lotti malago spadafora

SPADAFORA, MALAGÒ DENTRO - GIRA CHE TI RIGIRA, I MAL DI PANCIA GRILLINI SONO CONCENTRATI TUTTI LÌ: SULLA RICONFERMA DI MALAGÒ ALLA PRESIDENZA DEL CONI, CON UN TERZO MANDATO CHE PORTEREBBE A 12 GLI ANNI IN QUEL RUOLO, CON LA POSSIBILITÀ DI GESTIRE NON SOLO LE PROSSIME OLIMPIADI DI TOKYO MA ANCHE E SOPRATTUTTO LE OLIMPIADI INVERNALI IN PROGRAMMA TRA MILANO E CORTINA NEL 2026, CON LE OVVIE RICADUTE IN TERMINI DI CONTRATTI, SPONSORIZZAZIONI E APPALTI - NOMI E COGNOMI DELLA LOBBY CHE SI È MOSSA PER FAR AVERE UN NUOVO MANDATO A MALAGÒ: GIUSEPPE PIERRO, ANDREA MANCINO, ALESSANDRO PAJNO, FRANCO FRATTINI, PAOLA BALDUCCI, LORENZO CASINI….

DAGOREPORT

VIRGINIA RAGGI GIOVANNI MALAGO

 

Nello sport, si sa, l'importante non è vincere ma partecipare.

E in questo momento, sulla legge delega che dovrebbe dare attuazione alla riforma dello Sport nel nostro Paese, vogliono partecipare, dicendo la loro, un po' tutti.

 

Controversia innescata dopo l'invio alle forze politiche della bozza di Testo Unico, che - 11 mesi dopo - dà attuazione alla legge n.86 dell'agosto 2019, anche se l'iter per l'approvazione definitiva potrebbe concludersi addirittura a novembre (invio con modalità da spy story: bozza recapitata in copia non editabile e con il nome del partito destinatario in filigrana su ogni pagina, manco quelle 124 pagine custodissero il quarto segreto di Fatima).

spadafora malagò

 

Lasciamo stare la minaccia di dimissioni del ministro Vincenzo Spadafora, "congelate" (ma che vuol dire?) dal presidente del Consiglio Giuseppi Conte. Il punto è che il testo per come è stato redatto e presentato ha fatto infuriare più di uno nel variegato mondo pentastellato, a cominciare dai duri e puri che, in sintonia con Alessandro Di Battista, che vedono il presidente del Coni Giovanni Malagò come la reincarnazione del Maligno, amico e sodale di Gianni Letta (grazie al quale acchiappò la prima presidenza del Coni nel 2013) e di Luca Lotti, il gran visir renziano, ministro dello sport nel governo di Paolo Gentiloni.

malagò gianni letta

 

Perchè, gira che ti rigira, i mal di pancia grillini sono concentrati tutti lì: sulla riconferma di Malagò alla presidenza del Coni, con un terzo mandato che porterebbe a 12 gli anni in quel ruolo (senza contare i due mandati come membro della giunta nazionale del Coni: nel biennio 2001-2003, quindi dal 2009 al 2013, un cumulo che peraltro secondo alcuni cozzerebbe con la giurisprudenza della Cassazione, dando vita al "ventennio malagoliano"), con la possibilità di gestire non solo le prossime Olimpiadi di Tokyo ma anche e soprattutto le Olimpiadi invernali in programma tra Milano e Cortina nel 2026, con le ovvie ricadute in termini di contratti, sponsorizzazioni e appalti.

 

Lotti Malago

In molti nel Movimento si chiedono: "Ma proprio noi dovremmo essere i portatori d'acqua di Malagò, quando a Roma abbiamo stoppato il suo disegno di portare le Olimpiadi nella Capitale? Lui, l'emblema di quella palude dove nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto è trasformismo nel segno della continuità e del giannilettismo, la filosofia per cui si è tutti amici, e non ci sono né destra né sinistra ma solo il centro tavola, per dirla con Dagospia?".

 

E allora cerchiamo di fare un po' di chiarezza, facendo anche nomi e cognomi, anzi: CONIomi, della lobby che si è mossa per far avere un nuovo mandato a Malagò. Partendo dall'inizio.

