giulio regeni

SPIE E SEGRETI, IN KENYA LA CHIAVE DELLA VERITÀ SU REGENI - IL TESTIMONE CHE RACCOLSE LE PAROLE DI UNO DEGLI ESECUTORI DEL DELITTO È UN POLIZIOTTO KENIOTA. MA LA COLLABORAZIONE CON I PM ITALIANI È OSTACOLATA DAI RAPPORTI STRETTI FRA NAIROBI E IL CAIRO

Carlo Bonini per “la Repubblica

 

giulio regeni 3

La chiave in grado di aprire definitivamente l' arrocco del regime egiziano a protezione dei responsabili del sequestro e dell' omicidio di Giulio Regeni è qui. A 5.200 chilometri a Sud del Cairo. Nell' africa sub Sahariana orientale. Nella capitale del Kenya, Nairobi. Perché è qui che un poliziotto keniota ha raccontato di aver raccolto le confidenze autoaccusatorie dell' uomo chiave nel sequestro di Giulio, il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif.

 

L' ufficiale della National Security Agency (l' Intelligence egiziana) che, al Cairo, condusse l' istruttoria che doveva dimostrare ciò che Giulio non era: una spia al soldo degli inglesi. E che per questo è ora indagato per sequestro di persona con altri 4 ufficiali della Nsa dalla Procura di Roma.

 

regeni

E' a Nairobi infatti che la scorsa estate, il pm di Roma, Sergio Colaiocco, dopo aver raccolto la testimonianza del poliziotto keniota, ha inviato una rogatoria per fissare e verificare le circostanze di questa confessione e l' attendibilità del testimone. Con un caveat . Del testimone la Procura di Roma non ha rivelato il nome alle autorità keniote, né il contenuto del suo verbale di testimonianza. Per ragioni - è stato spiegato - di incolumità del testimone kenyota e di genuinità nell' accertamento dell' identità dell' ufficiale dell' intelligence egiziana di cui ha raccolto le confidenze. Una partita a scacchi, insomma. Di cui conviene riprendere il filo. Così come documentato nel verbale raccolto dalla Procura di Roma.

 

il manifesto prima pagina con gli articoli di giulio regeni dopo la morte

E' l' agosto del 2017 e, a Nairobi, viene convocata una riunione dei rappresentanti dei servizi di intelligence africani impegnati nelle attività antiterrorismo. La scelta del luogo non è casuale. Perché il Kenya, insieme all' Etiopia, è l' avamposto della guerra che gli islamisti di Al Shabab hanno aperto nel Corno d' Africa, porta di accesso orientale del continente: tra il 2013 e il 2017, il Kenya subisce infatti 373 attacchi terroristici che provocano 929 morti, 1.149 feriti e 666 sequestri di persona.

 

L' ufficiale scelto dalla National Security Agency egiziana per partecipare all' incontro di Nairobi è il giovane maggiore Sharif, 35 anni, le cui credenziali sono documentate dal numero di tessera identificativa 505. Il maggiore, a quanto pare, ha un' inclinazione alla chiacchiera. Si vanta dei metodi spicci dell' intelligence egiziana. E lo fa anche nella coda della "riunione interafricana" degli apparati di sicurezza.

 

paola regeni

Una cena in uno dei grandi alberghi di Nairobi. Il poliziotto keniota racconta di averlo distintamente sentito rivendicare la propria partecipazione al sequestro di Giulio e al breve pedinamento che, la sera del 25 gennaio del 2016, lo precedette, mentre, a piedi, il ricercatore italiano prendeva la metropolitana che da Dokki, il quartiere dove abitava, lo avrebbe dovuto portare a un appuntamento non lontano da piazza Tahrir. Sharif dice qualcosa di più.

 

Conferma che Giulio era stato oggetto di attenzioni della Nsa da mesi. Che il fermo e il suo sequestro fu una decisione presa la sera stessa del 25, nella convinzione che Giulio stesse per incontrare una persona sospetta. «L' abbiamo preso, messo in macchina e picchiato» si lascia andare il maggiore, secondo quanto racconta il testimone keniota.

 

regeni

L' importanza della confessione rubata al maggiore Sharif è direttamente proporzionale alla tensione che ha innescato lungo l' asse Roma, Nairobi, Cairo. I rapporti tra l' Egitto e il Kenya sono infatti d' acciaio. In ragione di un' antica amicizia. Dei legami economici che rendono l' Egitto snodo vitale nelle rotte di importazione delle derrate necessarie a soddisfare il fabbisogno alimentare del Kenya. Della forza dell' apparato di intelligence e militare egiziano nel quadrante africano orientale.

