coronavirus - tampone

SERVONO TAMPONI, PERSONALE E REAGENTI. MA CHI PAGA? - POLITO: “L'EMERGENZA SANITARIA CI AUTORIZZA A PRENDERE IN PRESTITO I 36 MILIARDI DEL MES. NON SARÀ IL CASO DI CHIEDERLI E TRASFORMARLI IN TAMPONI, TRACCIATORI, DRIVE IN, MASCHERINE? FINORA IL SISTEMA SANITARIO HA RETTO BENE AL RITORNO ESTIVO DEL VIRUS. MA A UN PREZZO, IL TRACCIAMENTO; CIOÈ SCOPRENDO E RAGGIUNGENDO TUTTI I CONTATTI DI UN POSITIVO NELLE ULTIME 48 ORE. SERVONO RISORSE PER GESTIRE UNA FASE CHE SARÀ PIÙ COMPLICATA QUANDO RIAPRIRANNO LE SCUOLE…”

Antonio Polito per il “Corriere della Sera”

 

antonio polito foto di bacco (1)

Chi aspetta i figli di ritorno dalle isole, le tate di ritorno dalla Romania, o le badanti di ritorno dalla Bulgaria, compulsa disperatamente fasci di norme e circolari, rimandi reciproci tra i decreti, deroghe ed eccezioni regionali. È difficile capire. Perché chi torna dalle vacanze in Sardegna fa un tampone, e se è negativo è libero; mentre invece chi ritorna per lavoro dalla Romania o dalla Bulgaria non fa il tampone e per quattordici giorni è comunque in isolamento? Si potrebbe rispondere: prima gli italiani. Ma nel caso di tate e badanti la quarantena deve svolgersi presso un'abitazione che è spesso una casa di italiani, e se per caso il «sorvegliato» è positivo l'isolamento si estende a tutta la famiglia.

 

roberto gualtieri si congratula con giuseppe conte per l'informativa sul mes

Dunque l'argomento pseudo-sovranista non regge: converrebbe fare anche a loro il test veloce all'arrivo. Perché non si fa? Manca il personale? Mancano i tamponi? È una incongruenza, ma non è l'unica. Nel Lazio, per esempio, se un ragazzo che è stato in vacanza va dal suo medico di base e gli chiede di fare un tampone, così sa se può andare a trovare i nonni o deve restare a casa, si sente rispondere di no se non viene da una zona considerata focolaio.

 

Quelli che invece ne hanno diritto vengono diretti ai «drive in» dove si possono fare file di ore, dietro centinaia di auto. In altre regioni abbiamo letto di persone che aspettano per giorni un test, o rinchiuse in strutture alberghiere in attesa di Godot. Perché? Manca il personale? Mancano i reagenti? Finora il sistema sanitario ha retto bene al ritorno estivo del virus. Ma a un prezzo, il tracciamento; cioè scoprendo e raggiungendo tutti i contatti di un positivo nelle ultime 48 ore.

 

klaus regling

È un lavoro certosino ma decisivo. Si può far bene finché i numeri sono accettabili. Stiamo per superare quella soglia. Eppure questa necessità durerà a lungo. Negli uffici di prevenzione ci vorrebbe (ci vorrà) il doppio o il triplo del personale. Anche se non arriva la seconda ondata, anzi soprattutto se non arriva, servono rinforzi, risorse umane e materiali per gestire una fase che sarà lunga, e anche più complicata dal 14 settembre, quando riapriranno le scuole.

coronavirus malpensa tamponi

 

Ne abbiamo a sufficienza? L'Italia dispone di 3,7 posti letto ogni mille abitanti. La Germania di 8 posti letto ogni 1000 abitanti. In compenso, in molte regioni abbiamo smantellato negli anni la medicina territoriale che doveva sostituire gli ospedali lasciando loro la sola gestione delle acuzie. Dobbiamo mettere qualcosa, un presidio sanitario efficiente, tra il pronto soccorso ospedaliero e la cura in casa.

tamponi aeroporti 1

 

Abbiamo le risorse per farlo? Le idee pare di sì. In agosto i vari ministeri hanno presentato il loro conto della spesa a Palazzo Chigi. Quello della Salute è un programma di riforme e investimenti che sfiora i 70 miliardi. L'emergenza sanitaria ci autorizza a prendere in prestito a prezzi molto bassi 36 miliardi del Mes. Non sarà il caso di decidersi a chiederli e di trasformarli presto in tamponi, tracciatori, drive in, mascherine?

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