mario draghi giancarlo giorgetti matteo salvini

SOVRANISTA SARÀ LEI - GIORGETTI, CHE VUOLE LA LEGA NEL PPE, PRENDE LE DISTANZE DAL DOCUMENTO FIRMATO DA SALVINI CON LE DESTRE SOVRANISTE EUROPEE: “NON HO LETTO IL TESTO” - L’INIZIATIVA NON PORTERA’ A NULLA (NON CI SARA’ UN GRUPPO UNICO SOVRANISTA A STRASBURGO) MA CREA IMBARAZZO AL GOVERNO: IL DOCUMENTO EVOCA IL RISCHIO CHE LE “ISTITUZIONI EUROPEE PREVALGONO SU QUELLE NAZIONALI” (DITELO A DRAGHI, EX GOVERNATORE DELLA BCE) - GIORGIA MELONI HA FIRMATO IL DOCUMENTO MA PENSA AL SUO ORTICELLO: IL GRUPPO DEI CONSERVATORI, DI CUI E’ PRESIDENTE…

Alessandro Barbera per “la Stampa”

GIANCARLO GIORGETTI E MATTEO SALVINI

 

Il ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti dice di «non aver avuto il tempo» di leggere il manifesto sovranista delle destre europee. Eppure dell'iniziativa nel Carroccio erano tutti al corrente: fra gli altri il responsabile esteri Lorenzo Fontana, il coordinatore dei deputati a Strasburgo Marco Campomenosi, il presidente del gruppo «Identità e democrazia» Marco Zanni. Un documento nato con un intento preciso: diventare il punto di riferimento per un grande gruppo delle destre euroscettiche.

 

MARIO DRAGHI GIANCARLO GIORGETTI

Lega e Fratelli d'Italia a Strasburgo militano in due gruppi diversi: il primo nella citata Identità e democrazia, il secondo nei Conservatori europei con il partito del premier polacco Mateusz Morawieki e di cui Meloni è presidente. Entrambi (Salvini e Meloni) vogliono intestarsi il rapporto con Viktor Orban, nel frattempo espulso dai Popolari europei. Polonia ed Ungheria, primo e secondo beneficiario netto di aiuti comunitari, sono nel mirino di Bruxelles per violazione dello Stato di diritto. Ai due (Morawieki e Orban), sempre più isolati in Europa, l'iniziativa italiana fa buon gioco.

 

matteo salvini mateusz morawiecki viktor orban

Difficile che l'operazione Salvini vada in porto: Meloni ha votato il documento ma è contraria al gruppo unico a Strasburgo. Altri dieci partiti dei Conservatori hanno preso le distanze dal manifesto. Claudio Borghi, già presidente della Commissione Bilancio e fra i più radicali nel Carroccio sulle questioni europee spiega: «Crediamo in un'alternativa pragmatica al blocco social-popolare che governa da sempre l'Unione». Fra i firmatari (non pentiti) del manifesto Marine Le Pen, gli spagnoli di Vox, il partito liberaldemocratico austriaco.

 

GIANCARLO GIORGETTI E MATTEO SALVINI

La Meloni ha un obiettivo diverso: vuole far crescere il gruppo di cui è presidente, e diventare semmai la gamba di destra dei Popolari. Lo fa capire l'ex ministro di Forza Italia Raffaele Fitto, passato a Fratelli d'Italia e numero due a Strasburgo dei Conservatori: «Noi vogliamo costruire l'alternativa europea con altri gruppi, allargare il campo dei Conservatori». Per dirla in sintesi, Salvini in Europa si comporta da movimentista radicale, Meloni è la conservatrice moderata. In Italia Salvini sostiene il governo Draghi, la Meloni è all'opposizione. Il premier, che guarda con malcelato distacco alle vicende interne ai partiti, non fa filtrare nessun commento.

mateusz morawiecki viktor orban matteo salvini

 

«A questo stadio non abbiamo nulla da dire», fanno sapere da Palazzo Chigi. In questo caso però si tratta di un'iniziativa fastidiosa. Sui temi dei diritti il manifesto si limita a riaffermare parole care alla destra come «tradizione», «rispetto dell'eredità giudaico-cristiana», l'importanza di «politiche per la famiglia».

 

GIANCARLO GIORGETTI E MARIO DRAGHI LEGGONO DAGOSPIA

La questione si fa politicamente delicata quando gli estensori parlano della necessità di lasciare la sovranità «in capo alle nazioni» e del rischio di «istituzioni europee che prevalgono su quelle nazionali». Borghi, che insieme al responsabile economia della Lega Alberto Bagnai ha organizzato la prossima settimana un convegno a Roma, spiega che tutto questo non mette in discussione la lealtà al governo guidato dall'ex presidente della Banca centrale europea: «Abbiamo un legittimo obiettivo: cambiare gli equilibri che in Europa hanno sempre fatto vincere le regole volute dalla Merkel. Se le cose stanno cambiando lo dobbiamo anche a Draghi».

 

goofy 7 alberto bagnai claudio borghi

Borghi, già sostenitore (con Bagnai) dell'uscita dell'Italia dall'euro, sostiene che se le cose in Europa sono cambiate ed oggi c'è il Recovery Plan lo si deve anche allla Lega. E però l'Europa a cui punta il manifesto non sembra compatibile con una Banca centrale europea. Per ora l'unico risultato dell'iniziativa è aver creato scompiglio nella Lega.

 

Dopo la presa di distanze di Giorgetti, il più vicino a Draghi fra i leghisti, Fontana è stato costretto a chiamarlo. Secondo le voci che circolano a Strasburgo, il ministro sponsorizza il passaggio dei leghisti nel gruppo dei Popolari europei. Due di loro l'hanno già fatto (Andrea Caroppo e Luisa Regimenti), un terzo è passato ai Conservatori (Vincenzo Sofo), Lucia Vuolo non ha ancora deciso che fare. Come Orban in cerca di una nuova casa, purché a spese dell'Unione.

salvini giorgetti

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…