roberto speranza mario draghi giancarlo giorgetti

SUPERSCAZZO TRA GIORGETTI E IL RIGORISTA SPERANZA SULLE RIAPERTURE: "NOI DELLA LEGA RAPPRESENTIAMO CERTI MONDI ECONOMICI, TU CHI RAPPRESENTI?" – LA MEDIAZIONE DI DRAGHI FA CANTARE VITTORIA A SALVINI: “MI PORTO A CASA QUESTE RIAPERTURE” - LA PROSSIMA RISSA SARA’ SUL RECOVERY PLAN. TRA LETTA E SALVINI ORMAI È GUERRA APERTA. MA NON SOLO. DRAGHI DEVE FARE 500 NOMINE CHE RIDISEGNANO IL POTERE ITALIANO (RAI, CASSA DEPOSITI E PRESTITI, FERROVIE, ANAS, INVIMIT E VIA DICENDO) E TRA I PARTITI DI MAGGIORANZA SI È SCATENATA LA GUERRA A CHI È PIÙ FORTE…

Alessandro Barbera Amedeo La Mattina per “la Stampa”

 

giancarlo giorgetti roberto speranza

Un' ora di discussione per decidere se riaprire il 26 aprile o il 2 maggio. Un' ora sul destino di una settimana dopo un anno di pandemia, decine di decreti e decine di migliaia di morti. Palazzo Chigi, ieri. Da un lato i rigoristi Dario Franceschini (Pd), Roberto Speranza (Leu) e Stefano Patuanelli (M5S), dall' altra Giancarlo Giorgetti (Lega), Mariastella Gelmini (Forza Italia), la renziana Elena Bonetti. Sono i protagonisti di una cabina di regia vivace sotto lo sguardo perplesso di Mario Draghi, che aveva già deciso come comporre il compromesso.

 

MARIO DRAGHI

Il già ribattezzato "lodo Draghi" lascia l' amaro in bocca al ministro della Salute Roberto Speranza e fa cantare vittoria a Matteo Salvini, che pochi minuti prima della conferenza stampa del premier si presenta davanti alle telecamere per bruciarlo sul tempo. Si fa sfuggire un «mi porto a casa queste riaperture», poi si corregge parlando di vittoria del «buonsenso». Draghi non lascia però scoperto Speranza.

Lo vuole accanto a sè davanti ai giornalisti dopo la riunione, lo difende dalle «critiche infondate e ingiustificate» di Salvini, precisa che non si sarebbe arrivati alle riaperture senza rigore.

 

speranza draghi

È quello che Speranza si aspettava, quantomeno auspicava, soprattutto dopo la mozione di sfiducia minacciata dalla leader di Fratelli d' Italia Giorgia Meloni. Ma allo stesso tempo Salvini può rivendicare una parziale ma significativa vittoria e dire che non è vero che a contare è sempre la sinistra. Racconta uno dei partecipanti alla riunione: «Draghi ha gestito lo scontro con grande abilità politica, sciolto, a suo agio nelle dispute politiche». Già all' ultima riunione del consiglio dei ministri il premier aveva fatto capire che il 26 sarebbe stata la data decisiva.

 

giancarlo giorgetti

Ad agevolare il compromesso sono stati per primi Franceschini e Speranza, giunti alla riunione con una posizione più morbida sulla possibilità di ripristinare le zone gialle, anche se dopo il primo maggio. «Un' impuntatura ideologica», spiegheranno gli aperturisti. «Questa volta Giorgetti - racconta chi ha partecipato alla cabina di regia - era particolarmente agguerrito. Ad un certo punto si è rivolto direttamente a Speranza e gli ha chiesto di mostrare i dati scientifici che avrebbero impedito le riaperture almeno in alcune Regioni: «Noi dobbiamo rispondere a chi non ce la fa più. Noi della Lega rappresentiamo certi mondi economici, tu chi rappresenti?

 

roberto speranza

» Giorgetti aveva la strada spianata dal leader leghista: durante uno degli ultimi contatti telefonici con il premier, Salvini aveva preannunciato che, senza un segnale di riapertura, già ad aprile si sarebbe visto costretto ad accentuare gli attacchi al governo.

«Così non solo non reggo io, che comunque in questa maggioranza ho messo la faccia, non regge il Paese».

 

Il ragionamento del leghista è stato più o meno questo: «Il governo di unità nazionale non può ridursi al "mena Salvini", mentre Enrico Letta indossa la maglietta di Open Arms e noi facciamo la parte dei pirla con i rigoristi. Questo per il mio partito è un gioco a perdere». Draghi ha quindi valutato il compromesso possibile: non ha avallato la richiesta del Carroccio di aprire tutto il 26 aprile, ma si è preso comunque quello che lui stesso definisce un «rischio» riportando in classe tutti gli studenti e permettendo ai ristoranti di rialzare le saracinesche, seppur solo con i tavoli sulla strada.

DRAGHI SALVINI

 

La Lega avrebbe voluto da subito il ritorno pieno alle «vecchie» zone gialle, alla possibilità di utilizzare anche le sale interne dei ristoranti e la riapertura, seppur controllata, di palestre e piscine. Su questo hanno avuto la meglio la prudenza del Comitato tecnico scientifico e degli altri partiti della maggioranza.

 

GIANCARLO GIORGETTI E MATTEO SALVINI

La prossima sfida annunciata dal Carroccio sarà sull' orario del coprifuoco, al momento rimasto invariato alle 22, e che Salvini vuol far slittare almeno di un' ora, alle 23. Per la destra si tratterebbe di un segnale importante al mondo della ristorazione, che potrebbe così offrire due turni a cena invece di uno solo. La sinistra rigorista - o almeno quella rappresentata al governo - pensa invece che sarebbe il segnale definitivo del "libera tutti" e il ritorno alla movida serale. Le terapie intensive sono ancora troppo affollate per arrivare fin qui.

