raggi e appendino

SINDACHE IN BILICO – VIRGINIA RAGGI NON HA LA MAGGIORANZA IN CAMPIDOGLIO SULLA NUOVA DISCARICA E FA L’ENNESIMA GIRAVOLTA SULLA NUOVA MALAGROTTA – NEL FRATTEMPO LA APPENDINO CONTINUA A PERDERE PEZZI: IL CONSIGLIERE ALDO CURATELLA È USCITO DAL GRUPPO E ORA LA MAGGIORANZA DI TORINO È APPESA A UN VOTO…

1 – ROMA, RAGGI SENZA NUMERI. CAMBIA ANCORA IDEA E FRENA SU “MALAGROTTA 2”

Lorenzo De Cicco per “il Messaggero”

 

MALAGROTTA

Senza maggioranza in Campidoglio sulla nuova discarica, sotto attacco di un pezzo di M5S nazionale, minacciata di dimissioni a raffica dai municipi a trazione stellata, Virginia Raggi schiaccia ancora una volta sul freno. E il sito dove dovrebbe nascere la nuova discarica di Roma, impianto fondamentale, secondo la Regione Lazio, per evitare la crisi ciclica dell'immondizia nell'Urbe, torna a essere un rebus.

 

raggi di maio

L'ennesima giravolta della grillina matura a tarda sera, dentro le stanze di Palazzo Senatorio dove sciamano per tutto il giorno esponenti stellati di ogni ordine e grado. Rappresentanti dei territori, qualche parlamentare (vedi il capo della Commissione Ecomafie, Stefano Vignaroli, visibilmente irritato), soprattutto i consiglieri comunali di maggioranza: 7-8 sono ormai in rotta per la scelta fatta a Capodanno, quando la giunta M5S ha indicato a sorpresa, per la discarica, l'area di Monte Carnevale, nel cuore della Valle Galeria.

 

RAGGI E APPENDINO AL BALCONE DEL PALAZZO SENATORIO

La stessa zona dove, per quarant'anni, è stata attiva la grande cloaca, Malagrotta, smantellata solo a ottobre del 2013. Qui davanti, sei anni fa, Beppe Grillo arringava i residenti parlando dei rischi di «tumori e rifiuti», al seguito Di Maio e Dibba. La scelta di Raggi, il progetto Malagrotta 2 come lo hanno bollato i comitati locali già sul piede di guerra, ha spiazzato un pezzo di Movimento.

 

virginia raggi paola pisano

Il leader, Di Maio, non l'ha difesa: «Scelta sua, in piena autonomia», tagliavano corto dall'entourage del leader. Ma di questo a Raggi importa il giusto. Sono soprattutto gli equilibri interni, la tenuta della sua sempre più fragile maggioranza a crucciarla. Ieri, per dire, è dovuta arrivare in Aula lei, la sindaca, per acciuffare i 24 voti necessari ad approvare una delibera sul riassetto delle partecipate in rosso. Stessi voti, 24, che ha racimolato la finanziaria 2020-2022 del Campidoglio, a fine anno. Senza il «sì» della sindaca, la maggioranza non avrebbe avuto il numero legale per proseguire. Anche se in teoria il M5S avrebbe 28 voti su 48, più quello di Raggi.

virginia raggi

 

In questo lento sfarinamento interno, la vicenda discarica rischia di fare da detonatore alle tensioni rimaste ancora sotto il tappeto. Ed è forse per questo che Raggi, alla fine, ha deciso di rallentare. I rappresentanti dei due municipi che convivrebbero con la nuova discarica, l'XI e il XII, 300mila abitanti come Bari, ieri hanno minacciato le dimissioni. Raggi, dal 2016 a oggi, ha già perso due distretti, passati al centrosinistra. Per questo non vuole altri strappi.

 

RICORSO AL QUIRINALE

raggi appendino

Ieri, durante il vertice di maggioranza, ha accettato di fare «ulteriori approfondimenti» sulla zona scelta soltanto tre giorni fa. Anche se il Comune, altro paradosso, per lo stesso sito aveva fatto ricorso al presidente della Repubblica, solo a maggio. «La zona può cambiare di nuovo», spiega Daniele Diaco, presidente della Commissione Ambiente del Campidoglio (M5S). «Il Municipio XII presenterà un dossier con alcuni elementi ostativi alla discarica, la sindaca si è detta ben disposta ad analizzarlo e recepirlo.

 

A quel punto la delibera del 31 dicembre potrebbe essere revocata». Dall'entourage di Raggi, confermano che il «municipio potrà presentare eventuali elementi ostativi alla delibera» e che «se sono ostativi, si applica la legge». Insomma, come nel gioco dell'oca, si potrebbe tornare alla casella di partenza: caccia all'area per la discarica. Ma dove?

