giancarlo giorgetti mario draghi ai funerali di ratzinger

TOH, CHI SI RIVEDE! – IN PIAZZA SAN PIETRO, PER I FUNERALI DI RATZINGER, È COMPARSO ANCHE DRAGHI! “MARIOPIO” SI È SEDUTO NEL SETTORE DELLA DELEGAZIONE ITALIANA, ED È STATO FOTOGRAFATO MENTRE PARLOTTAVA FITTO FITTO CON IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI. DI COSA AVRANNO DISCUSSO? FORSE DEL DESTINO DEL DIRETTORE GENERALE DEL TESORO ALESSANDRO RIVERA, CHE GIORGIA MELONI VUOLE CACCIARE, TRA I MILLE DUBBI DEL LEGHISTA? IL “DON ABBONDIO” DEL CARROCCIO TEME CHE SIA IN CORSO UN TENTATIVO DI INDEBOLIRLO. ANZI COMMISSARIARLO...

giancarlo giorgetti mario draghi ai funerali di ratzinger

1. RATZINGER: ANCHE MARIO DRAGHI AI FUNERALI IN SAN PIETRO

(ANSA) - Anche Mario Draghi è presente sul sagrato di San Pietro per i funerali di Benedetto XVI. L'ex presidente del Consiglio si è seduto nel settore della delegazione italiana. In quella tedesca è presente anche il cancelliere Olaf Scholz. Presenti anche il re del Belgio, Filippo e il presidente del Portogallo, Marcelo Rebelo de Sousa

 

2. LE VOCI SUL TESORO CHE IRRITANO GIORGETTI E QUEL MESSAGGIO DI MELONI AI BUROCRATI

Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

ALESSANDRO RIVERA

Il conto alla rovescia è alle battute finali, perché l'articolo 19, comma 8 della legge Bassanini sulla pubblica amministrazione del 2001 è chiaro: gli «incarichi di funzione dirigenziale» quali vertici dei ministeri o delle agenzie «cessano decorsi novanta giorni dal voto di fiducia del governo».

 

Dunque qui il silenzio equivale al licenziamento, non a un assenso. Eppure non è certo il silenzio a dominare, mentre scorrono i giorni che scadranno il 24 gennaio. Sul Messaggero il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato di usare «il machete» anche «contro chi nelle amministrazioni si è contraddistinto per la capacità di dire no ».

 

GIANCARLO GIORGETTI E GIORGIA MELONI

Voci anonime di governo fanno filtrare sui media che il principale candidato a perdere il posto sarebbe Alessandro Rivera, da quattro anni e mezzo direttore generale del Tesoro. Anche i rapporti fra Palazzo Chigi e il Ragioniere generale dello Stato Biagio Mazzotta sono freddi, al punto che questi non è mai stato coinvolto nelle riunioni sulla legge di Bilancio alla presidenza del Consiglio: mai successo prima.

 

Giorgia Meloni dà una lettura più ampia: «Credo che il problema del rapporto tra la macchina burocratica e la politica sia stato fondamentalmente nella debolezza della politica», ha detto la premier giorni fa. «La macchina amministrativa ha sempre guardato il ministro di turno o il presidente (del Consiglio, ndr ) come un passante e in molti casi ha preso il sopravvento».

 

GIANCARLO GIORGETTI E MARIO DRAGHI

Di conseguenza Meloni si è augurata «una revisione profonda della legge Bassanini», che dia ai politici gli strumenti del loro potere («Se ho la responsabilità, ce l'ho nel bene e nel male», ha detto). Se dunque la legge oggi permette ai governanti di sostituire la quarantina di dirigenti di vertice, cambiarla può solo voler dire una cosa: allargare questo spoils system almeno alla fascia subito sotto, altri 400 dirigenti. Già solo dirlo manda un messaggio - e magari un brivido lungo la schiena - alle strutture.

Intanto il conto alla rovescia corre. Né il governo può aspettare il 24 gennaio, perché il Quirinale considera l'essere informato con anticipo un elementare atto di cortesia. Al Colle dovrà svolgersi un esame dei requisiti formali di chi sostituirà i dirigenti lasciati decadere, dato che il presidente della Repubblica entra nella procedura: l'incarico di vertice è conferito con un suo decreto «previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro competente».