 

renzi malago

Con il governo gialloverde M5S-Lega, fu avviata una rivoluzione grazie al sottosegretario leghista a palazzo Chigi, Giancarlo Giorgetti. Che aveva ideato un'architettura del sistema di governance dello sport con al centro un nuovo soggetto, la società Sport e Salute, e il ridimensionamento del Coni al suo perimetro naturale: "governare l'attività olimpica", valorizzare ai più alti livelli la preparazione e la partecipazione italiana ai Giochi a cinque cerchi.

 

Lotti Malago

Giorgetti non si sognava minimamente di intervenire sull'autonomia dello sport per decidere, a mo' di esempio, sul numero delle squadre che devono giocare in serie A, o per scegliere quale disciplina privilegiare tra il nuoto sincronizzato e il tiro al piattello.

L'obiettivo era la gestione e l'allocazione delle risorse.

 

Con la nascita di Sport e Salute (dove come presidente e amministratore delegato viene nominato un manager indipendente, Rocco Sabelli) e la scomparsa di Coni Servizi, niente più soldi da amministrare per sport di base o progetti e progettini con cui ingraziarsi le diverse federazioni, azzerando il possibile conflitto d'interessi per cui a finanziarle non sarebbe più stato chi in cambio poteva chiedere appoggi per altre finalità (leggi: la propria rielezione).

Giovanni Malagò e Gabriele Gravina Foto Mezzelani GMT43

 

Quindi: trasparenza nell'uso del denaro pubblico, eliminazione delle possibili zone di opacità dove tutto si confonde, avvicinando la "cassa" agli sportivi tutti, e al territorio. I fondi vengono suddivisi con un minimo garantito di 288 milioni agli organismi sportivi e alle federazioni, 88 a Sport e Salute, 40 al Coni, togliendo a quest'ultimo anche la gestione del patrimonio impiantistico, a partire dallo stadio Olimpico: con una macroscopica sforbiciata alla dotazione di biglietti omaggio da distribuire, da 500 a partita - quasi 17 mila a stagione, valore: alcuni milioni di euro - a 20. Cosa che fa naturalmente imbufalire Malagò, che gestiva quel pacco di biglietti coltivando le sue numerose amicizie trasversali.

VINCENZO SPADAFORA GIOVANNI MALAGO'

 

Davanti al nuovo assetto, il partito trasversale pro Coni e pro Malagò spara ad alzo zero.

Un tourbillon che ha coinvolto (su impulso italiano, proprio ad opera di Malagò, che quindi si è mosso in un'ottica di rotta di collisione con il governo del Paese) addirittura il Cio, il Comitato olimpico internazionale, per presunte violazioni dei principi della carta olimpica.

 

lettera cio malagò

Il bello è che a pensarla come il leghista Giorgetti era nel 2013 il Pd di Pier Luigi Bersani, che nel suo programma per le elezioni politiche scriveva: "Il Coni è stato per moltissimi anni un Ministero dello sport, una vera e propria anomalia nel contesto internazionale. Negli altri paesi infatti i Comitati Olimpici si occupano esclusivamente dello sport olimpico. E' impellente e doveroso per la politica e per il Parlamento ripensare sia il sistema di finanziamento che la governance dello sport nazionale”.

sabelli giorgetti malagò

 

Ma il Conte 1 cade e con il Conte 2 diventa ministro Vincenzo Spadafora, che comincia a boicottare Sabelli, che per un po' incassa, poi - quando Spadafora vuole "dimezzarlo" scorporando le due cariche - si dimette (da notare: dimessosi lui, l'ipotesi dello scorporo rientra, e infatti Vito Cozzoli adesso è presidente e ad proprio come il suo predecessore).

 

Il siluramento di Sabelli, e quindi l'affondamento della riforma Giorgetti, manda in brodo di giuggiole il Grande Gatsby di Roma Nord, che infatti alla fine di gennaio scorso, in un convegno a Montecitorio, prende la parola per esternare la sua soddisfazione.

malagò giorgetti valente

 

Le "cinque righe della legge" hanno solo creato confusione, "questo è sicuro: oggi finalmente si parla di dialogo e ne sono felice”, ripeterà più volte. “Quando è arrivata la legge, è successo dalla mattina alla sera, penso che la storia del Coni non meritasse questo”. Non solo. In quella sede Malagò, tronfio per la vittoria, danzò sulla carcassa di Sabelli definendo un “errore madornale” le funzioni attribuite a Sport e Salute, “una società in house del Coni che non è e non può essere lo strumento giusto, è un veicolo sbagliato. Siamo completamente in effrazione della legge internazionale”, naturalmente secondo la sua visione, facendosi lui controllato e controllore.

