elon musk donald trump mark zuckerberg

LA SILICON VALLEY NON SI SPOSTA A DESTRA: CI È SEMPRE STATA – AI MILIARDARI DI BIG TECH INTERESSA SOLO UNA COSA: CHE IL GOVERNO LI LASCI LIBERI, SENZA TASSE NÉ RESTRIZIONI. FINORA HANNO SOSTENUTO I CANDIDATI DEMOCRATICI PER CONVENIENZA. ELON MUSK, CHE HA MOLLATO LA CALIFORNIA E ORA È LA PRINCIPALE GROUPIE DI TRUMP, HA APERTO IL VASO DI PANDORA. E ANCHE ZUCKERBERG POTREBBE SEGUIRLO – ANCHE WALL STREET TIFA IL TYCOON E SOGNA UN NUOVO TAGLIO FISCALE (CON KAMALA, LE TASSE AUMENTEREBBERO…)

1. LA SILICON VALLEY TENTATA DALLA DESTRA CON LA PROMESSA DEL TAGLIO DELLE TASSE

Articolo di Andy Kessler per "The Wall Street Journal" pubblicato da “la Stampa”

 

ELON MUSK DONALD TRUMP - MEME MATRIX

Pochi minuti dopo il tentato omicidio di Donald Trump, Elon Musk ha twittato: «Appoggio senza riserve il presidente Trump e spero in una sua rapida guarigione».

 

[…] Marc Andreessen, cofondatore di Netscape diventato a sua volta venture capitalist, ha detto che sosterrà Trump.

 

Perfino il Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, ha dichiarato che la reazione di Trump al suo tentato omicidio è stata «una delle cose più toste che abbia mai visto» e al telefono gli ha comunicato la sua decisione di non votare per un democratico.

MARK ZUCKERBERG SUL SUO YACHT

 

Che cosa sta succedendo? La Silicon Valley deep-blue […] sta diventando conservatrice? La settimana scorsa J.D. Vance ha scosso l'albero dei soldi in un evento di raccolta fondi a Palo Alto, in California. È circolata voce che Elon Musk […] volesse donare 45 milioni di dollari a un comitato d'azione politica per l'elezione di Trump, anche se in seguito Musk ha reagito alla notizia twittando che si tratterebbe di una "fake gnus" (sic).

 

marc andreessen 2

Votare per i conservatori? È un'erta salita. La Silicon Valley continua a rieleggere al Congresso Ro Khanna, ex copresidente della campagna elettorale del "socialdemocratico" Bernie Sanders nel 2020. Il governatore Gavin Newsom e i democratici amministrano la California con piglio progressista. Nel 2020 Joe Biden conquistò il Golden State con cinque milioni di preferenze in più rispetto a Trump, ossia il 63,5 per cento dei voti rispetto al 34,3 per cento.

 

Tutto ciò potrebbe suonare strano, se si tiene conto dell'enorme ricchezza scaturita dagli investimenti nelle società tecnologiche e in quelle di venture capital, che fanno affidamento su bassi tassi di interesse sulle plusvalenze e su un capitalismo di libero mercato in cui chiunque può prendere da chiunque.

 

RO KHANNA

Perché votare per i democratici? L'orientamento della Silicon Valley va aldilà di destra e sinistra. Alcuni anni fa, Rich Karlgaar – all'epoca editore di Forbes– mi spiegò che «nella Silicon Valley sono tutti libertari, che ne siano consapevoli o no. Ci sono libertari democratici e libertari repubblicani».

 

Con il termine "libertarian" Karlgaar indicava quel tipo di persona che non vuole mai che gli si dica cosa fare e alludeva alla mentalità di chi non vuole sentirsi sul collo il fiato del governo mentre progetta e inventa il futuro.

