hamzah bin hussein giordania

TIRARE IL SASSO E NASCONDERE AMMAN – IGOR PELLICCIARI: “L’ECO SUSCITATA DALLE NOTIZIE PROVENIENTI DALLA GIORDANIA È LA MIGLIORE CONFERMA DELL’ESPONENZIALE CRESCITA DI CENTRALITÀ VISSUTA DAL PAESE NEGLI ULTIMI DUE DECENNI, AMPLIFICATA DALL’ESSERE RIMASTO L’UNICO STABILE DELL’AREA MEDIO-ORIENTALE” - “ANCHE QUALORA NON SVENTATO DAI SERVIZI, IL COMPLOTTO AD AMMAN COMUNQUE NON SAREBBE ANDATO A BUON FINE. IN DUE DECENNI RE ABDALLAH HA CHIARAMENTE SOVVERTITO LE ASPETTATIVE E…”

RANIA, BASMAH, HAMZAH, ABDALLAH II E NOOR DI GIORDANIA

Igor Pellicciari per www.formiche.net

 

Due orientamenti opposti regolano una delle questioni più dibattute nelle scienze sociali, ovvero il rapporto ideale auspicabile tra ricercatore e oggetto di studio. Uno prescrive che egli mantenga un distacco da ciò che osserva per evitare che un coinvolgimento emotivo finisca con il falsarne percezione e conclusioni.

 

L’altro suggerisce al contrario che egli si cali quanto più possibile nella realtà studiata per poterne cogliere il senso che altrimenti faticherebbe a comprendere da estraneo.

 

Igor Pellicciari

Nell’appello del 14 marzo scorso a sostenere il modello giordano sviluppammo considerazioni oggettive di politica internazionale, seppure mossi nell’occasione da una esperienza soggettiva (lo svolgere un incarico diplomatico presso il Regno Hashemita di Giordania).

 

A meno di un mese di distanza, un commento sull’ “attentato alla stabilità del paese” (nelle parole del vice-premier e ministro degli affari esteri Ayman Safadi)  non può prescindere da entrambe queste prospettive: quella del ricercatore distaccato e quella del diplomatico coinvolto.

 

Fatta questa doverosa premessa, su quanto accaduto (e trapelato) si possono per ora avanzare alcune osservazioni sia di politica internazionale che interna.

 

RE ABDALLAH II CON IL FRATELLASTRO HAMZAH NEL 2001

La prima è che l’immediata ed enorme eco mondiale suscitata dalle notizie provenienti dalla Giordania è forse la migliore conferma di quella esponenziale crescita di centralità vissuta dal Paese negli ultimi due decenni, amplificata dall’essere rimasto l’unico stabile dell’area medio-orientale. La seconda è che forse è in questa stessa importanza che vanno cercati sia gli elementi ispiratori del tentativo di sovvertire l’ordine ad Amman, sia i motivi del suo fallimento.

 

yousef huneiti

La stabilità giordana ha radicalmente trasformato il Paese, storicamente povero di risorse naturali, aumentandone attrattività geo-politica ed economica. Da semplice territorio di sfogo “temporaneo” della questione palestinese in attesa di una improbabile soluzione, la Giordania è diventata crocevia degli equilibri di tutto il Medio-Oriente, arrivando ad influenzare anche quelli del Golfo.

 

La cosa iniziò a delinearsi con la guerra in Iraq quando il Paese divenne per anni base logistica prima e poi sempre più centro di orientamento strategico delle principali operazioni multilaterali e bilaterali su Baghdad. La cui presenza si è istituzionalizzata con l’aggiungersi di attività qui decentrate dalla Siria, Yemen, Libano. Di pari passo, Amman è diventata nuova cassaforte per ingentissimi capitali in fuga dai ricordati scenari in crisi.

hamzah bin husein con la moglie basmah bani ahmad

 

In una parte minore essi sono stati investiti nel Paese (in particolare nell’immobiliare ad opera di gruppi libanesi come la famiglia Hariri) mentre per il resto hanno creato una ricchezza finanziaria di rendita, parcheggiata in attesa di tempi migliori.

 

Per inciso, come in tutti gli scenari con un eccesso di stranieri stanziali di lungo periodo (profughi e operatori internazionali), essa ha drogato un’economia locale fatta di servizi che ha aumentato costi, diseguaglianze sociali, corruzione e malcontento nella popolazione locale. Con la Giordania nuovo centro di interesse politico-finanziario non è da escludere che l’idea di un cambio di leadership nel Paese sia partita da fuori, da una delle potenze regionali dell’area.

hamzah bin hussein

 

Tuttavia, la stabilità di Amman è oramai questione che va oltre i confini del Medio Oriente o del Golfo e coinvolge i principali attori internazionali del momento. Il suo mantenimento è uno dei pochi punti su cui, nel corrente dis-ordine mondiale, concordano all’unisono Stati Uniti, Russia, Cina.

 

Considerando il loro forte dispiegamento di intelligence in Giordania (senza dimenticare quella di Israele, che vi ha un’importante presenza diplomatica) si può ipotizzare che da questi ambienti sia partito in anticipo un avvertimento indirizzato al Mukhabarat locale, la cui proverbiale formazione professionale ha beneficiato negli anni dalla stretta collaborazione con lo stesso Mossad.

abdallah con rania e i figli

 

Una considerazione finale riguarda invece lo sviluppo che ha preso il sistema politico-costituzionale giordano durante il regno di Re Abdallah II. E porta ad ipotizzare che, anche qualora non sventato dai servizi, il complotto ad Amman comunque non sarebbe andato a buon fine.

 

Divenuto Sovrano a sorpresa nel 1999 e sconosciuto ai più, Re Abdallah fu accolto da commenti scettici sulla possibile durata del suo Regno. Alcuni osservatori internazionali ne paragonarono la posizione all’ultimo Scià di Persia, Reza Pahlavi: debole nel carisma, quasi assoluto nelle prerogative sovrane.

 

abdallah con rania al matrimonio di hamzah

In due decenni il Re ha chiaramente sovvertito le aspettative e di fatto invertito il punto di partenza iniziale. Da un lato è riuscito a diventare figura carismatica e popolare anche per avere mantenuto viva la sua vocazione militare che lo ha portato ad essere leader riconosciuto dell’esercito, che rimane insieme all’intelligence uno dei capisaldi della stabilità interna giordana.

 

Dall’altro, la monarchia si è costituzionalizzata in senso parlamentare con un progressivo aumento del legame fiduciario dell’esecutivo rispetto al legislativo e una minore invadenza arbitraria nell’azione di governo sul piano interno da parte del Sovrano, rimasto ad occuparsi in prima persona della cruciale politica estera iniziata dal padre Re Hussein.

 

hamzah bin hussein

Con la parlamentarizzazione della vita politica e una definizione costituzionale più chiara delle prerogative del Sovrano, inevitabilmente hanno perso di importanza ed incidenza i profili e gli eventuali disegni politici dei restanti membri della famiglia reale.

 

Relegati da tempo a ruoli marginali, essi hanno scarsa presa in quelle forze armate fedeli direttamente al Sovrano, in quanto credibile e riconosciuta autorità militare. Non a caso, sventata la crisi, Re Abdallah ha dichiarato di volere risolvere la questione con il Principe Hamzeh “all’interno della famiglia”.

 

Come a dire, il Regno è superiore a tutto.

 

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...