GIUSEPPE PIERRO

 

In ogni caso, sul terreno della legge delega, Spadafora ha battuto su un punto: con il suo testo, si introduce una visione più equilibrata della gestione dello sport, in un quadro armonico tra il costituendo Dipartimento per lo Sport presso il ministero (prenderebbe il posto dell'Ufficio per lo sport), Sport e Salute e il Coni.

 

Peccato che a Sport e Salute non l'abbiano presa bene: il centro propulsore dello schema diventa il Dipartimento, in un perimetro ancora tutto da capire, e quanto ai mezzi ci dovrà essere una "rimodulazione".

malagò

 

In pratica, più denaro (e beni immobili) al Coni, che tornerà ad avere una sua "pianta organica": per le sue competenze farà da solo, con un piccolo "esercito" (così ‘’Repubblica’’) a disposizione, si dice 120 persone.

C'è da stupirsi di questo cambio di vision?

No.

 

E perchè mai, in effetti? Perchè la ragnatela di rapporti a favore di Malagò parte dal Coni e arriva fin dentro le stanze del Ministero, compreso il capo del costituendo Dipartimento, ex ufficio dello sport, Giuseppe Pierro.

 

giorgetti malagò zaia

Tra i consulenti -non remunerati- del ministero c'è Andrea Mancino, presidente della Federazione biliardo sportivo (quindi in una situazione oggettiva di conflitto d'interessi) che ha in curriculum la carica di coordinatore della commissione fiscale del Coni: in difesa del ruolo del Coni, e contro la sua deminutio voluta da Giorgetti, ha firmato un lungo articolo sul Sole24Ore del 18 dicembre 2019.

 

ALESSANDRO PAJNO

Spadafora ha potuto poi contare sulla comprovata esperienza di Dario Simeoli, capo dell'ufficio legislativo del suo ministero e giovane consigliere di Stato (figura nell'elenco dei magistrati addetti al segretariato generale).

 

Simeoli è impossibile non conosca Alessandro Pajno, già presidente del Consiglio di Stato (in passato capo di gabinetto di Sergio Mattarella quando il capo dello Stato era ministro della Pubblica Istruzione, poi suo consigliere giuridico quando era ministro per i rapporti con il Parlamento; quindi segretario generale a palazzo Chigi nel primo governo di Romano Prodi, e sottosegretario al ministero dell'Interno nel Prodi 2).

paola balducci

 

Pajno, che da presidente della "Commissione di garanzia degli organi di giustizia, di controllo e di tutela dell'etica sportiva" al Coni aveva al fianco Mario Luigi Torsello (segretario generale del Consiglio di Stato quando Pajno ne era presidente, ora presidente della prima sezione consultiva del Consiglio medesimo).

Giovanni Malagò Foto Mezzelani GMT05

 

Torsello nella Commissione è stato sostituito da Gabriella Palmieri Sandulli, prima donna a essere nominata avvocato generale dello Stato, un curriculum prestigioso e meritato, in cui spicca anche la carica di presidente aggiunto della seconda Sezione del Collegio di garanzia dello sport presso... il Coni!

malago e giorgetti foto mezzelani

 

Il cui presidente è Franco Frattini, Forza Italia, ministro della Funzione pubblica e autore di una legge sul "conflitto d'interessi", ruolo da non confondere con quello del Garante del Codice di comportamento sportivo, che è di Corrado Calabrò.

 

In tale Collegio tra i componenti della 1a Sezione troviamo Paola Balducci: sì, proprio lei, già componente del Csm, protagonista -tra tanti- delle chat con Luca Palamara, organizzatrice di cene nella sua casa in zona Botteghe Oscure cui ha partecipato, tra gli altri insieme a Malagò, l'ex ministro dello Sport, pro Coni, il già citato Luca Lotti (qualche settimana fa girava lo screenshot della pagina Facebook di Spadafora, durante una diretta su "Sport e Giovani", dove sotto la faccia del ministro compariva tra i like proprio la firma di...Paola Balducci).

