chris pincher emmanuel macron boris johnson damien abad

TORY DA MONTA: IL PARTITO DI BORIS JOHNSON È UN CLUB DI DEPRAVATI! – PALPATINE, VIDEO PORNO IN AULA E STUPRI: IL CASO DI CHRIS PINCHER, VICE-CAPOGRUPPO CONSERVATORE ALLA CAMERA DEI COMUNI ACCUSATO DI AVER PALPEGGIATO DUE UOMINI, È SOLO L'ULTIMO DI UNA LUNGA SERIE. DUE ANNI FA, “BORIA” NE PARLAVA COSÌ: “QUELLO È UN MANOLESTA, PIZZICATORE DI NOME E DI NATURA”. QUINDI SAPEVA TUTTO, E HA FATTO FINTA DI NIENTE – ANCHE MACRON HA UN PROBLEMA CON UN PORCON: DAMIEN ABAD, MINISTRO DELLA SOLIDARIETÀ, È STATO COSTRETTO A DIMETTERSI DOPO LE ACCUSE DI VIOLENZE SESSUALI

I «PIZZICOTTI» DI MR PINCHER: GUAI SENZA FINE A CASA DI BORIS

Luigi Ippolito per il “Corriere della Sera”

 

boris johnson chris pincher

Ma è un partito politico o un club di depravati? La domanda sorge legittima, se si pensa che negli ultimi mesi nei ranghi dei conservatori britannici un deputato è stato condannato per violenza sessuale nei confronti di un ragazzo 15enne, un altro si è dimesso perché guardava video porno nell'aula di Westminster, un altro ancora è stato arrestato per stupro e uno infine è stato sospeso per molestie.

 

chris pincher

L'ultimo scandalo esploso in questi giorni non arriva dunque come una sorpresa: solo che questa volta minaccia direttamente la posizione di Boris Johnson. Succede che il vice-capogruppo conservatore sia stato accusato di aver palpeggiato due uomini al Carlton, lo storico club dei conservatori a St James, un luogo di saloni ovattati e divani di pelle: e il problema è che sulle prime Johnson ha provato a far finta di niente. Solo dopo che è venuta fuori una denuncia formale, il premier si è deciso a rimuovere dall'incarico il molestatore.

 

dimissioni chris pincher

Ma intanto in questi giorni è emersa una litania di accuse contro il vice-capogruppo che risalgono addietro negli anni: in tutti i casi, avrebbe molestato giovani deputati e attivisti del partito. E il guaio è che, a quanto pare, Johnson sapeva tutto: il dirigente conservatore di cognome fa Pincher, che vuol dire Pizzicatore, e hanno riferito che già due anni fa Boris avrebbe detto «quello è un manolesta, Pizzicatore di nome e Pizzicatore di natura».

 

Nonostante ciò, il premier lo ha nominato al delicato incarico di vice-capogruppo, superando le perplessità di altri colleghi. Un'ennesima riprova della mancanza di giudizio di Johnson, accusano i critici, già venuta alla luce con la faccenda delle feste a Downing Street durante il lockdown: e come in questo caso, la gestione dello scandalo è stata pessima, con dinieghi e marce indietro che hanno solo peggiorato le cose.

 

chris pincher

L'ultima sceneggiata però rischia di fare danni ben più gravi della sola reputazione dei conservatori. Johnson è uscito azzoppato da un voto di sfiducia, quattro settimane fa, che ha visto il 41 per cento del suo gruppo parlamentare votargli contro: e adesso i suoi avversari interni sentono di nuovo l'odore del sangue.

 

Boris è stato ulteriormente indebolito dalla doppia, pesante sconfitta subita dieci giorni fa in due elezioni suppletive, vinte rispettivamente dai laburisti e dai liberal-democratici: il suo tocco magico elettorale sembra ormai svanito per sempre.

 

In base alle regole del partito, non sarebbe possibile per un anno tenere un altro voto di sfiducia: ma già questo mese la norma potrebbe essere cambiata per andare di nuovo alla conta entro fine luglio. Se così accadesse, questa volta per Boris ci sarebbero poche speranze di cavarsela: il disagio si è esteso dai ranghi dei deputati alle stesse file del governo e non si vede come Johnson possa risalire la china. Il premier rischia di cadere alla fine per un pizzicotto di troppo.

 

damien abad

 

2 - «VIOLENTATORE» IL MINISTRO DI MACRON DEVE DIMETTERSI

Stefano Montefiori per il “Corriere della Sera”

 

Il mediocre risultato dei macronisti alle legislative di giugno con la bocciatura di alcuni ministri ha obbligato il presidente Emmanuel Macron e la premier Élisabeth Borne a un rimpasto di governo.

 

Nella nuova squadra, presentata ieri, alcuni ritorni, metà donne - 21 su 42, ma tante sottosegretarie e poche ministre di peso - e un'assenza notevole: quella di Damien Abad, che pure era stato protagonista di un'ottima affermazione venendo rieletto deputato senza difficoltà. L'ormai ex ministro (Solidarietà, autonomia e persone disabili) 42enne è stato costretto a dimettersi perché accusato di violenze sessuali.

chris pincher 3

 

La prima ministra Borne dice che «i politici hanno un dovere di esemplarità» e che «le testimonianze delle donne meritavano di essere tenute in conto». Lui, nel discorso di commiato, parla di «calunnie ignobili», promette che lotterà «contro questo movimento funesto che relega la presunzione di innocenza al rango di arnese del passato», e conclude con una citazione di Montesquieu: «Un'ingiustizia commessa contro uno solo è una minaccia nei confronti di tutti».

 

La situazione di Abad era difficile da giorni a causa di molte testimonianze e di una denuncia per una tentata violenza nel 2010. Ieri mattina, a poche ore dal rimpasto, un'altra donna ha raccontato in televisione di un'aggressione avvenuta nel 2013: «Nel bar dove ci siamo incontrati mi ha offerto da bere e a un certo punto ho cominciato ad avere le vertigini e a sentirmi svenire, ci vedevo male.

BORNE MACRON

 

Il giorno dopo è stato il gestore dell'albergo a svegliarmi. Mi trovavo nel letto, senza vestiti, confusa, poi ho avuto dei flash della sera precedente: lui era nella mia camera, e nel mio letto, ne sono certa». Nelle scorse settimane Abad si è difeso dalle varie accuse dicendo tra l'altro che «si parla di azioni o gesti che mi sono semplicemente impossibili a causa del mio handicap». L'ex ministro è affetto da artrogriposi congenita, una malattia che provoca malformazioni agli arti.

 

Damien Abad

Accuse di aggressione sessuale sono formulate anche contro il nuovo presidente di estrema sinistra della importante commissione Finanze dell'Assemblea nazionale, Éric Coquerel, denunciato da un'ex militante della gauche passata nel movimento dei gilet gialli, Sophie Tissier. Un caso che indebolisce l'azione della Nupes, la Nuova unione popolare ecologista e sociale fondata da Jean-Luc Mélenchon.

 

Quanto alla maggioranza di governo, il presidente Macron prende atto «del rifiuto dei partiti di entrare a fare parte di una coalizione», in particolare della destra gollista dei Républicains, e quindi proverà ad andare avanti con la sola maggioranza relativa. La France Insoumise (parte della coalizione Nupes) ha annunciato che presenterà una mozione di sfiducia contro la premier Borne, ma i deputati lepenisti hanno già chiarito che non la voteranno. Quindi la mozione non passerà, e Borne resterà alla guida del (debole) governo.

damien abadchris pincher 2 chris pincher 2CHRIS PINCHER chris pincher 1

 

 

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"?