gabanelli fondi comuni pnrr

TANTO PER CAMBIARE, SIAMO IN RITARDO SUI FONDI DEL PNRR PER I COMUNI - MILENA GABANELLI: "ENTRO IL 2021 DOVEVAMO SPENDERE 15,4 MILIARDI, A FINE FEBBRAIO 2022 NE AVEVAMO SPESI 5,1. COME LI ABBIAMO USATI? 2,5 MILIARDI DI EURO SONO STATI MESSI NEL SETTORE FERROVIARIO; 1,2 PER L’ECOBONUS; 990 MILIONI PER LA TRANSIZIONE DIGITALE E 395 MILIONI PER LA DIGITALIZZAZIONE DELLA SCUOLA E LA MESSA IN SICUREZZA DEGLI EDIFICI SCOLATICI…" - VIDEO

Guarda il video su:

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/pnrr-fondi-comuni-dove-stanno-andando-tutte-ragioni-ritardi/26bfd590-c613-11ec-9e9f-dc9d68fb1bc9-va.shtml

 

Domenico Affinito e Milena Gabanelli per www.corriere.it

 

milena gabanelli sui fondi del pnrr ai comuni 3

Entro il 2026 l’Italia riceverà dall’Europa 191,5 miliardi per il Piano nazionale di ripresa e resilienza: 122,6 sono prestiti e 68,9 sono sovvenzioni a fondo perduto. Da soli assorbiamo il 38% di tutto il piano per rilanciare l’economia europea colpita dalla Pandemia.

 

Le condizioni: rispettare rigorosamente le tappe del programma approvato a luglio dall’Unione europea, altrimenti i soldi non arrivano. Il ministro Franco il 23 febbraio ha dichiarato, davanti alle Commissioni Bilancio, Finanze e Politiche UE di Camera e Senato, che le amministrazioni centrali hanno già attivato 149 procedure per 55,9 miliardi di euro. L’Osservatorio Recovery Plan dell’Università di Roma Tor Vergata e della Fondazione Promo PA monitora come li stiamo spendendo.

 

scadenze

Siamo già in ritardo

Finora abbiamo avuto solo scadenze qualitative, riforme e norme, tutte rispettate. Poi arriveranno le scadenze economiche sui progetti da realizzare: 527 traguardi e obiettivi da chiudere entro il 2026, distribuiti su 10 semestri.

 

Per giugno 2022 l’unica scadenza economica è l’assunzione di 168 funzionari nei tribunali per velocizzare i processi. E qui non sono previsti ritardi, mentre sui progetti siamo già fuori tempo. Entro il 2021 dovevamo spendere 15,4 miliardi, a fine febbraio 2022 ne avevamo spesi 5,1.

 

Come li abbiamo usati? 2,5 miliardi di euro sono stati messi nel settore ferroviario; 1,2 per l’ecobonus; 990 milioni per la transizione digitale e 395 milioni per la digitalizzazione della Scuola e la messa in sicurezza degli edifici scolatici.

 

milena gabanelli sui fondi del pnrr ai comuni 4

La tappa concordata con Ue per fine 2021 non è vincolante perché riguarda progetti che scadranno nei prossimi anni. È comunque un brutto segnale. Entro fine 2023 dovremo mettere in campo progetti per 27,5 miliardi e 37,4 entro fine 2023. I tre quarti riguardano digitalizzazione, green, e istruzione e ricerca.

 

Perché l’Italia ha chiesto più prestiti

L’obiettivo del Pnrr è rilanciare la crescita e abbassare il debito pubblico, ma da subito abbiamo dovuto fare un compromesso: dei 122,6 miliardi di prestiti, 51,4 andranno a rifinanziare progetti già in essere prima della pandemia.

 

ritardi e problemi

Fra questi: 15 miliardi per la mobilità sostenibile (compresa l’alta velocità), 0,3 per Ecobonus e Sismabonus, 8,8 per la rigenerazione urbana, 5,5 per la didattica digitale e l’edilizia scolastica, 3,1 come credito d’imposta per la transizione digitale e 3,2 miliardi per la digitalizzazione della sanità. Su queste opere viene cambiata la fonte di finanziamento: da btp e bot a prestiti europei.

 

milena gabanelli sui fondi del pnrr ai comuni 2

Una scelta obbligata perché il regolamento del Next Generation all’articolo 10 (241/2021) prevede la sospensione dei pagamenti anche in caso di «squilibri eccessivi» dei conti pubblici.

