sergio mattarella mario draghi paolo gentiloni pier ferdinando casini walter veltroni david sassoli

TOTO-COLLE – TUTTE LE IPOTESI PER L’ELEZIONE DEL PROSSIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA - DRAGHI AL POSTO DI MATTARELLA È LA LINEA DI SALVINI, CHE PREME PERCHÉ TEME L’AVANZATA DELLA MELONI. OPPURE L’ASSE PD-M5S (CON L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA) PER OFFRIRE A BERLUSCONI UN NOME DI GARANZIA (GENTILONI, SASSOLI, VELTRONI O CASINI) - ANCHE PERCHÉ SUPER-MARIO DEVE PORTARE A TERMINE LE RIFORME. CE LO CHIEDE (ANCHE) L’EUROPA

Marco Iasevoli e Angelo Picariello per “Avvenire”

 

DANIELE FRANCO MARIO DRAGHI

La regola d'ingaggio è una sola: tenere fuori dalla mischia la campagna vaccinale e il Recovery plan, i due 'fuochi' del governo Draghi, cui si aggiungerà presto un terzo, meno neutrale e più complesso, quello delle riforme.

 

Per il resto, i partiti di maggioranza si avvicineranno alla scadenza chiave della legislatura, l'elezione a fine gennaio 2022 del nuovo presidente della Repubblica, attivando qualsiasi arma per far prevalere la propria strategia.

 

salvini europeista meme 12

L'escalation è già iniziata da alcune settimane intorno a temi- bandiera come il coprifuoco o il ddl Zan, mine nel cammino di una maggioranza già molto composita, ma la guerra vera si annuncia da fine luglio, con l'inizio ufficiale del 'semestre bianco' in cui il capo dello Stato non può sciogliere le Camere.

 

Perché una quadra, in maggioranza, non c'è e probabilmente non ci sarà. I partiti confluiti nell'esecutivo Draghi hanno accettato le 'larghe intese' proprio con l'idea di non restare fuori dai giochi per il Colle, ma quali siano i giochi e quale il perimetro è una sceneggiatura ancora tutta da scrivere. Il rischio, ovviamente, è il caos.

 

GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI BY GIANBOY

La linea-Salvini: subito Draghi al Colle ed elezioni. Il capo della Lega ha un atteggiamento che in politica può diventare un difetto: se ha un progetto, o se ha un problema, lo fa capire con chiarezza. E il problema a destra, per lui, si chiama Giorgia Meloni.

 

GIANCARLO GIORGETTI E MATTEO SALVINI

Per arginarlo, ha in mente una sola strada: spingere Mario Draghi al Quirinale subito e provare ad ottenere il voto anticipato nella primavera 2022, per scongiurare il rischio di diventare, da plenipotenziario, il secondo azionista del centrodestra. Salvini la spiega in lungo e in largo la sua strategia, anche agli scettici come Giorgetti: minare ogni giorno la maggioranza salvando solo Draghi, di modo da farne in automatico il garante dell'equilibrio tra centrodestra e centrosinistra.

enrico letta a in mezzora in piu

 

Una linea insieme grezza e sottile, perché vorrebbe porre Pd e M5s di fronte a un quesito scomodo: «Perché dite no all'uomo che sostenete come premier?».

 

L'asse Pd-M5s (che tenta anche Fi): Draghi resta a Palazzo Chigi, una rosa per il Colle. Alla domanda di Salvini, Pd e M5s non possono rispondere in modo chiaro. Dovrebbero dire che non vogliono il voto anticipato, ma questo sarebbe un segno di debolezza.

 

PAOLO GENTILONI DAVID SASSOLI

Preferiscono, quindi, indicare altre motivazioni: «Draghi deve completare il suo lavoro da premier», è il senso di tutte le ultime affermazioni pubbliche di Enrico Letta. Che si è anche spinto a mettere in dubbio la tenuta delle larghe intese sino a gennaio 2022, come a evocare uno scenario modello 'Ursula', simile a quello che reggeva proprio l'esecutivo Letta nel suo confine a destra entro i limiti del Ppe.

 

MARIO DRAGHI RECOVERY PLAN

Pd-M5s sarebbero quindi favorevoli a un Mattarella-bis? Qui il discorso diventa ancor più complesso. I vertici dem e pentastellati si fanno una raffica di controdomande: «Se Mattarella fa il bis, e poi quando si dimette c'è una nuova maggioranza di destra, chi ci dice che Draghi sarebbe il candidato di Salvini? E se Fi sparisce? E se comanda Meloni?».