 

LIZ TRUSS BORIS JOHNSON

C'è però un'altra ragione per la quale qualunque cambio nel ministero dell'Economia interessa al Quirinale, come al resto d'Europa. L'ultimo governo che ha debuttato licenziando i vertici del Tesoro è stato quello di Liz Truss a Londra a settembre scorso: quando saltò il «Permanent Secretary to the Treasury» Tom Scholar, per i mercati fu il primo segnale dell'instabilità che presto avrebbe portato alla caduta della premier.

 

In Italia il quadro è diverso, nella misura in cui la politica di bilancio oggi è prudente. Antonino Turicchi, il presidente di Ita visto come possibile successore di Rivera, ha un curriculum solido ma finora molta meno esperienza fuori dall'Italia (specie nei negoziati europei). Di Mazzotta invece non ci sono sostituti evidenti, anche se l'ex dirigente Inail Giuseppe Lucibello sembra vicino all'area di centrodestra.

 

KWASI KWARTENG

Ma l'altra differenza con il caso Liz Truss è politica: la giubilazione di Tom Scholar avvenne con l'assenso del ministro del Tesoro Kwasi Kwarteng, mentre a Roma la stagione della caccia (volutamente) pubblica a Rivera è stata aperta senza il ministro dell'Economia. Giancarlo Giorgetti non è propenso a cambiare né il Ragioniere dello Stato né il direttore generale del Tesoro - non ora - anche se pensa che i rapporti di forza nel governo non siano dalla sua. Lui è minoranza moderata nella Lega, un partito a sua volta di minoranza in un governo di Fratelli d'Italia.

 

Tom Scholar

Perché qui è il punto: Giorgetti vede nell'attacco in corso a Rivera un attacco a sé stesso, un tentativo di indebolirlo e ridimensionarlo da parte di alcuni settori di governo. Sotto Natale si sono già viste scintille in Consiglio dei ministri su un caso di merito fra il titolare dell'Economia e il collega Adolfo Urso (Imprese, FdI), mentre i rapporti di Giorgetti con Crosetto (anche lui di FdI) sono improntati a un sano reciproco sospetto. C'è poi l'azione del ministro degli Affari europei Raffaele Fitto (FdI), che richiede il controllo a Palazzo Chigi sulla parte della Ragioneria che segue il Piano di ripresa. Alla fine su Rivera sarà Giorgetti a decidere. E non è detto che non sarà una sorpresa.

GIANCARLO GIORGETTI MARIO DRAGHI giorgia meloni giancarlo giorgetti LIZ TRUSS DIMISSIONI giancarlo giorgetti mario draghi luigi di maio lattuga liz trussGIANCARLO GIORGETTI E GIORGIA MELONI recep tayyip erdogan con giorgetti e cingolani giancarlo giorgetti sorride a mario draghi

Ultimi Dagoreport

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…

donald trump stretto di hormuz

DAGOREPORT – COME GODE XI JINPING! QUANDO TRUMP HA MINACCIATO DI RINVIARE IL SUO VIAGGIO IN CINA, LA RISPOSTA È STATA, PER USARE UN CINESISMO, UN SONORO “ESTICAZZI!” – IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO HA LA FACCIA COME IL CULO A CHIEDERE L’INTERVENTO DELLA NATO, LA STESSA CHE PER ANNI HA DEFINITO INUTILE, MINACCIANDO L’USCITA DEGLI USA: “VOI AVETE BISOGNO DELLA NATO, NOI NO” - ORA IL DEMENTE IN CHIEF FRIGNA PERCHÉ GLI STATI EUROPEI SI RIFIUTANO DI PARTECIPARE ALLA GUERRA IN IRAN – L’EFFETTO TRUMP SULLE ELEZIONI IN EUROPA (IN FRANCIA E SPAGNA, I PARTITI FILO-MAGA DELUDONO LE ASPETTATIVE) E IL PARADOSSO CHE OSSERVA IL “FINANCIAL TIMES”: “TEHERAN, DIMOSTRANDO AL MONDO CHE LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ È UNA MINACCIA REALE E PRATICABILE, HA SCOPERTO UN POTENTE STRUMENTO DI DETERRENZA FUTURA. SE IL REGIME SOPRAVVIVERÀ A QUESTA GUERRA, POTREBBE PERSINO EMERGERE IN UNA POSIZIONE INTERNAZIONALE PIÙ FORTE” (BOMBA ATOMICA COMPRESA)