 

L’Italia, quindi, dovrà continuare a ridurre il deficit pubblico come previsto dal 2010. Sia il governo Conte che il governo Draghi hanno presentato una riduzione al 3% del pil in tre anni.

 

Ed è questa palla al piede che impedisce di finanziare esclusivamente progetti nuovi: il deficit salirebbe ancora, mentre non succede finanziando attività già in corso e con tassi inferiori. Una scelta che secondo l’Osservatorio Conti Pubblici consente di risparmiare in interessi 8,5 miliardi in 20 anni.

 

risparmio

Come è andata nel resto d’Europa

Nel resto d’Europa a fronte dei 723,8 miliardi di euro messi in campo dal Next Generation, ne sono stati richiesti 504, soltanto il 70%. La gran parte dei grandi Paesi europei, infatti, ha interessi sul debito più bassi del nostro e prenderà solo le sovvenzioni a fondo perduto, finanziando il resto del rilancio economico emettendo titoli di stato.

 

Solo Grecia, Portogallo, Slovenia, Cipro e Polonia hanno chiesto tutti insieme 43,3 miliardi: un terzo di quello che abbiamo chiesto noi. Vuol dire che per dar vita ad una crescita che per metta di far scendere il debito pubblico, non dobbiamo sprecare nemmeno un euro dei nuovi investimenti.

 

O rispetti le tappe o si ferma tutto

milena gabanelli sui fondi del pnrr ai comuni 1

Il ritardo che oggi abbiamo accumulato sull’avanzamento della spesa rischia concretamente di aumentare per l’incapacità di molti Comuni. Il problema è che il 69% dei comuni ha meno di 1000 abitanti e non ha le strutture tecniche per portare avanti le opere: dalla progettazione, ai bandi, alla realizzazione.

 

Ai Comuni andranno 48,5 miliardi di tutto il piano e altri 14,5 alle Regioni. Ma mentre le Regioni hanno uffici e competenze più strutturate, molti Comuni hanno già chiesto di essere sostenuti nell’ attuazione delle iniziative del Pnrr. Solo a fine febbraio il Mef ha istituito un tavolo di monitoraggio per «verificare che la pioggia di fondi sia ben utilizzata», mentre la Funzione pubblica ha lanciato una piattaforma con Cdp, Invitalia e Mediocredito Centrale per dare supporto tecnico agli enti locali.

 

i numeri del pnrr italiano

Sta di fatto che l’Ance ha analizzato 596 progetti presentati da 177 amministrazioni locali, per un totale di 1,2 miliardi di euro. Ebbene l’80% non ha un progetto esecutivo che consente di aprire il cantiere, il 66% ha solo un progetto di fattibilità tecnica ed economica, il 72% dei progetti non è stato aggiornato rispetto agli incrementi di prezzi dei principali materiali da costruzione (qui l’ultimo aggiornamento dell’indagine).

 

Solo due esempi: un Comune in provincia di Bergamo ha chiesto 3 milioni di euro per una riqualificazione dell’edilizia residenziale, ma ha solo un progetto di fattibilità, e uno in provincia di Benevento ne ha chiesti 800 mila per costruire una scuola, ma non ha nemmeno il progetto. L’Ance conclude che i ritardi sull’attuazione del Pnrr saranno inevitabili.

 

Caos appalti e inflazione

europa

Oggi abbiamo 30.000 stazioni appaltanti. Troppe. Le linee guida sono state approvate da Anac lo scorso 30 marzo, e il sistema di qualificazione diventerà operativo con la riforma del nuovo Codice degli Appalti.

 

Siccome tempo da perdere non ce n’è, sarà inevitabile il ricorso centralizzato alle grandi stazioni appaltanti, che faranno gare grandi alle quali potranno partecipare soprattutto multinazionali, gran parte delle quali non sono italiane. E questo peserà sull’economia del nostro Paese dove il 99,8 % delle aziende ha meno di 250 dipendenti e produce il 58% dell’intero fatturato dell’industria.