 

Insomma aiutare Roma, mettendo il Cairo con le spalle al muro di fronte alla giustizia italiana, significherebbe per il Kenya doversi attrezzare a ritorsioni significative.

Non è una decisione da niente. Che pesa sulle spalle del magistrato cui quattro mesi fa è stata consegnata la rogatoria della Procura di Roma: il Director of Public Prosecution (Dpp), la massima autorità inquirente del Paese. Si chiama Noordin Haji. E' un uomo di 46 anni, cresciuto in una delle famiglie più influenti del Kenya (ha otto tra fratelli e sorelle nati dal padre senatore ed ex ministro della Difesa, Mohammed Yusuf Haji).

 

GIULIO REGENI CON LA FAMIGLIA

Ha studiato legge e sicurezza internazionale in Galles e Australia, è un musulmano osservante, e, poligamo come il padre, ha due mogli e otto figli. E' stato nominato Dpp nella primavera scorsa dal Parlamento, cui risponde. In pochi mesi, si è guadagnato le prime pagine dei giornali europei per la sua offensiva nei confronti della corruzione dei membri del Governo e dell' amministrazione, una delle piaghe del Paese insieme alla minaccia terroristica. Viene dai ranghi del Servizio segreto - il National intelligence service - di cui è stato, fino alla primavera del 2019, vice direttore.

 

Di quanto accaduto in quell' agosto del 2017, Haji dovrebbe dunque aver avuto piena consapevolezza. E se si dovesse stare a quello che almeno una fonte qualificata interna al servizio keniota riferisce a Repubblica , in quell' agosto del 2017, in quell' albergo di Nairobi, le cose sarebbero effettivamente andate proprio come ha raccontato alla Procura di Roma il poliziotto che teme per la sua vita. E tuttavia, come sempre accade nelle questioni che incrociano le responsabilità dei Servizi, le certezze non esistono e c' è bisogno di dare alle parole un nome e un cognome.

 

al sisi

E dunque, se c' è un indirizzo, a Nairobi, dove bussare è proprio quello di Haji, il Dpp. Nel quartiere residenziale di Upper Hill, al secondo piano di un compound che è stato a lungo la sede degli uffici dell' Unione europea e che ora è protetto da filo spinato, sorveglianza armata e rigidissimi controlli di sicurezza. Con una domanda in fondo semplice: cosa sa Noordin Haji di quella confessione del maggiore della Nsa egiziana Sharif?

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…

giorgia meloni carabinieri

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL'8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?

friedrich merz afd cdu

FLASH – COSA SUCCEDERÀ IN GERMANIA, ORA CHE LA LOCOMITIVA TEDESCA È DERAGLIATA? CI SONO I 100MILA LICENZIAMENTI DI VOLKSWAGEN, SIEMENS TAGLIERÀ ALMENO 6MILA POSTI DI LAVORO E IL GOVERNO DI QUELLO STOCCAFISSO DI FRIEDRICH MERZ È IN BAMBOLA. LA POPOLARITÀ DEL CANCELLIERE È IN CADUTA LIBERA E I POST-NAZISTI DI AFD SONO ORMAI IL PRIMO PARTITO – AD ANGOSCIARE IL GOVERNO DI BERLINO C’È ANCHE IL DOSSIER COMMERZBANK: VISTA L’ARIA CHE TIRA, SI TEME CHE LO SFORBICIATORE ANDREA ORCEL, ORA CHE UNICREDIT HA IL CONTROLLO DELLA BANCA TEDESCA, MANDI A CASA MIGLIAIA DI PERSONE…

donald trump benjamin netanyahu

FLASH – LA STRATEGIA ELETTORALE DI NETANYAHU? BOMBARDARE! “BIBI” CONTINUA A MARTELLARE IL LIBANO PER RISALIRE NEI SONDAGGI, IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE, MA ORMAI IL SUO DESTINO SEMBRA SEGNATO – ANCHE DONALD TRUMP GLI HA CONSEGNATO UN BEL “VAFFA”: IL TYCOON HA CAPITO CHE DEVE PUNTARE LE SUE FICHES SU UN GOVERNO DI CENTRODESTRA CHE ABBIA UN PREMIER MENO COMPROMESSO DI “BIBI”. LO SPARTIACQUE CHE HA PORTATO TRUMP A SCARICARE NETANYAHU È STATO IL NO ALLA GRAZIA DA PARTE DEL PRESIDENTE ISAAC HERZOG…