giuseppe conte ilva

TE LO MITTAL IN QUEL POSTO - CONTE PREPARA UN VERTICE CON LA PROPRIETÀ DI ARCELOR MITTAL PER SALVARE GLI STABILIMENTI DELL'EX ILVA, ANCHE CON L'INTERVENTO DI UNA PARTECIPAZIONE PUBBLICA, CON LA COSTITUZIONE DI UNA SOCIETÀ MISTA - IL GOVERNO CERCA UN PROFILO PER IL RUOLO DI COMMISSARIO STRAORDINARIO - ALLO STUDIO L'IPOTESI DI UN PRESTITO PONTE DA PARTE DEL MEF, DI ALMENO 350 MILIONI DI EURO, PER ACCOMPAGNARE NEL MODO PIÙ INDOLORE POSSIBILE L'ADDIO DEL COLOSSO FRANCO-INDIANO…

Enrico Marro e Marco Galluzzo per il “Corriere della sera”

 

patuanelli conte

Potrebbe tenersi mercoledì prossimo il nuovo incontro fra i Mittal e il presidente del Consiglio. Nonostante sia andato male il confronto del governo con l' amministratore delegato Lucia Morselli un esile filo di trattative è ancora in piedi e solo con un incontro diretto fra Giuseppe Conte e la proprietà di ArcelorMittal si può verificare se esistano ancora delle speranze, anche con l' intervento di una partecipazione pubblica, quindi con la costituzione di una società mista, per salvare gli stabilimenti dell' ex Ilva.

 

È solo una delle ipotesi, e nemmeno tanto forte, perché nel governo nessuno è in grado di dire al momento, se i Mittal abbiano voglia di fare un passo indietro, magari anche con un ricorso massiccio alla cassa integrazione ma non certo per 5.000 esuberi, come ventilato nel primo incontro due settimane fa.

conte all'ilva

 

Di sicuro il governo sta esplorando pure altre strade, consapevole che la trattativa può anche restare, come appare oggi, vale a dire su un binario morto. Ecco perché il ministero dell' Economia ha dato mandato ad una società di cacciatori di teste di trovare una figura che possa andare bene, con l' esperienza necessaria, per svolgere il ruolo di commissario straordinario, con forti poteri e con l' incarico di gestire una fase di transizione.

 

Si sta studiando anche l' ipotesi di un prestito ponte da parte del Mef, di almeno 350 milioni di euro, per accompagnare nel modo più indolore possibile l' addio del colosso indiano. Piaccia o non piaccia a una parte dei 5 Stelle il ripristino dello scudo penale su Ilva appare comunque indispensabile, per come si sono messe le cose. Almeno così la pensano i tecnici del governo che seguono più da vicino il dossier. Sia nel caso di un colpo di scena, e di un passo indietro dei Mittal, sia nel caso di una fase di commissariamento straordinario che anticipi una nuova gara o la costituzione di una nuova società mista, anche a capitale pubblico, alla quale potrebbe partecipare Fincantieri.

conte all'ilva

 

Il ragionamento parte da un dato di fatto dal quale non si può prescindere: la magistratura di Taranto ha messo sotto sequestro uno degli altoforni dell' acciaieria pugliese ordinando che esso venga messo a norma entro il 13 dicembre. L' attuale gestore, ArcelorMittal, ha già dichiarato che la prescrizione non può essere rispettata entro così poco tempo. E questa è una delle ragioni che ha determinato la decisione del colosso franco-indiano di recedere dal contratto su Ilva, tanto più dopo che è stato cancellato lo scudo penale (ad opera di un emendamento della grillina Barbara Lezzi) che proteggeva i manager.

 

OPERAI FUORI DALLA FABBRICA ARCELOR MITTAL A TARANTO

Ora, se non ci riesce ArcelorMittal che sta conducendo lo stabilimento da un anno, a mettere a norma l' altoforno entro il 13 dicembre è difficile che ci riesca qualcun altro. E allora serve ripristinare lo scudo. E subito. Con un decreto legge ad hoc. Il ripristino dello scudo potrebbe del resto servire anche come base d' appoggio per tentare una riapertura del dialogo con ArcelorMittal in extremis.

 

Di sicuro lo scudo consentirebbe di fare con maggiore serenità il percorso che si prospetta: il ritorno del gruppo sotto l' amministrazione straordinaria dello Stato, magari con la nomina di un commissario manager del settore, che tenga i motori accesi, sia pure al minimo, e cerchi una soluzione di mercato.

LUCIA MORSELLI

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