Gabriella Sandulli Palmieri

 

Da ultimo, va segnalato Lorenzo Casini, attuale capo di gabinetto del ministro Dario Franceschini, che nell'agosto 2019 ha scritto un articolo tranchant contro la riforma Giorgetti: "Governo e Parlamento cancellano l'autonomia dello Sport" (Casini tra il 2014 e il 2019 è stato componente del Collegio di garanzia del Coni).

franco frattini

 

Da questo quadro, verificabile attraverso il sito del Coni, del ministero e del Consiglio di Stato, si capisce come avesse ragione da vendere Mario Missiroli quando sosteneva: "In Italia non si può fare la rivoluzione. Perché ci conosciamo tutti".

ANDREA MANCINO

 

Ultimi Dagoreport

cnn fondo - ellison donald trump mark thompson jb pritzker

FLASH! – VENDUTA LA WARNER-DISCOVERY ALLA PARAMOUNT DI ELLISON, PER NON CADERE NELLE MANINE DI FORBICE DI DONALD TRUMP, L’85% DEI GIORNALISTI DELLA CNN SAREBBE PRONTO A USCIRE DAL GRUPPO E FONDARE UN’ALTRA EMITTENTE ALL-NEWS – I MILIARDI NECESSARI PER IL PROGETTO SAREBBERO PRONTI, FORNITI IN PARTE DAL GOVERNATORE DEMOCRATICO DELL’ILLINOIS, JB PRITZKER; CIO’ CHE ANCORA MANCA E’ CHI ASSUMERA’ LA GUIDA SUPREMA DELLA NUOVA NEWS MEDIA-COMPANY: IN POLE L’ATTUALE PRESIDENTE E CEO MARK THOMPSON….

porto di genova secolo xix silvia salis gianluigi aponte marco bucci michele brambilla

FLASH! – AVVISATE L’IRRITABILE GOVERNATORE DELLA LIGURIA, MARCO BUCCI, DI RASSEGNARSI: MICHELE BRAMBILLA RESTERÀ SEDUTO SULLA PRIMA POLTRONA DEL “SECOLO XIX”: PAROLA DELL’EDITORE ED ARMATORE DEI DUE MARI, GIANLUIGI APONTE – DOPO L’ERA SPINELLI-TOTI E LA NOMINA DI BUCCI ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE (GRAZIE ALL’INFLUENTE SINDACO DI IMPERIA, CLAUDIO SCAJOLA), IL PROGETTO DI APONTE DI TRASFORMARE IL PORTO DI GENOVA IN UN HUB PER IL SUO IMPERO DI NAVI SEMBRAVA ANDARE IN PORTO CON L’ACQUISIZIONE DEL “SECOLO XIX”, PER IL QUALE AVEVA SCELTO UN GIORNALISTA CONSERVATORE COME DIRETTORE, SICURO CHE SAREBBE ARRIVATO UN SINDACO DI DESTRA – ORA IL PIANO DI APONTE HA DUE PROBLEMI: UN SINDACO DI CENTROSINISTRA, SILVIA SALIS, E UN BRAMBILLA CHE NON AMA PORTARE IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO…

la stampa maurizio molinari alessandro de angelis luca ubaldeschi alberto leonardis

FLASH! – L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” DA PARTE DEL GRUPPO SAE DI ALBERTO LEONARDIS ALLE BATTUTE FINALI: IN CORSO LA NEGOZIAZIONE SUGLI ESUBERI E PRE-PENSIONAMENTI CON IL CDR DEL QUOTIDIANO TORINESE – PER LA DIREZIONE, SAREBBE IN POLE LUCA UBALDESCHI, GIÀ VICE DIRETTORE DE “LA STAMPA” ED EX DIRETTORE DEL “SECOLO XIX” (MA SI PARLA ANCHE DI GIUSEPPE DE BELLIS DI SKY TG24), CON MAURIZIO MOLINARI COME SUPERVISORE EDITORIALE; UNICA CERTEZZA, ALESSANDRO DE ANGELIS ALLA VICEDIREZIONE – IL CAPITOLO “REPUBBLICA” SI CHIUDERÀ LA SETTIMANA SUCCESSIVA AL VOTO DEL 23 MARZO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA…

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….