giuseppe conte gianroberto casaleggio beppe grillo

TANTI SALUTI AL MOVIMENTO “FRANCESCANO” - IL VOTO DI OGGI È IL TRAMONTO DEFINITIVO DEL PAUPERISMO  DELLE ORIGINI BY CASALEGGIO – IACOBONI: "FACEVANO LE MARCE DELLA POVERTÀ, TRA VEGANI E NATURISTI SCETTICI SULLA SCIENZA. QUALCUNO SI PRESENTÒ, NEOELETTO A PALAZZO MADAMA, IN SANDALI. ALTRI, LA PRIMA COSA CHE FECERO UNA VOLTA ELETTI IN PARLAMENTO È COMPRARSI LA MOTO POTENTE" - "ORA BISOGNERÀ CAMBIARE STATUTO, MA SAREBBE IL MENO; BISOGNEREBBE POTER CAMBIARE LA STORIA DEL MOVIMENTO FONDATO DA CASALEGGIO E GRILLO E FINITO A CONTE E AI SUOI AVVOCATI…"

Jacopo Iacoboni per www.lastampa.it

 

GIUSEPPE CONTE ALLA CONFERENZA The Revolution of Hope AD AMSTERDAM

Giuseppe Conte alla fine si era spaventato perché il voto appariva incerto e aveva messo le mani avanti: «Se verrà approvata, bene. Se non verrà approvata, bene lo stesso». Quindi bene, dai. Ma alla fine gli iscritti grillini hanno detto sì a stragrande maggioranza, il 72 per cento nel voto online (33.967 votanti su 131.670 aventi diritto), il primo fuori dall’orbita Casaleggio, il primo in cui Conte porta a casa qualcosa (e infatti esulta come a una finale mundial, «il principio della democrazia diretta è questo»).

 

gianroberto casaleggio e beppe grillo

Soldi, maledetti soldi. Il Movimento 5 stelle era nato sull’assunto pauperistico di Gianroberto Casaleggio, «saremo i nuovi francescani», dicevano lui e Grillo. Facevano le marce della povertà, tra vegani e naturisti scettici sulla scienza. Qualcuno si presentò, neoeletto a Palazzo Madama, in sandali (Carlo Martelli).

 

DAVIDE CASALEGGIO

Altri, quasi per contrappasso, la prima cosa che fecero una volta eletti in Parlamento è comprarsi la moto potente. L’articolo 22 dell’attuale Statuto ancora recita: «Il finanziamento delle attività politiche ovvero di singole iniziative, progetti o manifestazioni è costituito dalle erogazioni liberali degli eletti e di ogni altra erogazione liberale proveniente da campagne di autofinanziamento». Insomma, il Movimento si autofinanzia o con campagna ad hoc, o con erogazioni liberali degli eletti». Fine.

BEPPE GRILLO IN COLLEGAMENTO CON CONTE.

 

E dunque, ora bisognerà cambiare Statuto, ma sarebbe il meno; bisognerebbe poter cambiare la storia, il passato non meno che il futuro, del Movimento fondato da Casaleggio e Grillo e finito a Conte e ai suoi avvocati. Intanto, perché sui soldi da restituire («erogazioni liberali degli eletti») si scatenò immediatamente una discussione degli albori, e sarebbe ingeneroso accollarla all’avvocato del popolo.

 

BEPPE GRILLO DAVIDE CASALEGGIO

La comunicazione M5S smentì furiosamente, ma i big grillini almeno dal 2015 erano occupatissimi a dibattere su come cambiare la regola che impediva di prendere/spendere soldi pubblici. L’idea insomma veniva da lontano.

 

C’era un sito, tirendiconto.it, dove i parlamentari erano tenuti a pubblicare quanto restituivano e quanto spendevano, che a un certo punto rimase talmente indietro con le rendicontazioni che alla fine (agosto scorso) fu mestamente chiuso.

l inglese sbiascicato di giuseppe conte ad amsterdam

 

Del resto la sua vita era stata abbastanza grama,  aveva generato polemiche su quanto spendeva Paola Taverna di telefono (17mila euro?), sui parlamentari che si facevano rimborsare 90 centesimi di caffè, su mancati scontrini e spese incredibili per i taxi. A un certo punto ci si accorse che l’ultimo mese rendicontato, dai parlamentari della scorsa legislatura, risultava tristemente dicembre 2017. Nel frattempo si era votato e il Movimento aveva non solo stravinto ma era andato al governo. Con la Lega. Con il Pd. Poi con la Lega e il Pd assieme.