 

KAMALA HARRIS CONTESTATA DAI FILOPALESTINESI

I liberi mercati negli ultimi dieci anni hanno portato al moltiplicarsi di tanti giovani e ricchi esperti in tecnologia, che tuttavia si lasciano abbagliare dall'idealismo di big government volto a proteggere le "vittime" e chiunque sia travolto dalle dirompenti innovazioni tecnologiche. Il libertario che è in loro implica di essere favorevoli alla propria libertà, ma non a quella altrui, mentre rincorrono i loro sogni progressisti di controllo a tutti i costi. Si tratta di un atteggiamento un po' schizofrenico, non vi pare?

 

Potete vedere in azione questo atteggiamento. Google ha ammesso che digitando "tentato omicidio di tr", il motore di ricerca completa da solo la parola scrivendo "Truman" e non "Trump", e imputa ciò a un bug. Ah. Google suggerisce inoltre che sia stato un errore di algoritmo ad aver fatto sì che cercando una notizia su Donald Trump se ne producano alcune riguardanti Kamala Harris, ma non viceversa. Nel manicomio comandano i reclusi?

SUNDAR PICHAI GOOGLE GEMINI

La loro piattaforma Gemini di intelligenza artificiale è talmente rispettosa della direttiva riguardante la diversità, l'equità e l'inclusione (Dei) che restituisce immagini di persone di colore in uniformi naziste e di nativi americani vichinghi. Nel 2018, i programmatori di Google si sono rifiutati di aiutare il Pentagono a usare l'IA per migliorare il puntamento dei droni, che sarebbe potuto servire per salvare vite umane. Insomma, assolutamente "no", quelli di Google non stanno diventano conservatori.

 

silicon valley

[…] Microsoft e Amazon, membri onorari della Silicon Valley, hanno i rispettivi quartieri generali nella Seattle infestata di caffetterie che vuole creare la zona autonoma di Capitol Hill (CHAZ), sembra essere democratica e tende molto a sinistra. Non mi pare che le cose stiano cambiando.

 

Spesso vengono lanciati messaggi contradditori. Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn, si dice schierato dalla parte di Kamala Harris, ma di Lina Khan, la nemesi della Silicon Valley, la presidente della Federal Trade Commission, ha detto alla Cnn: «Mi auguro che la vicepresidente Harris la sostituisca». Reed Hastings, cofondatore di Netflix, ha donato sette milioni di dollari a un comitato di azione politica (Pac) a sostegno di Kamala Harris, anche se ogni tanto Netflix dà qualche segnale di ribellione non censurando o annullando le esibizioni dei comici Dave Chapelle e Ricky Gervais.

 

INTERVISTA DI ELON MUSK A TRUMP SU X

Tim Cook, Ceo di Apple, ha fatto donazioni sia a sinistra sia a destra e ha perfino fatto parte di un gruppo ristretto di imprenditori consulenti di Trump fino a quando il comitato non è stato sciolto.

 

Per il momento, la Silicon Valley resta ancora di un bel blu intenso (democratico). Dimenticate pure l'iniziativa "White Dudes for Kamala": l'impegno denominato "VCs for Kamala" ha già ottocento firmatari tra i venture capitalist. Sì, decisamente ci sono fin troppi investitori che investono da libertari a favore del libero mercato e votano come progressisti.

 

tim cook

La situazione è confusa, vero? Perlopiù, la Silicon Valley non è iscritta ai sindacati, ha esorbitanti aliquote d'imposta, si trastulla con le criptovalute, detesta la Federal Trade Commission e si oppone alle imposte sul patrimonio. Le condizioni sono mature per votare per un candidato repubblicano, se solo ne avessimo uno. […] I mostri sacri dei soldi flirteranno anche appoggiando Trump, ma la truppa ha ancora molta strada da fare. Tuttavia, mentre gli oneri del progressismo californiano spingono un numero sempre maggiore di aziende a trasferirsi in Texas, forse la Silicon Valley sta diventando più conservatrice di quello che le interessa ammettere.