 

Si aggiunge il problema dell’inflazione. Solo per le infrastrutture per una mobilità sostenibile, che in tutto valgono 25,4 miliardi, i costi rispetto alle cifre indicate nel Pnrr sono già lievitati di 3 miliardi: 2,4 li dovrà sopportare Rete ferroviaria italiana sulle 19 gare in programma per il 2022 in seguito all’aumento dei prezzari di gennaio, e altri 500 milioni per i maggiori costi relativi alle grandi opere già in corso.

 

Ad un aumento medio del 18% rispetto ai valori indicati nel Piano, va sommato un altro 6/7% con la prevista revisione dei listini dopo gli ultimi rincari. Una revisione che gli altri Paesi europei hanno già fatto, ma noi no. È auspicabile che non si ripeta il brutto film dei Fondi per lo sviluppo e la coesione 2014/2020 (Fas), dove abbiamo speso poco più del 9% dei fondi stanziati.

Ultimi Dagoreport

matteo piantedosi claudia conte

FLASH – FERMI TUTTI: MATTEO PIANTEDOSI E CLAUDIA CONTE SI CONOSCEVANO GIÀ PRIMA CHE IL PREFETTO IRPINO DIVENTASSE MINISTRO! IL 16 DICEMBRE 2021, PIANTEDOSI PARTECIPÒ ALLA PRESENTAZIONE DEL ROMANZO DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, “LA LEGGE DEL CUORE”. UN EVENTO PATROCINATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA, ALLORA GUIDATO DA “SU-DARIO” FRANCESCHINI – GLI “ADDETTI AI LIVORI” “DATANO” L’INIZIO DELLA RELAZIONE TRA I DUE AL 2023, QUANDO CLAUDIA CONTE MODERÒ UN CONVEGNO SULL'EREDITÀ DI ALDO MORO AL SENATO, A CUI PARTECIPAVA IL MINISTRO DELL'INTERNO. AVEVANO INIZIATO A FREQUENTARSI PRIMA?

parolin papa leone xiv prevost pena parra barbara jatta franceaca francesca immacolata chaouqui

DAGOREPORT - GRRRRR! LA ZAMPATA DI PAPA LEONE: IN SOFFITTA L’ERA BERGOGLIO, PIENI POTERI A PAROLIN - PREVOST HA RESTITUITO IL FAVORE DELLA SUA ELEZIONE AL TRONO DI PIETRO CONCEDENDO, FINALMENTE IL GOVERNO DELLA CHIESA A PIETRO PAROLIN - PER 13 ANNI IL SEGRETARIO DI STATO E' STATO INFATTI IGNORATO E UMILIATO, PREFERENDO IL PAPA ARGENTINO FARSI RIMBAMBIRE DAL DISCUSSO EDGAR PEÑA PARRA, UNA SORTA DI RASPUTIN NELLE STANZE DI SANTA MARTA - COME NUOVO SOSTITUTO AGLI AFFARI GENERALI DELLA SEGRETERIA DI STATO ARRIVA PAOLO RUDELLI, MENTRE PEÑA PARRA VIENE ACCANTONATO COME NUNZIO IN ITALIA MA PARE CHE DURERÀ POCO: IL SUO NOME È DESTINATO A RIENTRARE NELLE CARTE DEL PROCESSO BECCIU - CON PAROLIN LA CURIA TORNA AD ESSERE UN'ISTITUZIONE CATTOLICA. E FORSE PER QUESTO C’È GRANDE AGITAZIONE TRA “LE CARDINALESSE” DELL'ERA BERGOGLIO, PRIVE DELLO SCUDO  DELLO SCUDO DI PEÑA PARRA: SUOR RAFFAELLA PETRINI, PRESIDENTE DEL GOVERNATORATO VATICANO; BARBARA JATTA, DIRETTRICE DEI MUSEI VATICANI; L’AVVOCATO CANONICO LAURA SGRÒ, PALADINA DI CAUSE MOLTO MEDIATIZZATE E FRANCESCA IMMACOLATA (SI FA PER DIRE) CHAOUQUI...

