boris johnson

SOLO BORIS PUÒ PRENDERE I TORY PER LE CORNA – JOHNSON ERA IN VACANZA AI CARAIBI QUANDO SI È DIMESSA LIZ TRUSS: HA PRESO SUBITO UN VOLO PER TORNARE A LONDRA PER RIPRENDERSI IL PARTITO, E IL GOVERNO. CE LA PUÒ FARE? SÌ: È L’UNICO CHE HA UN CONSENSO REALE NELLA BASE, E SOLO LUI, CHE HA STRAVINTO LE ELEZIONI TRE ANNI FA, PUÒ EVITARE UNA DISFATTA CLAMOROSA PER I CONSERVATORI NEL 2024. L’UNICO PROBLEMA È L’INCHIESTA SUL PARTYGATE (HAI DETTO NIENTE…)

1 - BORIS 2 LA VENDETTA PER TRUSS PENSIONE DA 115 MILA STERLINE INSORGE L'OPPOSIZIONE: "È GROTTESCO"

Alessandra Rizzo per “la Stampa”

 

LIZ TRUSS BORIS JOHNSON

A volte ritornano, e questa volta a tornare potrebbe essere Boris Johnson, l'ex premier travolto dal partygate e costretto a dimissioni ingloriose appena tre mesi fa. Sembra fantapolitica, eppure la disastrosa esperienza di Liz Truss offre a BoJo una seconda chance, e potrebbe spalancargli nuovamente le porte di Downing Street.

 

La prospettiva reale, forse addirittura probabile, del ritorno di un personaggio tanto controverso già spacca il Partito Conservatore nei due campi pro e contro, tra chi pensa che sia l'unico in grado di salvare i Tory e chi vuole fermarlo a ogni costo.

 

RISHI SUNAK BORIS JOHNSON

In mezzo c'è lui, Alexander Boris de Pfeffel Johnson, 58 anni, colto dalla crisi durante una vacanza ai Caraibi. Non ha ancora sciolto la riserva, cioè non ha confermato se intenda o meno correre per la guida del partito, e quindi del governo, ma ha già ricevuto il sostegno di molti. Avrebbe detto ad un alleato di essere pronto alla sfida, ed è atteso a Londra nelle prossime ore.

 

Secondo le regole del partito, chiunque voglia candidarsi deve guadagnarsi il sostegno di almeno 100 deputati. Una soglia alta, secondo alcuni decisa proprio per scongiurare l'ipotesi Boris. Per ora è una corsa a tre: Penny Mordaunt, l'unica che abbia finora dichiarato la candidatura, ex ministra della Difesa, riservista e leader della Camera dei Comuni; Rishi Sunak, ex cancelliere dello Scacchiere e finalista sconfitto da Truss all'ultimo giro, che sarà il candidato dell'ala moderata; e, appunto, Johnson, che è in testa nelle preferenze e ha ricevuto il sostegno di Ben Wallace, ministro della Difesa amato dalla base, che si è però tirato fuori. «Sono orientato su Johnson», ha detto. Se davvero entrerà in campo, Boris intercetterà il voto dell'ala più conservatrice.

 

penny mordaunt.

Le preferenze si devono dichiarare entro lunedì. I due candidati con il maggior numero di preferenze andranno al voto tra gli iscritti al partito. Il vincitore, o la vincitrice, verrà annunciato venerdì prossimo e succederà a Truss.

 

Johnson, costretto a dimettersi a luglio e rimasto in carica fino all'insediamento di Truss, non ha mai nascosto il suo risentimento per essere stato defenestrato in seguito agli scandali del Partygate, i festini proibiti del governo durante il lockdown. Rivendica di aver portato a termine la Brexit, di aver gestito con successo la campagna vaccinale contro il Covid, e di aver guidato il fronte occidentale contro Putin.

 

Quando si è congedato dai Comuni, ha parlato di «missione per lo più compiuta, per ora» e ha salutato con una citazione da Terminator, un irrituale «Hasta la vista, baby»: non esattamente un addio.

 

LIZ TRUSS DIMISSIONI

La campagna "Bring Back Boris", riportiamo Boris a Downing Street, è già partita. Per i suoi sostenitori, l'ex premier ed ex sindaco di Londra è l'unico in grado di evitare una disfatta elettorale alle prossime elezioni, nel 2024, che secondo i sondaggi potrebbe essere paragonabile a quella del 1997 contro il Labour di Blair.