 

beppe grillo con gianroberto e davide casaleggio

Dicono che Beppe Grillo sia rimasto fino alla fine contrario a far cadere questo tabù dei soldi pubblici da restituire. Del resto all’inizio nei comizi dello Tsunami Tour esaltava le folle promettendo che 2500 euro sarebbero stati più che sufficienti ai parlamentari. Poi allargò un po’ i cordoni.

 

Nel «Comunicato politico numero quarantacinque» sul blog, quando ancora i cinque stelle vivevano di radiosi ideali, il comico ordinò: «Ogni eletto percepirà un massimo di tremila euro di stipendio, il resto dovrà versarlo al Tesoro, e rinunciare a ogni benefit parlamentare, iniziando dal vitalizio».

CONTE DI MAIO

 

La Stampa ricostruì proprio grazie al sito grillino che a maggio del 2016, per dire, Luigi Di Maio aveva restituito 1686 euro di quota fissa di indennità, su 4945 (intascandone dunque 3259: assai più della metà, i due terzi),  e spendeva 6732 euro di rimborsi restituendone appena 460: aveva dunque incassato e speso un totale di 9991 euro. Il fatto è che non era uno dei più spendaccioni, era solo uno più regolari nel pubblicare le cose.

 

beppe grillo gianroberto casaleggio

Idem Di Battista, stessi volumi, gli venivano erogati tra i dieci e gli undicimila euro al mese tra parte fissa e rimborsi. Non tremila. Tutto legittimo: ma di nuovo, perché sbandierare tremila euro, come Grillo ha sempre continuato a fare dicendo «noi i soldi pubblici no li prendiamo, li restituiamo»?

 

DAVIDE CASALEGGIO

Nel febbraio 2019, in piena epoca contiana, fu organizzata una giornata intitolata “Restitution day”, con i media convocati per assistere a tale evento: parlamentari 5 stelle in piazza Montecitorio dietro un assegnone con su scritto due milioni, la miglior propaganda a costo zero della storia o la montagna che aveva partorito un topolino?

 

GRILLO CASALEGGIO CONTE BY OSHO

Certo è che, passando di photostory in diretta Facebook, di incongruenza in incongruenza, da promesse mancate a promesse tradite, i 5 stelle sono arrivati fino a oggi, e anche oggi, pochi conti tornano. Sul sito attuale (movimento5stelle. eu) leggiamo che «fino ad oggi sono stati restituiti oltre 100 milioni di euro e continueremo a farlo».

 

Ma ieri e oggi gli iscritti dovevano assegnare  la destinazione di appena quattro milioni di euro delle restituzioni dei portavoce nazionali (tra queste associazioni, scelte dagli stessi parlamentari grillini: Anpas, Cnr, Emergency, Gruppo Abele onlus, Lega del Filo d’Oro, Medici Senza Frontiere, Nove onlus – Emergenza Afghanistan). E dunque, adesso con una mano si dà e con l’altra si prende? Soldi, maledetti soldi.

 

GIANROBERTO CASALEGGIO E BEPPE GRILLO FOTO LAPRESSE

Davide Casaleggio presiedeva l’Associazione Rousseau, che gestiva  processi virali del M5S e il voto online, e alla quale i “dipendenti del popolo” erano tenuti a versare 300 euro mensili a testa: erano soldi pubblici o no? Poi Rousseau fu separata tout court dal Movimento di Conte: nel senso che Conte e Casaleggio litigarono. Arrivederci.... Di sicuro il mito francescano non appariva più solidissimo.

 

GIUSEPPE CONTE

A questo punto c’è chi minaccia nuovi partiti (Di Battista), ci sono eletti che avvertono che faranno cause e chiederanno indietro i soldi pubblici che loro avevano restituito, qualcuno si è portato avanti (Nicola Morra, rivuole indietro dal Senato soldi trattenuti dopo la sua cacciata dai 5 stelle). La torta del due per mille nel 2019 era stata in tutto neanche 19 milioni (7,4 al Pd, 2,3 alla Lega, 2,1 a Fratelli d’Italia, 726mila euro a Italia Viva). Niente di che, se pensate a tutto il can can armato da quella fallace, e ormai sbiadita promessa francescana che fece credere alla fine imminente della casta,

beppe grillo al mare in sardegna 10BEPPE GRILLO IN COLLEGAMENTO CON CONTE

Ultimi Dagoreport

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…