matteo piantedosi claudia conte

TUTTE LE DOMANDE SUL CASO CONTE-PIANTEDOSI – PERCHÉ CLAUDIA CONTE, CHE SOSTIENE DI ESSERE UNA “PERSONA MOLTO RISERVATA”, HA DECISO DI ROMPERE GLI INDUGI E DICHIARARE AL MONDO LA SUA RELAZIONE CON IL MINISTRO DELL’INTERNO PROPRIO ADESSO? LA GIORNALISTA E “PRODUCER” DEI SUOI AFFARI SI È RESA CONTO DI AVER MESSO IN DIFFICOLTÀ IL PREFETTO IRPINO, E PURE SE STESSA (I SUOI INCARICHI PASSATI E FUTURI SARANNO PASSATI AL SETACCIO) – CON TUTTI I GIORNALISTI CHE CONOSCE, PERCHÉ CLAUDIA CONTE SI È FATTA INTERVISTARE DAL “FRATELLINO D’ITALIA” MARCO GAETANI, CONCORDANDO PRIMA LA DOMANDA SU PIANTEDOSI? IL BOCCOLUTO CONDUTTORE DI RADIO ATREJU SI È ACCORTO CHE LA NOTIZIA SAREBBE STATA UNA BOMBA SU PALAZZO CHIGI? – INFINE, LA DOMANDA DELLE DOMANDE: QUAL È L’OBIETTIVO DEL “COMING OUT”? C’È UN INTERESSE SINGOLO O MULTIPLO? E DI CHI? È DI CONTE E PIANTEDOSI INSIEME? DELLA SOLA EX "RAGAZZA CINEMA OK"? OPPURE LA NOTIZIA INTERESSA ANCHE QUALCUN ALTRO, CON CONSEGUENZE POTENZIALMENTE FATALI PER IL GOVERNO?

claudia conte

DAGOREPORT - COME MAI I CAMERATI VIA DELLA SCROFA HANNO MESSO SU UNA SCENEGGIATA PER SPUTTANARE LA LIASON TRA IL MINISTRO DEGLI INTERNI MATTEO PIANTEDOSI E LA CURVACEA CLAUDIA CONTE? - SAPETE CHI E' STATO AD INTERVISTARLA? NIENTEMENO CHE IL SOCIAL MEDIA STRATEGIST DI FRATELLI D’ITALIA ALLA CAMERA, MARCO GAETANI, UN BOCCOLUTO DONZELLIANO TENDENZA ARIANNA - BENE: SE TUTTO È STATO CUCINATO IN VIA DELLA SCROFA, PERCHÉ STENDERE IL TAPPETO ROSSO ALLA DICHIARAZIONE D'AMORE DELLA "PREZZEMOLONA" DEI PALAZZI ROMANI, METTENDO IN MUTANDE IL NUMERO UNO DEL VIMINALE? - PERCHE' LA SUA POLTRONA È DA ANNI RICHIESTA VIGOROSAMENTE INDIETRO DA MATTEO SALVINI, DI CUI PIANTEDOSI ERA ALL'EPOCA IL SUO FIDO CAPO DI GABINETTO, POI PASSATO SOTTO L'ALA DELLA MELONA ACCHIAPPATTUTTO? - VISTO CHE È IN VENA DI RIVELAZIONI, PERCHÉ CLAUDIA CONTE NON CI DICE DA QUANTO TEMPO VA AVANTI LA SUA AFFETTUOSA AMICIZIA CON IL MINISTRO DELL'INTERNO? ''TRE ANNI DI PIANTEDOSI'', COME QUALCHE "ADDETTO AI LIVORI" SUSSURRA? PERCHÉ - MA GUARDA TU IL CASO! - È PROPRIO DA TRE ANNI CHE LA STELLA DI CLAUDIA HA INIZIATO A SBRILLUCCICARE NEI CIELI TRICOLORI - VIDEO

donald trump roberto cingolani

FLASH! – L’INCAZZATURA DI MELONI CON ROBERTO CINGOLANI? FOLLOW THE MONEY! L’IRRITAZIONE DELLA PREMIER CON L’AD DI LEONARDO NON SI DEVE A QUESTIONI POLITICHE O AL SOLO DESIDERIO DI FARE PIAZZA PULITA DOPO LA BATOSTA REFERENDARIA. LA “COLPA” DI CINGOLANI È DI AVER PROGETTATO IL SOFISTICATISSIMO SCUDO ANTI-MISSILE “MICHELANGELO DOME”. DAGLI STATI UNITI SI ASPETTAVANO CHE L’ITALIA, COME LA GERMANIA, RICORRESSE AL COLLAUDATO SISTEMA ISRAELO-AMERICANO “IRON DOME”, A CUI IL PROGETTO ITALIANO FAREBBE UNA BELLA CONCORRENZA…