artem uss matteo piantedosi carlo nordio mario parente elisabetta belloni

SERVIZI & SERVIZIETTI – LA RESPONSABILITÀ DELL’INCREDIBILE FUGA DELLA SPIA RUSSA ARTEM USS? “REPUBBLICA” ASSOLVE L’INTELLIGENCE DELLA BELLONI E DA’ LA COLPA ALLA MAGISTRATURA MILANESE. TANT’È CHE IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA NORDIO, IN SEGUITO A UNA LETTERA DEL PRESIDENTE DEL COPASIR LORENZO GUERINI, HA SPEDITO GLI ISPETTORI ALLA PROCURA DI MILANO - VABBÈ, LA MAGISTRATURA POTREBBE ESSERE STATA NEGLIGENTE SULLA VIGILANZA. MA IL CAPO DEL DIS, RISPETTO A UNA SPIA RUSSA, CON UNA GUERRA IN CORSO E UNA RICHIESTA DI ESTRADIZIONE DELL’INTELLIGENCE USA, NON PUÒ NON OCCUPARSENE... - GIORGIA MELONI: "NON E' STATA COLPA DEL GOVERNO MA DI UN ALTRO ORGANO DELLO STATO"

ARTEM USS

DAGOREPORT

L’estratto dell’articolo di ‘’Repubblica’’ sulla incredibile fuga della spia russa Artem Uss mira ad addossare le responsabilità alla magistratura milanese smarcando l’intelligence italiana. Tant’è che il ministro della Giustizia Nordio, in seguito a una lettera del presidente del Copasir Lorenzo Guerini, ha spedito gli ispettori alla procura di Milano.

 

Vabbé, la magistratura potrebbe essere stata, come dire, negligente sulla vigilanza, concedendo ‘’i domiciliari a Uss nelle more del verdetto della Cassazione sull’estradizione chiesta dagli Stati Uniti’’. Ma Elisabetta Belloni, capo del Dis che coordina Aisi e Aise, rispetto a una spia russa, con una guerra in corso in Ucraina e una richiesta di estradizione dell’intelligence americana, non può non occuparsene.

IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA CARLO NORDIO AL SENATO

 

Scrive ‘’Repubblica’’: “non è stato organizzato alcun servizio speciale di controllo nei confronti di un detenuto che, non fosse altro per la capacità economica di cui disponeva, non era “comune”. La vigilanza era affidata ai carabinieri di Basiglio, piccolo centro nella provincia di Milano, che lo controllavano a casa ogni 72 ore”. Bene, qualche anima pia avvisi la Belloni e company che i servizi segreti non sono all’ordine della magistratura.

 

 

 

GIORGIA MELONI

 (AGI) "Non e' stata colpa del Governo, ma di un altro organo dello Stato". Lo avrebbe affermato la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al Copasir sull'evasione di Artem Uss, l'uomo di affari russo che era ai domiciliari a Basiglio. La linea di Meloni e' stata riferita da diversi esponenti del Copasir.

 

LA FUGA DI USS: I QUATTRO SLAVI E LA SCARSA VIGILANZA IN ITALIA: “L’AMERICA NON CI INFORMÒ”

Fabio Tonacci e Giuliano Foschini per “la Repubblica” – ESTRATTO 

Alfredo Mantovano Elisabetta Belloni Mario parente - relazione sull attivita? dell’intelligence nel 2022

 

Per come è stata ricostruita fino a oggi, la fuga di Artem Uss è una lunga catena di errori e di sottovalutazioni che ha regalato all’Italia, per usare le parole di Enrico Borghi, il senatore del Partito democratico membro del Copasir, «una figuraccia internazionale». 

 

La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati i nomi di almeno quattro slavi che hanno contribuito alla fuga ma dalle indagini che stanno svolgendo i carabinieri — coordinati dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia — emerge chiaramente che le responsabilità sono anche di chi avrebbe dovuto vigilare sul detenuto e invece non lo fatto.

 

LA STRUTTURA DOVE ARTEM USS ERA AI DOMICILIARI

Primo punto: dopo la decisione del tribunale di Milano di concedere i domiciliari a Uss nelle more del verdetto della Cassazione sull’estradizione chiesta dagli Stati Uniti, non è stato organizzato alcun servizio speciale di controllo nei confronti di un detenuto che, non fosse altro per la capacità economica di cui disponeva, non era “comune”.

 

La vigilanza era affidata ai carabinieri di Basiglio, piccolo centro nella provincia di Milano, che lo controllavano a casa ogni 72 ore. Nessun uomo dei nostri Servizi era stato interessato della vicenda e questo perché, spiegano a Repubblica fonti di intelligence, «nessuno, né tantomeno il governo americano, ci aveva informato che Uss rappresentasse un problema per la sicurezza nazionale».

 

giorgia meloni lorenzo guerini audizione al copasir

Per l’imprenditore russo la Corte d’Appello milanese aveva concesso l’estradizione chiesta dagli Stati Uniti per reati di tipo finanziario: è contestata la violazione dell’embargo sul petrolio del Venezuela, venduto in Cina e in Russia, e la frode bancaria, per alcune transazioni avvenute negli Stati Uniti. Non era stata però riconosciuta l’accusa cruciale per delinearne il profilo criminale: un presunto traffico di materiale “dual use”, uso civile ma anche militare, anche all’inizio della guerra in Ucraina. 

 

elisabetta belloni foto di bacco

Gli avvocati di Uss hanno fatto ricorso in Cassazione e la procedura per la consegna agli Stati Uniti si è bloccata. Ecco perché fuori dalla casa di Basiglio — in un complesso già utilizzato dall’ambasciata russa per ospitare dei funzionari — a vigilare non c’erano nostri agenti.

 

mario parente

…………………………………..

 

 

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"?