 

E ai laburisti che chiedono elezioni anticipate a fronte della crisi politica ricordano che Johnson un voto lo ha già vinto. «C'è un solo deputato che abbia ricevuto un mandato dal popolo britannico e vinto le elezioni solo tre anni fa», ha detto la deputata Nadine Dorries: «È un vincitore, e al partito, per sopravvivere, serve un vincitore».

il pollo al curry che somiglia a boris johnson

 

Ma per altri Tory, Johnson è ormai «tossico». Alcuni deputati sono pronti ad abbandonare il partito in caso di un suo ritorno. E se resta popolare tra la base Tory, non è detto che lo sia tra l'elettorato in generale, che non dimentica che bugie del partygate. «C'è un motivo se la sua premiership è finita, c'erano serie questioni di credibilità, competenza ed etica», ha detto il deputato Robert Jenrick, che pure ha fatto parte del governo di Johnson. «Davvero il partito vuole tornare a tutto questo?». Tra una settimana al massimo avremo la risposta.

 

2 - BORIS, LA VENDETTA. MA PUÒ FARCELA?

Estratto dell’articolo di Luigi Ippolito per il “Corriere della Sera”

 

È Boris l'uomo da battere. Le chance di un ritorno di Johnson a Downing Street crescono di ora in ora e i suoi avversari si stanno mobilitando per fermarlo: ma la dinamica in corso punta in una sola direzione, ossia l'incredibile resurrezione politica del primo ministro che era stato costretto a dimettersi solo tre mesi e mezzo fa. […]

 

jacob rees mogg con boris johnson

Al momento delle dimissioni di Liz Truss, giovedì, il favorito a succederle sembrava Sunak: ma ora che Boris si è gettato nell'arena, tutto è cambiato in maniera rapidissima. Johnson era in vacanza ai Caraibi ma sarebbe già sulla via del ritorno: e intanto ha cominciato a coordinare le sue truppe, utilizzando perfino il vecchio telefonino che aveva dovuto abbandonare dopo che il numero era stato pubblicato online.

 

Antichi alleati, finanziatori, membri della squadra elettorale che lo aveva affiancato nel voto del 2019: il team Boris ha subito preso corpo, coordinato da Jacob Rees-Mogg, il ministro del Business. Perfino il governo ucraino ha lanciato un tweet a suo favore (poi cancellato), grato dell'inossidabile sostegno di Johnson alla causa di Kiev.

 

rishi sunak e boris johnson

Il punto di forza della campagna di Boris è che lui è l'unico ad avere un vero mandato popolare, avendo stravinto le elezioni di tre anni fa, e dunque può ignorare la richiesta dei laburisti di andare al voto anticipato. In più, lui si presenta come il candidato in grado di risollevare le sorti dei conservatori, mandati a picco nei sondaggi da Liz Truss: solo Johnson è capace di tenere insieme quella coalizione di borghesi di destra e classe operaia ex laburista che ha garantito la vittoria della Brexit e il trionfo dei Tories nel 2019.

 

Già quell'anno, alle elezioni europee, i conservatori erano scesi al minimo storico, portando a casa solo il 9% dei consensi: dopo aver contemplato l'annientamento, si erano affidati a Boris, che li aveva trascinati in pochi mesi al più grande trionfo dai tempi di Margaret Thatcher.

 

jacob rees mogg

Ma Johnson resta una figura che divide, anche all'interno dei conservatori. Diversi parlamentari hanno detto che sarebbero pronti ad abbandonare il partito se Boris tornasse premier: i suoi detrattori sottolineano che è ormai percepito come un mentitore inaffidabile dall'opinione pubblica e che non è più così sicuro che lui sia un vero asso acchiappavoti. In più, i mercati hanno già cominciato a reagire con nervosismo, con la sterlina in ribasso e lo spread in rialzo.

 

Ma la vera spada di Damocle è l'inchiesta parlamentare che dovrà stabilire se Johnson abbia mentito al Parlamento sullo scandalo dei party a Downing Street durante il lockdown: se giudicato colpevole, Boris potrebbe essere sospeso da deputato, cosa che getterebbe nel caos un suo eventuale governo.

BORIS JOHNSON REGINA ELISABETTA

 

Al momento, però, il vento soffia nelle vele di Johnson: se davvero tornasse a Downing Street, emulerebbe l'impresa del suo idolo, Winston Churchill, che era riuscito a farsi rieleggere dopo essere stato sconfitto dal laburista Attlee nel Dopoguerra. D'altra parte, Boris non aveva mai fatto mistero di non considerare chiusa la sua carriera politica: in Parlamento, aveva concluso il discorso di commiato con una citazione da «Terminator», «hasta la vista, baby», e tutti sanno che l'altra frase del personaggio di Schwarzenegger è «I' ll be back», tornerò. Così come, congedandosi da Downing Street, si era paragonato a Cincinnato: che il Senato implorò di tornare per salvare la Repubblica romana in pericolo. Sarà Johnson la salvezza della Gran Bretagna o il colpo finale per un Paese ormai in bilico?

boris johnson carrie symondsboris johnson rishi sunak. lattuga liz truss 1boris johnson

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…