nicola gratteri matteo renzi marco mancini

SPIE IN TILT: MANCINI BOMBARDATO DA CARLO BONINI – ‘’PIÙ IRRAGIONEVOLE DEL SOLITO, ANIMATO DA ROBUSTI PROPOSITI DI VENDETTA, LO 007 SI È MESSO PERSONALMENTE ALLA RICERCA DELLA FONTE DI "REPORT" CHE IL 23 DICEMBRE LO FILMÒ NEI SUOI CONVERSARI ALL'AUTOGRILL - IL METODO MANCINI È INFALLIBILE. PERCHÉ ANTICO QUANTO IL LAVORO DELLE SPIE. CREA UN PROBLEMA E CANDIDATI A RISOLVERLO – HA SEMPRE GODUTO DELL'AMICIZIA DI UN PESO MASSIMO COME IL PROCURATORE ANTIMAFIA DI CATANZARO NICOLA GRATTERI CHE, A QUALE TITOLO E PER RAGIONI CHE NON È TUTT'ORA DATO SAPERE, NON HA MAI SMESSO DI SPONSORIZZARNE LA NOMINA (“SOLTANTO NELL'AMBITO DI INTERLOCUZIONI E RAPPORTI ISTITUZIONALI”, HA DETTO IERI IL PROCURATORE AL ‘’FATTO’’)’’

Carlo Bonini per “la Repubblica”

 

carlo bonini foto di bacco

Il Palazzo della politica è assai inquieto e gli apparati sono con l'orecchio a terra. Perché l'affaire dell'autogrill Renzi- Mancini è una palla di neve che si è già fatta slavina e minaccia di diventare valanga. Perché il sacrificio umano di Gennaro Vecchione (rimosso dal vertice del Dis mercoledì scorso), ragionevolmente, non basterà.

 

marco mancini e matteo renzi

Perché Marco Mancini, o se preferite "doppio Mike" (MM come Marco Mancini – ndDago), come apostrofano la sessantunenne spia emiliana di Castel San Pietro terme gli addetti dell'Intelligence, comparto dove senza soluzione di continuità lavora da 36 anni (per intenderci, nell'anno in cui Elisabetta Belloni, entrava alla Farnesina, e sei anni prima che Mario Draghi mettesse piede la prima volta in Banca d'Italia, Mancini transitava dai nuclei antiterrorismo dei carabinieri al Sismi, come capocentro di Bologna), fa paura.

 

marco mancini

E non solo e non tanto perché, in queste ore, lo raccontano più irragionevole del solito. Tutt' altro che disposto a una onorevole resa e uscita di scena, quanto, piuttosto, animato da robusti propositi di vendetta.

 

Al punto da essersi messo personalmente alla ricerca della fonte di "Report" (l'ormai famigerata insegnante che accompagnava l'anziano padre incontinente) che il 23 dicembre lo filmò nei suoi conversari all'autogrill.

 

Ma perché, se possibile, ancora più vittima di se stesso e della convinzione - che lo accompagna come una scimmia sulla spalla dal 2006, anno in cui entrò in carcere due volte, prima per la vicenda Abu Omar e quindi per lo spionaggio della struttura illegale che faceva capo a Telecom - di essere vittima di un complotto ordito dai suoi nemici interni ai Servizi.

 

marco mancini

Di una conventio ad excludendum che gli avrebbe illegittimamente interdetto l'approdo ai vertici dei Servizi. Già, seduto sul doppio-fondo di alcuni passaggi chiave della storia repubblicana e dei suoi apparati, Mancini è una di quelle bombe a orologeria che la politica e gli stessi apparati hanno sempre avuto angoscia a maneggiare e non sono mai riusciti a disinnescare.

 

L'uomo - che è di notevole intelligenza intuitiva - capisce infatti presto che è proprio nella fragilità, pubblica e privata, della politica, delle sue classi dirigenti, e nella forza del ricatto che la tiene insieme e ne governa la cooptazione e la selezione, che è il tesoro di una spia come lui. L'autogrill di Fiano, da questo punto di vista, è solo un inciampo del destino.

Pollari e Cossiga

 

Sarebbe potuto accadere molto prima. Armati di uno smartphone, sarebbe bastato, in questi anni, perdere una giornata feriale lungo il "golden mile" di "doppio Mike". Quello che, a Roma, unisce Largo santa Susanna (per anni sede degli uffici del Dipartimento per le Informazioni e la Sicurezza) a piazza Barberini, alla galleria Sordi e a piazza Montecitorio.

 

Lo avreste facilmente incrociato, in ogni stagione, in uno dei suoi eccentrici outfit, negli uffici a cielo aperto (bar, marciapiedi) dove nuotava e pasturava nella risacca del Palazzo. Incontrando e confabulando con onorevoli, spiccia faccende, manager, ministri, sottosegretari.

 

giuseppe conte gennaro vecchione 1

Il metodo Mancini, del resto, è infallibile. Perché antico quanto il lavoro delle spie. Crea un problema e candidati a risolverlo. Era stato così nell'Italia spaccata a metà da Berlusconi (quando, da capo della Prima divisione del Sismi di Pollari, dimostra la stessa confidenza di accesso al Pd come a Forza Italia e quando, per ben due volte, il segreto di Stato lo salva dalla condanna definitiva alla reclusione per Abu Omar e gli guadagna il non luogo a procedere per la vicenda Telecom).

 

Gennaro Vecchione

Ed è così anche nell'Italia politicamente stravolta che esce dalle urne nel 2018. Quando aggancia il neoministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini (incontrato la prima volta 12 anni prima da detenuto durante la vicenda Abu Omar), promettendogli fedeltà nel sorvegliarne le potenziali fragilità e caldeggiandogli - almeno a suo dire - a direttore dell'Aise Luciano Carta, convinto che quest' ultimo lo avrebbe ricompensato riportandolo in ruoli operativi o addirittura a una vicedirezione (la cosa non accadrà e Carta finirà nella lista dei nemici personali di "doppio Mike" e di Vecchione).

Luciano Carta

 

O quando - è sempre il 2018 - trasforma l'allora giovane e sprovveduto deputato 5 Stelle e oggi sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo - che da membro del Copasir era inciampato in una disavventura giocando a fare lo 007 in Medioriente con una coppia napoletana di trafficanti d'armi - in un suo ventriloquo all'interno del Palazzo.

 

ANGELO TOFALO 9

Con queste premesse, si capisce perché mettersi nel taschino Vecchione e Conte sarebbe stato un gioco da ragazzi. A maggior ragione, forte anche dell'amicizia di un peso massimo come il procuratore antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri che, a quale titolo e per ragioni che non è tutt' ora dato sapere, non ha mai smesso di sponsorizzarne la nomina («Soltanto nell'ambito di interlocuzioni e rapporti istituzionali», ha detto ieri il Procuratore al Fatto ).

 

Vecchie storie calabresi, suggerisce qualche vecchio investigatore in quella terra. Quando il Sismi di Pollari e Mancini aiutava a ritrovare asseriti arsenali di 'ndrangheta.

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