 

PD CONTRARIO

virginia raggi luigi di maio

La Regione Lazio, guidata dal segretario del Pd, Nicola Zingaretti, guarda infastidita i rovesci di fronte che si registrano intorno al Marc'Aurelio. Il Pd romano ieri ha formalmente attaccato la scelta di Monte Carnevale. «E' il sito meno indicato vista la vicinanza a Malagrotta», ha detto il capogruppo dem in Assemblea capitolina, Giulio Pelonzi. Fratelli d'Italia, annuncia il capofila Andrea De Priamo, ha presentato una mozione contro Monte Carnevale, sperando di calamitare voti tra i 7-8 grillini contrari. Ma data la frenata di Raggi, alla fine, potrebbe non essercene bisogno.

 

2 – ANCHE LA APPENDINO PERDE PEZZI UN ALTRO CONSIGLIERE L'ABBANDONA

luigi di maio chiara appendino paola pisano

Giacomo Nicola per “il Messaggero”

 

La fuga dal Movimento 5Stelle dilaga pure in periferia. Anche a Torino infatti la maggioranza a sostegno della sindaca Chiara Appendino perde pezzi e sopravvive con numeri sempre più risicati. Il consigliere Aldo Curatella ha comunicato ieri mattina l'uscita dal gruppo pentastellato in Sala Rossa. «Non era questo il Movimento, non erano queste le finalità che ci si prefiggeva - ha spiegato in una lettera inviata al presidente del consiglio comunale, Francesco Sicari - e non è più possibile restare all'interno di un contenitore che ha solo l'intestazione originaria, ma è ormai quanto di più lontano si possa immaginare».

ALDO CURATELLA 1

 

IN BILICO

Allo stato attuale Appendino ha ancora la maggioranza in Sala rossa, ma dovrà fare affidamento sempre sul proprio voto perché sarà sufficiente l'assenza di uno dei consiglieri 5Stelle per far venire meno il numero legale e far saltare i lavori. Da un lato i sogni di un secondo mandato, ma dall'altro l'incubo di una fine anticipata del suo primo periodo da sindaca. Il 2020 di Appendino inizia in salita insomma.

chiara appendino maria lapietra

 

Curatella è da sempre uno dei personaggi più critici sulla gestione nazionale, da quando a guidare il M5S c'è Luigi Di Maio, ma anche l'attività della giunta, in particolare dell'ex assessora, e ora ministra, all'Innovazione Paola Pisano. «Nel 2009, dopo anni di vuoto politico, riconobbi in un piccolo gruppo di persone una forza politica alternativa che poneva al centro delle proprie azioni le persone, indipendentemente dalla loro estrazione ricorda il consigliere comunale -. Una forza politica che nel motto uno vale uno non voleva indicare che uno vale l'altro ma che ciascuno contava, in modo orizzontale, per portare poi avanti azioni politiche discusse e valutate nel merito e non basate su personalismi, interessi personali o, peggio ancora, privati».

paola pisano luigi di maio

 

LE SCELTE NON CONDIVISE

Le politiche sull'innovazione sono uno dei nodi a spingerlo all'addio. «Era il Movimento che puntava a innovare il Paese, ma mettendo al centro le persone, senza glissare i possibili impatti sanitari, sociali, ambientali ma affrontandoli senza timore prima di avviare l'innovazione racconta ancora Curatella -. Ora si cerca di innovare a tutti i costi, rimandando ai posteri le valutazioni del rischio».

 

Dalla questione anagrafe al tavolo di progettazione civica, guidato dall'aspirante sindaca Cristina Seymandi e finito nel mirino dei consiglieri per una gestione opaca, sono tanti i punti che secondo Curatella hanno allontanato il M5S di oggi dalle ragioni per cui era nato. «Il nostro era il Movimento delle persone che volevano ridare centralità alle istituzioni, risolvendo le problematiche burocratiche che ogni giorno i cittadini devono affrontare in modo da semplificare loro la vita, indipendentemente dalla propria vicinanza politica aggiunge il consigliere -. Si è invece diventati quelli che si inventano tavoli paralleli alle istituzioni che facilitano e bypassano la politica decidendo quali sono i cittadini/comitati di serie A, più vicini politicamente, da favorire e quali cittadini/comitati di serie B che invece non hanno facilitazioni perché preferiscono seguire iter istituzionali o perché non politicamente vicini».

ALDO CURATELLACHIARA APPENDINORAGGI APPENDINO - ADDIO A DARIO FO

 

Adesso la maggioranza che sostiene la sindaca di Torino, partita nel 2016 con 25 esponenti - su 41 consiglieri comunali - è ridotta a 22, Appendino compresa, con due soli voti di margine. Se altri due consiglieri dovessero far mancare il proprio sostegno ad Appendino, la sindaca si ritroverebbe senza maggioranza, proprio com'è capitato al suo collega grillino di Venaria Reale, Roberto Falcone, costretto ad abbandonare anzitempo l'incarico per lasciare il posto al commissario.

 

Una decisione quella di Curatella che suscita una pesante reazione della capogruppo Valentina Sganga, la quale non usa i guanti per definirla «una scelta incoerente che lascia davvero basiti». In una nota la capogruppo afferma che «il Movimento 5 Stelle è sempre lo stesso. Siamo la casa di tutti i cittadini che vogliono cambiare il Paese e chi non condivide alcune posizioni ha tutto lo spazio per affermarlo all'interno».

