giancarlo giorgetti mario draghi matteo salvini

LA STRATEGIA DELLA PENSIONE - LA LEGA SI SMARCA SULL’ADDIO A QUOTA 100, DRAGHI EVITA LO SCONTRO. L'OBIETTIVO È DIFENDERE L'UNITÀ DEL GOVERNO. NIENTE STRAPPI ANCHE SUL REDDITO DI CITTADINANZA, MISURA BANDIERA DEL M5S. LA LINEA DI MARIOPIO E’ QUELLA DI NON MORTIFICARE GLI SCONFITTI NELLE URNE, LEGA E MOVIMENTO IN TESTA, PER TENERNE A BADA EVENTUALI RITORSIONI SULLA MANOVRA - GIORGETTI: “SULLA PREVIDENZA NESSUNA DECISIONE, LA FORNERO NON TORNA”…

Tommaso Ciriaco per "la Repubblica"

 

mario draghi

Quando la Lega mette in dubbio il sostegno alla manovra a causa di Quota 100 che diventa 104, Mario Draghi lascia che a rispondere sia Daniele Franco. «Questa è solo la cornice della manovra», assicura. Tecnicamente, è così. Ed anche letteralmente, visto che per buona parte del Consiglio dei ministri nessuno ha in mano il testo del Documento programmatico di bilancio e la maggioranza dibatte soltanto di principi. Politicamente, però, c'è molto altro. Non replicando alle critiche del Carroccio, il premier mostra di non cercare lo scontro.

 

Lo fa fedele a una condotta che proverà a mantenere fino all'elezione del prossimo presidente della Repubblica, dunque fino alla seconda metà di gennaio: unità nazionale e coesione, niente strappi, stabilità. (...)

 

DRAGHI SALVINI

Draghi l'ha spiegato in più occasioni e l'ha ribadito anche ieri, a margine delle riunioni di governo, difendendo l'orientamento di rifinanziare il Reddito di cittadinanza in modo pressoché identico all'anno precedente: non si possono abbandonare d'un colpo gli ammortizzatori per le fasce più deboli.

 

(...)

 

Ma di mezzo c'è anche la politica. Quei provvedimenti sono stati pensati da alcuni leader che partecipano all'attuale maggioranza, impossibile stravolgerli senza alimentare dolorosi conflitti. Senza trascurare la volontà di non mortificare gli sconfitti nelle urne, Lega e Movimento in testa. Di tenerne a bada eventuali ritorsioni sulla manovra. E di contenere Salvini, i suoi umori ondivaghi, la voglia di rivincita nel momento di massima difficoltà. La strada, certo, è impervia. Ma Draghi considera possibile raggiungere la cima dribblando le insidie.

GIANCARLO GIORGETTI E MARIO DRAGHI

 

Quando alcuni giorni fa ha ricevuto il leader leghista, l'ha fatto soprattutto per costruire un percorso che garantisca un superamento poco traumatico di Quota 100, che scade a fine anno. La promessa era quella di passare a Quota 102, anche se questo schema non fa impazzire il resto della maggioranza (grillini esclusi), risulta costosa e legata al periodo gialloverde.

 

Giorgetti un po' borbotta, in cabina di regia chiede di garantire Quota 100 almeno per i lavoratori delle piccole imprese che vanno in pensione senza paracadute aziendale. In Cdm, tocca sempre al responsabile del Tesoro vestire i panni del poliziotto cattivo, rilanciando quota 104 nel 2023. «È il modo più ragionevole - spiega - per traghettare fuori dalla fase precedente con gradualità ».

 

SALVINI DRAGHI

Tensioni, insomma. Ma tensioni che per il premier saranno smorzate nei prossimi giorni, probabilmente chiudendo a Quota 102, o comunque limitando Quota 104 soltanto ad alcuni settori. La verità è che Draghi punta a una manovra di pacificazione anche perché intende preservare i prossimi tre mesi, quelli che separano il Paese dallo snodo decisivo: l'elezione per il Colle. È chiaro che si intrecciano ragioni politiche, generali e, inevitabilmente, personali. Diversi leader della maggioranza l'hanno "candidato" al Colle.

 

MARIO DRAGHIdraghi g-20

(...)

draghi

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