 

walter veltroni francesco rutelli foto di bacco

Meglio allora affrontare la questione subito, stante anche la reiterata ed esplicita indisponibilità manifestata da Mattarella a un bis modello Napolitano. Il gioco di provare a mettere la Lega ai margini dell'attuale governo sarebbe quindi funzionale a realizzare, intorno al Colle, una maggioranza composta da Pd, M5s, Leu e Forza Italia, offrendo al partito di Berlusconi, attraverso Letta (Gianni), un nome di garanzia all'interno di una rosa in cui potrebbero entrare personalità 'europee' come Paolo Gentiloni o David Sassoli (espressioni autorevoli dell'accordo di governo tra Pse e Ppe) o 'interne' come Dario Franceschini, WalterVeltroni, Francesco Rutelli, Giuseppe Conte.

 

ENRICO LETTA PARLA DI DRAGHI A PORTA A PORTA

La 'garanzia' offerta a Fi (che potrebbe però controproporre proprio Gianni Letta) sarebbe soprattutto quella di non andare incontro a un voto anticipato dagli esiti imprevedibili. È un nucleo che può ospitare anche nomi storici, come quello di Romano Prodi e Giuliano Amato. Lo schema Renzi dal centrodestra al Pd.

 

Parzialmente 'a riposo' dopo la caduta del governo Conte e la nascita del governo Draghi, Matteo Renzi tiene compatta la compagine parlamentare di Italia Viva indicando il Colle come obiettivo strategico: se Iv non si sfalda potrà essere decisiva, nei disegni dell'ex premier. Lo schema su cui lavora Renzi è, come suo solito, spiazzante: un 'centrodestra più Pd', che darebbe molto risalto ai vari 'centri' sparsi nelle due aule parlamentari.

mario draghi

 

Un nome pivot di questo schema potrebbe essere quello di Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera. Fantapolitica? L'ex premier, quando gli dicono così, sorride Le vie di mezzo e l'extrema ratio del Mattarella-bis. Ci sono alcune mediazioni e sintesi possibili, tra i vari scenari portati avanti dai partiti a mo' di testuggine.

 

MARTA CARTABIA

Ad esempio, l'ipotesi di una salita di Draghi al Colle a gennaio potrebbe essere compatibile con la prosecuzione delle larghe intese, ma con un nuovo premier dal profilo tecnico ( Daniele Franco) o istituzionale ( Marta Cartabia). Ma la stessa ex presidente della Consulta e attuale ministra della Giustizia potrebbe essere l'opzione giusta per una mediazione alta al Quirinale che consentirebbe a Draghi di proseguire il suo attuale lavoro (né al Colle né a Palazzo Chigi è mai salita una donna).

 

sergio mattarella e mario draghi

Fuori da ogni volontà di intesa, rischierebbe di prevalere il muro contro muro e un nuovo impasse istituzionale. È in questo scenario da extrema ratio che il Mattarella-bis conserva le sue quotazioni, con una formula 'a tempo' simile al Napolitanobis, con i partiti che salgono al Quirinale a chiederglielo, ammettendo l'ennesimo default della politica.

 

Uno scenario estremo, in assenza del quale restano attuali le parole pubbliche di ferma contrarietà pronunciate dallo stesso Mattarella in due momenti: quando, nel discorso di fine anno, dichiarò che il 2021 sarebbe stato il suo ultimo anno da presidente; poi il 2 febbraio quando, ricordando il predecessore Antonio Segni, dichiarò di concordare con la dottrina dello stesso Segni di fissare in Costituzione, al posto del vincolo del semestre bianco, la 'non immediata rieleggibilità' del capo dello Stato.

VIDEOMESSAGGIO DI MARIO DRAGHI PER IL GLOBAL HEALTH SUMMITmario draghi maria elisabetta alberti casellati

Ultimi Dagoreport

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…

salvini vannacci

DAGOREPORT - MATTEO SALVINI HA DECISO: ROBERTO VANNACCI DEVE ANDARSENE DALLA LEGA. IL PROBLEMA, PER IL SEGRETARIO, È COME FAR SLOGGIARE IL GENERALE. CACCIARLO SAREBBE UN BOOMERANG: È STATO SALVINI STESSO A COCCOLARLO, NOMINANDOLO VICESEGRETARIO CONTRO TUTTO E CONTRO TUTTI. L’OPZIONE MIGLIORE SAREBBE CHE FOSSE L’EX MILITARE A SBATTERE IL PORTONE E ANDARSENE, MA VANNACCI HA PAURA CHE I TEMPI PER IL SUO PARTITO NON SIANO MATURI (DOVE PUÒ ANDARE CON TRE PARLAMENTARI, NON CERTO DI PRIMO PIANO, COME SASSO, ZIELLO E POZZOLO?) – ENTRAMBI SANNO CHE PIÙ ASPETTANO, PEGGIO È, ANCHE IN VISTA ELEZIONI: AVVICINARSI TROPPO AL 2027 POTREBBE ESSERE FATALE A TUTTI E DUE – LA “GIUSTA CAUSA” PER LICENZIARE IL GENERALE CI SAREBBE GIÀ, MANCA LA VOLONTÀ DI FARLO...