APPENDINO RAGGI

Ultimi Dagoreport

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”

giorgia meloni roberto vannacci antonio tajani

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI PASSERÀ IL FERRAGOSTO CON UNA MARGHERITINA IN MANO: AL POSTO DEL "M'AMA/NON M'AMA" CHE LA FACEVA SOSPIRARE DA ADOLESCENTE, IL DILEMMA SARÀ: "VANNACCI SÌ - VANNACCI NO?" - A FACILITARLE LA DECISIONE CI PENSA IL GENERALE, SEMPRE PIÙ CONVINTO DI NON FARSI IMBARCARE IN MAGGIORANZA: MEGLIO RESTARE ALL’OPPOSIZIONE, SPARARLA SEMPRE PIÙ GROSSA E INGROSSARE LA SUA "SPORCA DOZZINA" – IN ATTESA DI SCIOGLIERE IL DILEMMA, LA DUCETTA HA MESSO IN MOTO LA CONTROFFENSIVA: SE L’EX GENERALE DELLA FOLGORE, DOPO AVER PROSCIUGATO LA LEGA, ORA STA DRENANDO VOTI ANCHE A FRATELLI D’ITALIA (E NEL SUD PURE AI 5STELLE), PERCHE' NON RIACCIUFARE I CONSENSI AL CENTRO? DETTO, FATTO: MESSI IN STAND-BY I SUOI COLONNELLI COL FEZ, HA RILANCIATO SULLA SCENA IL SUO EX MAGGIORDOMO DI FORZA ITALIA. COSÌ SI SPIEGA LA PRESENZA A SANT’ANNA DI STAZZEMA DI ANTONIO TAJANI, E L’IMPROVVISA ACCELERAZIONE ANTIFASCISTA DELL'EX MONARCHICO CIOCIARO... - VIDEO

theodore kyriakou enrico mentana cnn

FLASH – A CHE PUNTO E' LA “CNN ITALIANA” BY KYRIAKOU-MENTANA, IL CUI DECOLLO E' PREVISTO PER IL PROSSIMO GENNAIO? - SFUMATE LE TRATTATIVE SUL CANALE “NOVE” E “TV8”, IL MAGNATE GRECO SI SAREBBE RASSEGNATO A PRENDERE IN “AFFITTO” DA DISCOVERY IL CANALE 52, VICINO ALLE ALTRE ALL NEWS, DOVE ORA C’È “DMAX” – IL PROBLEMA È IL COSTO DELL’OPERAZIONE: TRA RETE, TECNICI, GIORNALISTI E IL CONTRATTONE DI CHICCO, VERREBBE A COSTARE SUI 25 MILIONI DI EURO ALL’ANNO, MENTRE I RICAVI PUBBLICITARI STIMATI SI FERMEREBBERO A 6. UN DEFICIT SOSTENIBILE? - KYRIAKOU CONFIDA NEL “BRAND” CNN, MA I BILANCI DELLE ALL NEWS ITALIANE NON È RASSICURANTE. SKYTG24 E TGCOM RESISTONO (CON PERDITE), RAINEWS DRENA MILIONI ALLA TV PUBBLICA PER COLPA DELLE MANCATE SINERGIE: OGNI TG HA I SUOI INVIATI E REDATTORI, CREANDO DOPPIONI INUTILI…

sergio cola

LA VITA È STRANA, LAVITOLA DI PIÙ – CHE COINCIDENZA: L’AVVOCATO DI VALTERINO, SERGIO COLA, L’UOMO DEL “NO COMMENT” ALLA DOMANDA SULLA CONSAPEVOLEZZA DI RANUCCI DELL’ATTENTATO, È UN UOMO DI DESTRA, DA SEMPRE – GIÀ DEPUTATO DI ALLEANZA NAZIONALE PER TRE LEGISLATURE, FINO A 20 ANNI FA, HA PARTECIPATO A MOLTE INIZIATIVE PER IL “SÌ” AL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA GIUSTIZIA. E NEGLI ULTIMI TEMPI AVREBBE RIPRESO CON RINNOVATO VIGORE L’ATTIVITÀ POLITICA, CON FRATELLI D’ITALIA (AL PADRE, ARTURO, FU INTITOLATA L’ANNO SCORSO LA SEZIONE DEL PARTITO DI MELONI A SAN GIUSEPPE VESUVIANO) - COME MAI VALTER LAVITOLA HA SCELTO, TRA I TANTI AVVOCATI POSSIBILI, PROPRIO UNO COSÌ LEGATO A FDI, IL PARTITO CHE PIÙ DI TUTTI HA ATTACCATO SIGFRIDO RANUCCI E NON VEDE L'ORA DI BUTTARLO FUORI DALLA RAI? ANCHE PERCHÉ, COME SCRIVE "MOWMAG", DI LAVITOLA, SERGIO COLA NON È AFFATTO LO STORICO DIFENSORE. E ALLORA PERCHÉ IL FACCENDIERE SI FA DIFENDERE DA UN LEGALE COSÌ DI PARTE E COSÌ VICINO A UN PARTITO? AH, SAPERLO...