della retorica, siccome l' Italia non può aiutare i Paesi nordici, può solo voler dire che i Paesi nordici devono aiutare l' Italia. Ed è qui che i sogni si scontrano con la realtà. Tutte le maggiori proposte sul tavolo hanno questo elemento di regalo dal nord Europa all' Italia.

CONTE MERKEL

 

Prendiamo i coronabond. Questi sono titoli emessi congiuntamente dai Paesi europei, garantiti individualmente e in solido da ogni Paese: se un Paese non paga la propria parte, ogni altro Paese può essere chiamato a pagare per il Paese insolvente. Data la situazione attuale, è di fatto la Germania che garantisce per l' Italia, non viceversa.

 

Inoltre, se i proventi vengono divisi tra tutti i Paesi in proporzione al Pil, tanto vale emettere ognuno il proprio debito come ora: l' unica differenza è che il tasso di interesse sui coronabond sarebbe un po' più basso di quello dei titoli italiani e un po' più alto di quello dei titoli tedeschi, quindi ancora una volta ci guadagna l' Italia e ci perde la Germania. Se invece i proventi vanno in maggioranza ai Paesi mediterranei allora è un regalo diretto dei Paesi nordici all' Italia.

 

Che sia un regalo diretto o indiretto, e al di là dei giudizi di valore, è così strano che i Paesi nordici siano riluttanti? Al contrario della crisi del 2011, in questa ci sono di mezzo in pieno anche loro, e hanno davanti una incertezza enorme: è impensabile che si accollino anche il rischio di un Paese ad alto debito come l' Italia. Nessun politico di un Paese nordico può assumersi la responsabilità di regalare o prestare i soldi del proprio contribuente all' Italia e poi sentirsi rimproverare che quei soldi servivano nel loro Paese. Politici e commentatori italiani farebbero bene ad accettare la realtà una volta per tutte.

giuseppe conte roberto gualtieri mes

 

C' è poi la proposta di intervento del Mes, il fondo salvastati. Il Mes ha un capitale versato dai Paesi membri in proporzione al loro Pil; su questo capitale può fare leva per prendere a prestito sul mercato e prestare i fondi raccolti ai Paesi membri. C' è una idea diffusa che il Mes dovrebbe prestare a tutti i Paesi per aumentare la domanda aggregata. Ma se presta a tutti in proporzione al capitale, ancora una volta è equivalente a che ogni Paese emetta il proprio debito, con la solita differenza che ci guadagnerebbe un po' l' Italia e ci perderebbe un po' la Germania, perché il tasso di interesse sui prestiti Mes sarebbe intermedio tra quello dei due debiti pubblici nazionali.

 

La realtà è che la Germania non ha bisogno dei prestiti Mes, perché può prendere a prestito a un tasso inferiore, e lo sta già facendo. Ancora una volta non nascondiamoci dietro a un dito: il Mes serve all' Italia. E qui ci si scontra con la questione della condizionalità: per statuto, il Mes può prestare solo a determinate condizioni, fissate in una lettera di intenti o in un più impegnativo protocollo d' intesa: una umiliante limitazione di sovranità. I Paesi mediterranei vogliono i prestiti del Mes ma senza la condizionalità. Non succederà, se non per cifre simboliche, con o senza condizionalità: ancora una volta si tratterebbe di un sussidio implicito ai Paesi mediterranei.

giuseppe conte roberto gualtieri 15

 

Riconosciamo la realtà: da questa crisi dovremo uscire da soli.

E dovremo farlo con risorse limitate: è giusto aumentare il disavanzo senza preoccuparsi troppo dello spread, ma con il nostro debito pubblico non illudiamoci di poter mettere in campo le stesse risorse della Germania per sostenere l' economia. In politica avere una visione è una virtù; vivere di sogni irrealizzabili è una colpa.

 

 

2 - CRISI, ALL'ITALIA SERVIRANNO 300 MILIARDI IN TRE ANNI

Marco Galluzzo per il “Corriere della Sera

 

«Dobbiamo uscire dalla logica Roma contro Berlino, non conviene a nessuno, la partita non è eurobond o nulla, si possono mettere in piedi tanti meccanismi finanziari per accompagnare la banche a dare garanzie, vogliamo uno o più strumenti che siano europei, il che non significa soldi tedeschi od olandesi, piuttosto una condivisione di garanzie».

 

ursula von der leyen 1

A Palazzo Chigi la mettono in questo modo. Mentre comincia il negoziato fra i ministri dell' Economia della Ue per arrivare a definire delle politiche condivise per fronteggiare la crisi economica, un negoziato che dovrà concludersi entro i prossimi dieci giorni, per poi lasciare di nuovo la parola ai leader della Commissione, si cominciano a fare le ipotesi del confronto e anche le cifre cui punta Roma. Cento miliardi di euro l' anno per tre anni, 300 miliardi in tutto, non è una cifra lontana dalla realtà, è uno degli obiettivi cui puntano i tecnici di casa nostra.

 

Come arrivarci, con quali strumenti, è un altro discorso. La Bei, la Banca europea degli investimenti, ha già messo sul piatto la costituzione di un Fondo da alcune decine di miliardi di euro, con una leva finanziaria di almeno 6 volte i fondi raccolti, che potrebbe vedere le risorse arrivare dall' emissione di bond garantiti dal Mes. L' operazione potrebbe valere sino a circa 300 miliardi di euro, ma ovviamente sarebbe di prestiti per le imprese e riguarderebbe tutti i Paesi dell' Unione europea.

 

Non è ancora detto che i 400 miliardi di euro che il Mes ha in pancia non possano essere spesi, o impegnati come forma di garanzia, come chiedono Italia e Spagna che in queste ore stanno cercando tutte le soluzioni possibili per trovare un compromesso con i Paesi del Nord, in testa Germania ed Olanda, anche per uscire dalla diatriba sterile degli eurobond o nulla, perché comunque un piano di politica fiscale comune, che copra il reperimento di risorse, o garantisca gli investimenti delle banche, andrà messo a punto, pena il fallimento della Ue come la conosciamo.

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