renzi calenda bonino

IL TERZO POLO RENZI-CALENDA-BONINO-CARFAGNA-GELMINI? PUO’ TOGLIERE VOTI SOLO A DESTRA - FOLLI: “IL CARTELLO NON È DESTINATO A SOTTRARRE VOTI AL PD (RENZI, DICE UN SONDAGGIO, È GRADITO SOLO ALL'1% DELL'ELETTORATO DEM), MENTRE È IN GRADO DI DARE UNO SBOCCO AL MALESSERE DELLA DESTRA MODERATA, SPECIE QUELLA CHE PER ANNI SI È RICONOSCIUTA IN FORZA ITALIA. COME È ACCADUTO PIÙ VOLTE IN GRAN BRETAGNA CON I LIBERALI VERSO I CONSERVATORI. SE LA LISTA OTTENESSE IL 5% AVREBBE VENTI DEPUTATI E DIECI SENATORI. CON IL 10 SAREBBE UNA FORZA COSPICUA. E SI APRIREBBE UN..."

Stefano Folli per “la Repubblica”

 

renzi calenda

Alle origini del "terzo polo" che sembra prendere forma in queste ore - ma era già nell'aria da giorni - ci sono ragioni dette e altre sottintese. Quelle dette riguardano lo spazio delle forze liberal-democratiche, che qualcuno preferisce definire "riformatrici". Calenda, Emma Bonino e per la sua parte Renzi ritengono di non poter accettare la parte in commedia che il segretario del Pd assegna loro: una copertura a destra dell'alleanza di centrosinistra; o per meglio dire una cassa di compensazione in grado di attrarre volti e voti dall'area di Forza Italia, così da integrarli nella grande intesa elettorale che ha nel Pd il suo baricentro.

carlo calenda emma bonino

 

Per riuscire a interpretare bene questa parte Calenda e i suoi ritengono di aver diritto a un maggiore peso nell'equilibrio della coalizione, riducendo al tempo stesso i margini di manovra della sinistra. I nomi che corrono sono quelli di Fratoianni e Bonelli, oltre a Di Maio che di sinistra non è, ma è inviso a molti.

 

Soprattutto i primi due sono personaggi che al grande pubblico dicono poco, ma qui sono usati come simboli per segnalare che la "coalizione Letta" è troppo spostata verso quella frangia, a cui non sono estranei settori dello stesso Pd, ansiosa di riprendere i rapporti con i 5S di Conte, magari subito dopo il 25 settembre.

calenda renzi

 

S' intende, il "Rosatellum" è un modello elettorale che spinge a stringere patti, specie oggi che le destre - unite per convenienza - sono avanti in tutti i sondaggi. Tuttavia, se si accetta questa logica, si deve riconoscere che non hanno torto quanti dicono: e allora perché non i Cinque Stelle? Nemmeno Fratoianni ha votato la fiducia a Draghi: perché lui sì e gli altri no?

gelmini calenda carfagna 1

 

Nel momento in cui Letta ha escluso Conte, ha fatto prevalere un altro punto di vista, rifiutando la semplice sommatoria di tutti i partiti anti-destra: il che per paradosso rende più difficile comporre l'alleanza, poiché si entra nel merito delle proposte politiche ed emergono le differenze. Renzi e Calenda, che certo non si amano, hanno colto la contraddizione e lavorano per dimostrare che il centrosinistra - al pari del centrodestra, ma in modo più clamoroso - è paralizzato dalle proprie incongruenze.

 

gelmini calenda carfagna 6

Per cui vale la pena tentare l'avventura del "terzo polo" e dimostrare che la legge Rosato non è una gabbia da cui è impossibile evadere. Poi ci sono le ragioni non dette o sottintese. Se Letta in queste ore proponesse un accordo più generoso in termini di seggi uninominali sicuri alla Camera e al Senato, è verosimile che certe resistenze di principio verrebbero meno. Ma il segretario del Pd deve muoversi con prudenza: se cede verso destra, deve concedere altrettanto a sinistra.

 

renzi calenda

E non ha tutte queste risorse da distribuire. Consideriamo allora che la costola liberal-democratica si stacchi e che Calenda, Renzi, +Europa, Brunetta, Gelmini, Carfagna e gli altri facciano cartello. Hanno scarse possibilità di affermarsi nei collegi maggioritari, salvo casi particolari, ma concorrono nel proporzionale. Se la lista ottenesse, poniamo, il 5 per cento avrebbe venti deputati e dieci senatori. Con il 10 sarebbe una forza cospicua. E si aprirebbe un varco nel cosiddetto "falso bipolarismo".

 

Ovviamente subiranno aspri attacchi, accusati di rendere inevitabile e ancor più massiccio il successo della destra. Il rischio c'è senz' altro. Ma è anche vero che il cartello non è destinato a sottrarre voti al Pd (Renzi, dice un sondaggio, è gradito solo all'1% dell'elettorato dem), mentre è in grado di dare uno sbocco al malessere della destra moderata, specie quella che per anni si è riconosciuta in Forza Italia. Come è accaduto più volte in Gran Bretagna con i liberali verso i conservatori.

gelmini calenda carfagna 7

Ultimi Dagoreport

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...