peter thiel donald trump

FLASH – TRUMP, UN UOMO SOLO ALLO SBANDO! IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO È COMPLETAMENTE INCONTROLLABILE: DOPO AVER SFANCULATO, NELL’ORDINE, STEVE BANNON, ELON MUSK, PAM BONDI E TUTTO IL CUCUZZARO “MAGA”, ORA SAREBBE AI FERRI CORTISSIMI ANCHE CON PETER THIEL, IL “CAVALIERE NERO DELLA TECNO-DESTRA”, E DI CONSEGUENZA IL BURATTINO DEL MILIARDARIO DI “PALANTIR”, IL VICEPRESIDENTE JD VANCE – TRUMP SI CREDE L’UNTO DEL SIGNORE CON LA DEVOZIONE DEL POPOLO AMERICANO, ED È PRONTO A TUTTO PUR DI VINCERE LE MIDTERM DI NOVEMBRE - IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, NON HA LE PALLE DI RIBELLARSI, TERRORIZZATO DI FINIRE CACCIATO O MESSO ALLA PUBBLICA GOGNA – E CON UN TRUMP IN COMPLETA DISGREGAZIONE MENTALE, SENZA NESSUNO CHE LO FERMI E CON IL SOGNO DI DIVENTARE “IMPERATORE DEL MONDO” (COME HA DETTO ROBERT KAGAN), C’È DA AVERE DAVVERO PAURA...

fiorello dagospia

“EVVIVA DAGOSPIA” – FIORELLO SOTTERRA IL "FORNELLO DI GUERRA" E CHIEDE SCUSA A MODO SUO DOPO AVER DEFINITO I GIORNALISTI DI DAGOSPIA “CIALTRONI”: “VOI SAPETE COME SIAMO, NO? IO SONO FUMANTINO, E ANCHE DAGOSPIA. CI SIAMO ABBAIATI, COME I CANI CHE SI INCONTRANO, MA NON SI MORDONO, PERCHÉ ALLA FINE SI STIMANO” – “INVITIAMO QUI UNA RAPPRESENTANZA, VI CUCINO IO, COL FORNELLETTO A INDUZIONE E DUE POMPIERI VICINO, NON SI SA MAI” - LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE: "SEPPELLIAMO IL FORNELLETTO DI GUERRA E ACCETTIAMO L'INVITO A PRANZO MA PORTIAMO NOI L'ESTINTORE E..." - VIDEO!

olocausto antonino salerno genocidio chiamato

IL CASO DEL LIBRO “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO”, FIRMATO DA TALE ANTONINO SALERNO, DIVENTA UN MISTERO: CONTATTATA DA DAGOSPIA, LA CASA EDITRICE "MIMESIS" PRECISA CHE "L’AGILE PAMPHLET" DA 1400 PAGINE NON È MAI STATO PUBBLICATO, NÉ LO SARÀ PIÙ, DOPO LA MAIL DI UN LETTORE A QUESTO DISGRAZIATO SITO – SE IL LIBRO, COME DICE “MIMESIS” ERA ANCORA IN FASE DI REVISIONE, E NON SAREBBE STATO PUBBLICATO PRIMA DI ALCUNI MESI, COME MAI IL 30 GENNAIO L’UNIVERSITÀ DELL’INSUBRIA AVEVA PROGRAMMATO UNA PRESENTAZIONE? SI PRESENTA UN LIBRO CHE NON E' STATO NEANCHE STAMPATO? – CHI È DAVVERO ANTONINO SALERNO? IN RETE SI TROVA SOLO UN "ANTONIO SALERNO", MA TRATTASI DI UN DIPENDENTE DEL MINISTERO DELLA CULTURA, DIRETTORE DI VARI MUSEI ARCHEOLOGICI IN CAMPANIA - E' LUI O NON E' LUI? L'AUTORE E' IGNOTO PERSINO ALLA STESSA CASA EDITRICE E A FRANCO CARDINI CHE, DEL LIBRO, HA SCRITTO LA PREFAZIONE (UN DELIRANTE TESTO IN CUI ARRIVA A DIRE: "SULLA SHOAH ESISTE UNA 'VERITA'' UFFICIALE INCERTA E LACUNOSA...")