LA STRATEGIA DI BONACCINI PER FAR FUORI ZINGARETTI (E CONTE) E PRENDERSI IL PD – L’IDEA DI FAR RIENTRARE RENZI E BERSANI. GLI UOMINI VICINO A ZINGA SONO CONVINTI CHE L'USCITA DI BONACCINI SIA UN AUTOGOL: «SONDAGGI ALLA MANO, RENZI È FRA I LEADER POLITICI CON L'INDICE DI GRADIMENTO PIÙ BASSO IN ITALIA. SE IL GOVERNATORE EMILIANO PENSA DI FARE IL SEGRETARIO DEL PD CON L'ACCOPPIATA RENZI-BOSCHI SI ACCOMODI PURE

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MARCO ANTONELLIS per Italia Oggi

 

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«Se mi chiedi se devono rientrare Renzi e Bersani io dico 'rientrino pure'. Noi dobbiamo riportare quelli che sono usciti e non ci votano più, non Renzi e Bersani in quanto tali. Perchè il Pd non può rimanere al 20% e se rimane al 20% nei prossimi anni, vuol dire che, quando si voterà per le politiche, noi non vinceremo le elezioni».

 

Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, durante la Festa dell'Unità a Modena, rispondendo ad una domanda sulla possibilità che Renzi e Bersani rientrino nel Pd. Dal Nazareno - nonostante le smentite di rito e come ampiamente anticipato da queste colonne- erano da tempo certi che dietro Bonaccini ci fosse l'idea di rientrare nel Pd visto che l'esperimento di Italia Viva è sostanzialmente fallito. Per questo neanche ora i vertici dem e Zingaretti in particolare vogliono commentare l'uscita di Bonaccini.

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«Tana per Bonaccini» commenta però un deputato vicino a Zingaretti. Sono tutti convinti che l'uscita di Bonaccini sia un autogol: «Sondaggi alla mano, Renzi è fra i leader politici con l'indice di gradimento più basso in Italia. Anche tra i nostri militanti ci sono grossissime perplessità dopo quello che ci ha detto. Se Bonaccini pensa di fare il segretario del Pd con l'accoppiata Renzi-Boschi si accomodi pure». Persino sulla Rai si ripercuotono le polemiche tra Pd e Italia Viva: oggetto del contendere stavolta sono le trasmissioni del Tg1 che dovranno illustrare agli italiani i risultati di referendum ed elezioni regionali.

 

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Intanto, mentre la campagna elettorale referendaria è in pieno svolgimento, dal Nazareno lanciano le proposte per il post «taglio dei parlamentari»: proposte destinate a finire nella prossima verifica di governo, qualunque sia il risultato delle prossime regionali. Sono tre i punti salienti:

 

1) Introduzione, come nel modello tedesco, dell'istituto della sfiducia costruttiva, con attribuzione al Presidente del Consiglio dei ministri del potere di proporre al Presidente della Repubblica non solo la nomina ma anche la revoca dei ministri.

 

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2) Valorizzazione del Parlamento in seduta comune, al quale verrebbero affidate competenze come il voto di fiducia del Presidente del Consiglio dei Ministri entro dieci giorni dalla sua nomina da parte del Presidente della Repubblica; la votazione di mozioni di sfiducia costruttiva; l'approvazione della legge di bilancio e del rendiconto consuntivo; l'autorizzazione all'indebitamento; la formulazione di indirizzi al Governo nell'imminenza di riunioni del Consiglio Europeo; l'approvazione delle leggi di revisione costituzionale e delle altre leggi costituzionali; l'approvazione dei trattati internazionali.

 

3) Differenziazione delle funzioni tra Camera e Senato. Nel frattempo, in questa ultima settimana di campagna elettorale il «voto utile», cioè l'idea che solo il candidato del Pd possa vincere su quello delle destre, diventerà la parola d'ordine della comunicazione del Pd.

nicola zingaretti stefano bonaccini nicola zingaretti stefano bonaccini

 

Dal Nazareno non vogliono sbilanciarsi, ma sono ottimisti, sembra che questo messaggio stia già facendo presa sugli elettori grillini. Quindi si continuerà, soprattutto per questi ultimi sette giorni decisivi.

 

Mentre sembra stia sostanzialmente finendo la guerra interna sui referendum, anche se alcuni giornali e personalità vicine al centrosinistra la continuano a cavalcare. Ieri infatti sul Sì al Referendum non c'è stata nessuna critica al segretario Zingaretti durante la sua giornata fra i militanti alla Festa dell'Unità: «Dopo la nostra Direzione il nostro popolo ha capito le motivazioni del Sì, ed ora circa l'80% dei nostri militanti lo voterà. Sarà un successo, anche per il Pd», dice un dirigente Dem.

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