andrea orcel friedrich merz giorgia meloni

DAGOREPORT – IERI ANDREA ORCEL HA FATTO VENIRE UN COCCOLONE A PALAZZO CHIGI - MA COME, PROPRIO ORA CHE  GIORGIA MELONI HA PERSO TRUMP E S’È ATTACCATA ALLA GIACCHETTA DEL CANCELLIERE TEDESCO MERZ, 'STO ORCEL CHE FA? L'UNICREDIT LANCIA L’OPS SUL 30% DI COMMERZBANK FACENDO INCAZZARE LA GERMANIA TUTTA!?! – IL MANAGER ROMANO HA CHIUSO LA "GUERRA" PRECISANDO CHE L'OPS NON IMPLICA LA GOVERNANCE DELLA SECONDA BANCA TEDESCA - IL PARADOSSO DELLA LEGA: IL PARTITO CHE SI È OPPOSTO A TUTTA GOLDEN POWER ALL’OPERAZIONE BANCO BPM, ORA DIFENDE UNICREDIT, PUR DI METTERLA IN QUEL POSTO ALLA DUCETTA…

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco giorgia meloni

FLASH! – BUTTAFUOCO E FIAMME! PALAZZO CHIGI VOLEVA "SOPIRE, TRONCARE" LA FAIDA SULLA BIENNALE MA IL CORO DELLE PENNE DI SINISTRA IN DIFESA DI "JAFAR AL SIQILLI" ORA COSTRINGE GIORGIA MELONI A PRENDERE POSIZIONE SULLA DECISIONE DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO DEL SUO AMICO PIETRANGELO. E, IN MEZZO A 'STA CACIARA, TOVARISH SALVINI GODE – QUALCUNO RICORDI AI VARI MATTIA FELTRI E FILIPPO CECCARELLI, CHE CELEBRANO IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE COME UN GRANDE LIBERALE, CHE BUTTAFUOCO PUBBLICO' NEL 2003 UN LIBRO, "FOGLI CONSANGUINEI", EDITO DA "ARISTOCRAZIA ARIANA" DI FRANCO FREDA, CAMERATA DI "ORDINE NUOVO"…

peter thiel anticristo

DAGOREPORT - ARRIVA A ROMA IL MARZIANO PETER THIEL, CAVALIERE NERO DELLA TECNODESTRA? ESTICAZZI! - NELLA CITTA' DEI PAPI, DI GIULIO CESARE E DI NERONE, LA STORIA SE NE FOTTE DELLA CRONACA DEI THIEL E DEI MUSK - IN GIRO PER IL MONDO, IL GURU DI "PALANTIR" È STATO ACCOLTO DA PREMIER, MINISTRI, ALTI FUNZIONARI. SBARCA A ROMA E SI RITROVA QUATTRO SCAPPATI DI CASA - AL SECONDO GIORNO DI CONFERENZE, LA PLATEA S'È SVUOTATA IN PESO E QUANTITÀ: I POCHI "PINGUINI" ROMANI SUPERSTITI SONO USCITI FRASTRONATI DALLA NOIA – CERTO, TANTA SORPRESA...SORPRENDE: BASTAVA LEGGERE UN QUALUNQUE INTERVENTO DI THIEL PER CAPIRE CHE IL PIPPONE SULL’ANTICRISTO NON E' LETTERALE, DUNQUE RELIGIOSA O BIBLICA, MA E' UNO STRUMENTO DI MARKETING, UNA PARACULATA PER DARE DIGNITÀ FILOSOFICA ALLA SFIDA USA VS CINA E ALLA SOPRAVVIVENZA DELL'OCCIDENTE (E DEI SUOI BUSINESS) – SE IL MARZIANO DI FLAIANO VIENE SFANCULATO DAI ROMANI DOPO UNA SETTIMANA, PER L’ALGIDO E ARROGANTE TECH-PARAGURU DEL MONDO MAGA DI JD VANCE IL "VAFFANCULO" E' ARRIVATO DOPO 24 ORE....