 

Mario Ajello per “il Messaggero”

MARIO DRAGHI

 

«Basta dispetti, serve unità». Mario Draghi lo aveva detto a Salvini e lo ripete a tutti, al Pd e a Forza Italia che ha incontrato ieri così come lo dirà ai partiti che fino a martedì continuerà a vedere in quella che è una vera e propria verifica (prelude a un rimpasto?) dentro il governo ormai soprannominato «del tutti contro tutti». Rivolto a Letta e alla delegazione dem il premier ha avvertito: «Meglio accordarsi prima sul Recovery Plan in modo da evitare problemi poi».

 

GIANCARLO GIORGETTI E MARIO DRAGHI LEGGONO DAGOSPIA

Il punto è questo: in vista della presentazione a Bruxelles del piano di rinascita nazionale entro il 30 aprile, ogni partito vuole dire la sua e dimostrare di essere più forte dell' alleato ormai diventato rivale fino al limite dell' insopportabilità. Tra Letta e Salvini è guerra aperta, per non dire del tiro al piccione leghista contro Speranza che si sente «accerchiato» e chiede aiuti che adesso trova ma poi gli verranno probabilmente meno. Ma non solo. Draghi deve fare 500 nomine che ridisegnano il potere italiano (c' è la Rai e tanto altro: Cassa depositi e prestiti, Ferrovie, Anas, Invimit e via dicendo) e non c' è partito che non ecceda in protagonismo per farsi poi sentire anche su queste nomine pesanti sperando di condizionarle e di non lasciarle agli odiati (a questo si sta arrivando) tecnici.

ROBERTO SPERANZA MARIO DRAGHI

 

A riprova di quanto si sia ormai scatenata la guerra a chi è più forte tra i partiti della maggioranza è arrivata ieri la cabina di regia tra i ministri con Draghi che s' è trasformata in una zuffa da cortile anzi in una litigata come quelle tra le «comari sul ballatoio» secondo la definizione primo-repubblicana che veniva data alle liti tra il socialista Formica e il democristiano Andreatta al tempo del governo Spadolini. «C' è stata una discussione accesa», dicono diplomaticamente fonti di Palazzo Chigi. E Draghi fa il bravo maestro che cerca di mettere pace tra gli scolari rissosi: «Nella cabina di regia si discute. È normale che non tutti la pensino alla stessa maniera».

 

GIANCARLO GIORGETTI

SQUADRE IN LOTTA Ma fatica il premier a mettere pace tra i ministri. Pur di litigare - Giorgetti contro Speranza e Patuanelli, la Gelmini contro questi due e destra contro sinistra e Draghi un po' allibito - la cabina di regia dura più del previsto.

 

La scena si è svolta così. Giorgetti: «Apriamo la sera i ristoranti anche quelli che non hanno spazi all' aperto, non si può discriminare a danno di qualcuno e ormai al chiuso se ben distanziati si può mangiare tranquillamente». Speranza stava per scattare come una furia, smentendo il suo tradizionale aplomb, spalleggiato dal grillino Patuanelli e anche da Franceschini. Ma l' arbitro Draghi, in questo, non ha dato del tutto ragione a Giorgetti nel suo mantra «non si possono tenere prigionieri gli italiani ad oltranza» e «serve dare ossigeno alle attività lavorative» (con la renziana Bonetti in questo d' accordo con lui). Quindi?

 

speranza

Speranza voleva rinviare le aperture a maggio e, ormai politicamente indebolito, ha dovuto cedere di cinque giorni, per cui si riaprirà il 26 aprile e riapriranno anche la sera i ristoranti purché in zona gialla e solo all' aperto. Mezza sconfitta di Speranza, che però recupera in parte ottenendo un non senso: ristoranti aperti la sera ma resterà il coprifuoco alle 22, il che non aiuterà granché i guadagni dei ristoratori.

 

MARIO DRAGHI - CONFERENZA STAMPA

Il fondato timore di Draghi è che la voglia dei partiti di darsi le botte finisca per travolgere anche la preparazione del Recovery Plan su cui c' è ormai fretta di completarlo. Perciò sta sentendo tutti. Tajani, alla guida della delegazione di Forza Italia, ha garantito che il suo partito non avrà atteggiamenti divisivi e intanto ha piantato un paletto: «Nessuno chieda una patrimoniale». Poi a Palazzo Chigi è arrivato Enrico Letta a nome del Pd (con le due capogruppo Serracchiani e Malpezzi) e con alle spalle un partito inquieto e in lotta quotidiana con Salvini su tutto.

mario draghi stefano patuanelli

 

La delegazione dem ha insistito su più soldi per gli asili nido nel Recovery (dagli attuali 3,2 miliardi di euro ad almeno 5) e su più investimenti per l' edilizia scolastica e contro l' abbandono scolastico. E poi gli altri partner di governo avanzeranno le loro proposte. Non sarà affatto facile conciliarle e la luna di miele nella maggioranza, se mai c' è stata, è un ricordo lontano.

matteo salvini 3matteo salvini 1matteo salviniSALVINI CON I RISTORATORI SALVINI CON I RISTORATORI matteo salvini a palermo

mario draghimario draghisperanza draghiROBERTO SPERANZA MARIO DRAGHIROBERTO SPERANZA - ZONE ROSSE - MEME BY SARX88MARIO DRAGHI - CONFERENZA STAMPA

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