beppe grillo malindi kenya

SOVRANISTI COL ROLEX - IL POVERO STRACHE CHE SI FA INTORTARE CON GNOCCA, VILLA A IBIZA E VODKA A FIUMI RICORDA A TUTTI CHE POPULISTI NON VUOL DIRE PAUPERISTI: DA GRILLO CHE FA L'ELOGIO DELLA POVERTÀ E POI VOLA A MALINDI A SCIACQUETTARSI NELLA PISCINA DI BRIATORE ALLE SPESE ALLEGRE DEI LEPENIANI A BRUXELLES, O BANNON CHE INNEGGIA ALLA ''GGENTE'' MA NON ENTRA IN HOTEL CHE COSTANO MENO DI MILLE EURO A NOTTE…

 

Tommaso Labate per il “Corriere della sera

 

beppe grillo a malindi da briatore

 Solo il tempo potrà chiarire se la cacciata dal governo di Vienna del vicecancelliere Heinz-Christian Strache si sarà rivelata una tempesta destinata a produrre i suoi effetti collaterali giusto tra i confini austriaci oppure se, al contrario, l' apparentemente innocuo tavolino di una lussuosa villa di Ibiza - tutto imbandito di champagne e vodka di primissima scelta - sarà ricordato come l' incredibile incubatore dei più oscuri presagi destinati all' universo sovranista del Vecchio Continente.

 

L' unica certezza - confermata dalla storiaccia dello Strache attirato da una sedicente nipote di un oligarca russo in una trappola talmente comoda da fargli scappare la promessa di favori e appalti pubblici in cambio di finanziamenti illeciti per il suo partito - è che il demone del lusso sfrenato, quando si trova in presenza dei leader populisti, riesce spesso a trovare terreno fertile.

video rubato heinz strache

 

Troppo facile sarebbe tirare in ballo il leader mondiale dei populisti, Donald Trump, nume tutelare dei fanatici del lusso già dagli anni Novanta, quando la sua fama di ricco per antonomasia gli faceva guadagnare particine e camei in film e serie tv dove interpretava, per l' appunto, se stesso nella parte del miliardario di professione.

 

«Signor Trump, lei dal vivo sembra ancora più ricco», lo salutava la cugina di Willy il principe di Bel Air nell' omonimo telefilm, nella puntata in cui «The Donald» trattava l' acquisto di una lussuosa villa di Los Angeles. Decisamente meno «fiction», nell' epoca in cui Trump è il vero presidente degli Stati Uniti, il partito dei populisti col Rolex, finora rimasti chissà come al riparo dalla vulgata che vuole il lusso, in particolare quello sfrenato, appannaggio della sinistra da bere, dei radical chic, degli europeisti incalliti, magari foraggiati dalle banche, dai poteri forti, dai mecenati alla Soros.

BEPPE GRILLO KENYA MALINDI

 

Grattando quella leggera patina retorica di chi predica «tutto al popolo sovrano» e agli stati-nazione, vengono fuori alberghi di lusso, champagne a fiumi, pesce crudo, vodka di qualità, come quella che ha stordito il leader sovranista austriaco Strache.

 

L' ideologo del populismo mondiale Steve Bannon, in questi giorni di stanza a Parigi, non è riuscito a fare a meno dei cuscini soffici dell' hotel Bristol, dove la stanza più scarsa (e lui non ha scelto la più scarsa) costa 1.200 euro a notte. E che dire dell' astice servito subito dopo un impeccabile assiette di formaggi francesi a chilometro zero scelto qualche tempo fa dal partito di Marine Le Pen per una cena da 400 euro a testa al costosissimo Ledoyen di Parigi, alla quale secondo il settimanale Le Canard enchainé avrebbe partecipato (ma lui ha smentito) anche Matteo Salvini.

bannon

 

Tra le spese rendicontate del gruppo dei sovranisti a Bruxelles, che si chiama «Europa per le Nazioni e la Libertà», sono spuntate l' anno scorso una cena di Natale da 13.500 euro e 230 bottiglie di champagne, oltre a un numero imprecisato di cene e cenette in cui il piatto più salato era sempre il conto. E non sarà un caso nemmeno se, volgendo l' occhio al populismo dell' Est, l' accusa principale rivolta in patria a Viktor Orbán è quella di essere una «cleptocrazia».

STEVE BANNON

 

Certo, forse le «pazzie» natalizie meritano un' indulgenza particolare. Che però non venne concessa, in Italia, all' ideologo del populismo (col Rolex) nostrano, Beppe Grillo, nell' anno 2016. «Voglio farvi gli auguri di Natale con un testo di Goffredo Parise, s' intitola Il rimedio è la povertà .

 

jean marie marine le pen davanti al loro castello di montretout

È un po' lungo ma ne vale la pena», scriveva il garante del M5S sul suo blog. Il tempo di arrivare alla parte del testo in cui Parise evidenziava che «povertà e necessità nazionale sono i mezzi pubblici di locomozione (mentre) superflua è l' automobile, le motociclette, le famose e cretinissime "barche"» che Grillo stava festeggiando il capodanno. Su un eremo francescano? No, a Malindi. Da perfetto populista, corrente Rolex.

le pen castello di montretoutcapodanno malindi beppe grillo beppe grillo a malindi beppe grillo discorso di capodanno beppe grillo a malindi nel 2015beppe grillo gli auguri di natale citando la poverta di parise beppe grillo a malindi nel 2015beppe grillo discorso capodannobeppe grillo gli auguri di natale citando la poverta di parisecapodanno malindi beppe grillo

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…