 

Nel duello tra Harris e Trump Wall Street tifa ancora per i Repubblicani

Estratto dell’articolo di Sara Bennewitz per www.repubblica.it

 

ELON MUSK DONALD TRUMP

Mentre Kamala Harris recupera posizione nei sondaggi e negli stati in bilico come Wisconsin, Pennsylvania e Michigan, tre tasselli chiave nella corsa alla Casa Bianca, Ubs fa un pronostico sulle Presidenziali Usa di novembre, e sulle conseguenze che un'eventuale vittoria dei Democratici o dei Repubblicani di Donald Trump, potrebbe avere sui mercati.

 

[…] pare abbastanza che Wall Street applaudirebbe più una vittoria dei Repubblicani che una dei Democratici.

 

SOSTITUZIONE ETNICA - MEME BY EMILIANO CARLI

[…] Ubs stima che Donald Trump abbia il 40% di chance di fare la “Red Sweep”, ovvero aggiudicarsi entrambe le camere del Congresso Usa. Una vittoria di Trump con Senato e Camera ai repubblicani potrebbe portare a una proroga dei tagli fiscali del 2017, con una possibile ulteriore riduzione delle aliquote dell’imposta sulle società.

 

I finanziamenti per queste manovre potrebbero arrivare da una riduzione degli incentivi e delle disposizioni sull’energia verde, previste dall’Inflation Reduction Act. I mercati azionari probabilmente applaudirebbero una riduzione delle tasse e una regolamentazione più leggera, ma ciò potrebbe essere parzialmente controbilanciato dalle preoccupazioni in merito ai costi e gli impatti sull’inflazione derivanti dall’aumento delle tariffe e dalle guerre commerciali. I tassi di interesse e il dollaro probabilmente aumenterebbero inizialmente.Il comparto finanziario sarebbe il maggior beneficiario di questo scenario grazie ad una regolamentazione più leggera.

trump wall street

 

[…] Nel caso di una vittoria di Trump, anche alle due camere (40% di probabilità), Ubs stima che a livello macro l’impatto economico dovrebbe essere positivo, ma aumenterebbe la pressione inflazionistica, e quindi la Fed sarebbe costretta a dare un minore sforbiciata ai tassi di Interesse. Il dollaro, almeno inizialmente, potrebbe indebolirsi in vista di deficit più elevati e possibili tensioni commerciali.

 

Sui mercati azionari, l’impatto sarebbe invece leggermente positivo. Meno regolamentazione, più fusioni e acquisizioni e nuovi tagli alle aliquote fiscali sulle società sarebbero tre fattori di supporto alla crescita di Wall Street, in particolare per l’industria dell’energia da combustibili fossili e dei servizi finanziari, che potrebbero consolidarsi ulteriormente, beneficiare di nuovi tagli dei costi e remunerare di più i loro azionisti. Il consumo discrezionale, l'industria, l'informazione e il comparto tecnologico secondo Ubs potrebbero invece essere penalizzati da tariffe più elevate.

 

[…]

 

ELON MUSK DONALD TRUMP

Nel caso di una vittoria della Harris, ma solo di una delle due camere (35% di probabilità) a livello macro Ubs si aspetta un aumento delle tasse sulle famiglie a reddito più elevato potrebbero salire, nessun aumento delle imposte sulle società, ma una più rigorose supervisione. In questo caso, che poi è quello attuale dell'amministrazione di Joe Biden, le prospettive per crescita, inflazione, politica monetaria e dollaro dovrebbero rimanere in linea con gli ultimi 4 anni.

 

Quanto al mercato azionario, secondo Ubs sarebbero favorite le aziende nel comparto industriale, dei materiali e dei servizi di pubblica utilità che dovranno tutte focalizzarsi sulla transizione energetica. Sarebbero invece penalizzate le società di energia e dei carburanti da petrolio e carbone, e il comparto dei servizi finanziari che troverebbero importanti ostacoli a una nuova ondata di consolidamento.

silicon valley 3TRUMP A WALL STREETTRUMP A WALL STREET

 

silicon valley 1silicon valley 2

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”