racanelli lotti palamara

IL SUK DEL CSM – BONINI: NELLA CONGIURA SI AFFACCIA ANCHE ANTONELLO RACANELLI, SEGRETARIO DI MAGISTRATURA INDIPENDENTE, CHE DÀ LA SUA BENEDIZIONE ALLA OPERAZIONE CONDOTTA DA PALAMARA E LOTTI SULLA PROCURA DI ROMA- LE MOSSE PER “AZZOPPARE” PAOLO IELO, TITOLARE DEL PROCESSO CONSIP E UOMO CHIAVE DEL PROCURATORE USCENTE PIGNATONE - IL RUOLO DI RACANELLI, L' IMMARCESCIBILE SEGRETARIO DELLA STESSA CORRENTE DI CUI È STATO SEGRETARIO DA MAGISTRATO COSIMO FERRI…

Carlo Bonini per la Repubblica

 

Palamara

La congiura che doveva riscrivere la geografia giudiziaria del Paese si popola di nuovi protagonisti. Perché nelle carte dell' inchiesta di Perugia si affaccia un nuovo nome. Di un qualche peso ed esposizione. Antonello Racanelli, Procuratore aggiunto di Roma e segretario di Magistratura Indipendente, la corrente conservatrice che, nelle ultime elezioni per il Csm, ha portato in Consiglio il maggior numero di eletti (cinque).

 

In una conversazione intercettata il 16 maggio scorso dal software spia "Trojan" installato nell' Iphone di Luca Palamara, Racanelli dà infatti la sua benedizione all' operazione a tenaglia battezzata dall' ex sottosegretario e ministro Pd Luca Lotti e dal deputato Pd e magistrato Cosimo Ferri che doveva portare alla Procura di Roma il Pg di Firenze Marcello Viola e, contestualmente, fulminare, azzoppandolo disciplinarmente, Paolo Ielo, titolare del processo Consip e uomo chiave del Procuratore uscente Giuseppe Pignatone.

racanelli

 

"Muovere Fava" Esattamente come la notte tra l' 8 e il 9 maggio (quella della riunione in hotel tra Ferri, Lotti, Palamara e i consiglieri del Csm Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Antonio Lepre, Gianluigi Morlini, Luigi Spina in cui si decide di "virare su Viola" e disarcionare i suoi concorrenti Giuseppe Creazzo e Francesco Lo Voi), la mattina del 16 maggio è infatti cruciale per fissare i passaggi della macchinazione. Quel giorno, Luca Palamara è fuori di sé. La notte precedente, il consigliere Spina, violando il segreto, lo ha infatti informato che la Procura di Perugia ha comunicato a Palazzo dei Marescialli la sua iscrizione al registro degli indagati per corruzione. Comincia, dunque, una corsa contro il tempo.

 

il magistrato racanelli

Se Palamara vuole salvare la ghirba e diventare Procuratore aggiunto a Roma (la prebenda che si è ritagliato per sé nella partita) deve fare in modo che le due caselle fondamentali sub iudice al Csm - la nomina dei Procuratori di Roma e Perugia - vengano riempite tempestivamente, con candidati affidabili, e che Paolo Ielo, il magistrato dalla cui segnalazione è partita l' indagine di Perugia, venga messo in condizione di non nuocere.

La mattina del 16 maggio, Palamara va dunque nell' ufficio di Fava, il pm che, una volta estromesso dall' indagine sull' avvocato Amara e Fabrizio Centofanti (il lobbista che fa da tasca di Palamara pagando i suoi viaggi e i suoi regali all' amica), ha presentato al Csm un esposto su Pignatone e Ielo. La "bomba" che - concordano i due «farà scoppiare un macello». Che va «spinta» al Csm in modo che su Ielo parta un procedimento per incompatibilità.

 

luca palamara

La liquidazione di De Ficchy La conversazione tra i due è lunga e istruttiva. Perché Palamara si abbandona a una serie di considerazioni su Luigi De Ficchy, il Procuratore di Perugia che lo ha iscritto al registro degli indagati dopo aver accertato il legame corruttivo tra lui e Fabrizio Centofanti e che, di li a poco (il 2 giugno) lascerà l' incarico per andare in pensione. Dice Palamara: «Perché De Ficchy non mi ha iscritto al registro degli indagati a maggio del 2018, quando ha avuto le carte da Roma, ma solo a dicembre? Io lo denuncio. È passibile di abuso di ufficio. Perché se, ipoteticamente, mi fa saltare la nomina a procuratore aggiunto, la sua liquidazione me la prendo io.

 

Questi sono banditi professionisti ». «Mmm», bofonchia Fava. Che quindi chiede a Palamara se ritenga l' indagine di Perugia pilotata da Pignatone e Ielo. «Ma certo. Io li denuncio. Li mando in galera». Palamara ripete quindi a Fava quanto ha sostenuto con Luigi Spina. «De Ficchy conosce benissimo Centofanti. È il miglior amico. Pensa che dopo la sua perquisizione mi disse: "Ma come, Fabrizio, il più bravo ragazzo"». Palamara è allusivo. Minaccioso. È convinto che ciò che ha davanti possa essere letto solo attraverso la lente del ricatto.

Palamara Lotti Ferri

 

«Sembra un film. Ma un giorno la racconterò. Sputtanerò tutti». Il punto è che Palamara non capisce perché Ielo e Pignatone prima e De Ficchy poi (che per altro non ha mai fatto mistero di conoscere Centofanti e tuttavia ha dimostrato che questo non gli ha impedito di fare il magistrato indagandolo) non si siano comportati come avrebbe fatto lui. Aggiustando la cosa che lo riguardava. Facendogli un favore. A buon rendere, ovviamente.

 

palamara ferri

A colloquio con Racanelli Concluso il colloquio con Fava, Palamara informa Antonello Racanelli dell' operazione che, contestualmente alla nomina di Marcello Viola a Roma, prevede che il Csm istruisca rapidamente la pratica dell' esposto di Fava contro Ielo. E da Racanelli ottiene semaforo verde. Non è un dettaglio. E non solo perché Racanelli, già aggiunto a Roma, dovrà essere una delle figure chiave del "dopo Pignatone" a Roma, o perché è l' immarcescibile segretario della stessa corrente di cui è stato segretario da magistrato Cosimo Ferri, ma anche perché Racanelli deve a sua volta muoversi. Cosa che fa l' ultima settimana di maggio, prima che la tempesta si scateni, con un' intervista a Giacomo Amadori del quotidiano la "Verità" (lo stesso che, con "il Fatto" avrebbe veicolato "la bomba" di Fava contro Ielo). Titolata così: "Magistratura Indipendente contro le gazzette dei Pm. Repubblica sulla Procura di Roma è inqualificabile".

lotti renzi

 

Centofanti e Balducci È uno stile riconoscibile. Che ha le stimmate dei committenti e dei manovali dell' intera operazione. E che nelle carte è una costante dell' argomentare di Palamara. Anche quando parla dell' ex consigliera del Csm, Paola Balducci, alla cui cene, ospite Pignatone, andava per favorire, a suo dire, un canale di comunicazione tra l' allora Procuratore e il Pd di "Matteo". «La Balducci? - dice - Centofanti gli pagava tutte le vacanze. Ma nell' inchiesta non compare, perché Pignatone ci andava a mangiare».

LUCA LOTTIIELO

 

PAOLO IELOgiuseppe pignatonePAOLO IELO

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