giorgia meloni enrico letta

LA TRASFORMAZIONE DEL “CAMPO LARGO” IN “CAMPO SANTO” È UN PROBLEMA ANCHE PER GIORGIA MELONI – LA “DUCETTA” SPERAVA CHE DALLE PROSSIME ELEZIONI USCISSE UN BIPOLARISMO CHIARO: DA UNA PARTE LETTA, DALL’ALTRA LEI, A COMANDARE SUI DUE CABALLEROS SALVINI E BERLUSCONI. E INVECE, CON IL CENTROSINISTRA RIDOTTO AL LUMICINO DEM E LE PROBABILI DISFATTE DI LEGA E FORZA ITALIA, “DONNA GIORGIA” RISCHIA DI ESSERE LOGORATA NEL GIRO DI POCHI MESI, E FARE LA FINE DEL "CAPITONE" O DI LUIGINO DI MAIO – L’ALTERNATIVA: AFFRONTARE L’EMERGENZA INSIEME AI DEM PER POI RIPARLARNE AL PROSSIMO GIRO

Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”

 

MELONI E SALVINI COME SANDRA E RAIMONDO - ANNETTA BAUSETTI

Non è per spirito decoubertiano se FdI monitorizza con una certa apprensione il trend negativo del Pd nei sondaggi. Il problema è che quei dati sono indicativi dello stato di salute del bipolarismo.

 

Il rapporto tra «Sandra e Raimondo» era nato proprio sul presupposto di preservare il bipolarismo e si fondava su un patto di sistema in vista della prossima legislatura: il centrodestra di Meloni opposto al Campo largo di Letta, questo era lo schema. Una sorta di Yalta della Terza Repubblica, in base alla quali i due partiti si sarebbero divisi le sfere d'influenza e il dominio sulle rispettive aree.

 

Una logica di blocchi, insomma, che si portava appresso l'intesa a non ingerirsi nelle dinamiche dell'altra coalizione, collaborando per evitare ribaltoni o governi di larghe intese. Perciò Letta insisteva sulla necessità di nuovi regolamenti parlamentari che prevedessero un freno alle transumanze nel gruppo misto e sbarrassero la strada a operazioni trasformiste.

 

GIORGIA MELONI ENRICO LETTA

«Ci unisce una visione comune del sistema bipolare», aveva detto Meloni ospitandolo ad Atreju. Ma con il fallimento del Campo largo lo scenario è cambiato, sono cambiate le analisi sul futuro e per la prima volta la leader di FdI rivela di aver «paura di uno scenario di alleanze variabili». Certo, al momento è concentrata a conquistare Palazzo Chigi.

 

Però, come nel gioco degli scacchi, studia le mosse successive: e con il Pd sottoposto a tensioni che ne minano l'unità, la Lega in crisi di consensi, Forza Italia alle prese con l'incognita sul suo futuro, e le variabili del terzo polo e dei grillini, «se vincessimo - spiega un dirigente della destra - avremmo un paio di anni di stabilità. Sapendo però che vivremmo sotto la costante minaccia di una destrutturazione del quadro politico».

 

GIORGIA MELONI ENRICO LETTA

Traduzione: mettendo in conto un fisiologico logoramento del governo in corso d'opera, il vuoto politico potrebbe essere riempito da operazioni di stampo macroniano o massimalista. Non a caso Renzi, immaginando la disposizione futura dei pezzi sulla scacchiera, si è lanciato in una previsione che oggi appare temeraria: «Nei primi tempi dovremo rafforzarci. Poi per tenerci in forma faremo cadere un altro governo...».

 

Per proteggersi da manovre di Palazzo, Meloni ha preventivamente stretto un patto di ferro con i moderati di centrodestra, garantendo propri seggi ai centristi.

 

CONTE LETTA

Ma la logica dei blocchi è saltata. E infatti la candidata premier ieri è arrivata a dire di non sapere «se in questa legislatura ci siano le condizioni per governare cinque anni».

L'incertezza è (anche) prodotta dalla debolezza del modello bipolare. E l'apprensione di FdI è legata alle sorti dei democrat, che - per dirla con Urso - «dopo il fallimento del Campo largo sono finiti nella tenaglia tra un'area riformista e un'area massimalista che stanno aggredendo il loro consenso. Questo ci pone davanti a un problema sistemico. Speriamo di risolverlo con le riforme».

 

GIORGIA MELONI ENRICO LETTA 2

CROSETTO MELONI

Perciò Meloni ha lanciato la proposta di una Bicamerale: è il tentativo - coperto dalla preferenza per il presidenzialismo - di ricreare un asse con il Pd in nome del bipolarismo. «Perché - dice Crosetto - senza un interlocutore sarà tutto più complicato». Raccontano che la leader di FdI sia rimasta «sorpresa» dal niet di Letta: «Come non se ne parla... Quindi non si dovrebbero fare le riforme? E restiamo appesi con questo sistema?».

 

È curioso e per certi versi storico il ribaltamento dei ruoli: negli anni Novanta - ai tempi del bipolarismo muscolare - era la sinistra che si preoccupava di costruire un'interlocuzione con una «destra liberale», così la definivano. In una fase in cui il bipolarismo vacilla, è la destra che - a sentire Fazzolari - esprime «preoccupazione per un Pd che calando nei sondaggi si radicalizza nei toni.

 

Speriamo sia solo una fase contingente, legata alla campagna elettorale. Altrimenti verrebbero minati i normali rapporti tra maggioranza e opposizione. Necessari, nell'interesse nazionale». Ora è chiaro perché FdI è in allerta per i dati del Pd. «Ma non abbiamo rimedi», chiosa La Russa: «Non è che possiamo votarli noi».

Articoli correlati

GUIDO CROSETTO: SE L\'ITALIA SI VORRA\' SALVARE, DOVRA\' UNIRE TUTTE LE ENERGIE MIGLIORI...

PRONTI AL COMPROMESSO STORICO TRA LETTA E MELONI? UNA VOLTA DEFENESTRATO SALVINI GIORGIA

DOPO CROSETTO ANCHE CONTE CONFERMA IL DAGOSCENARIO SUL COMPROMESSO STORICO MELONI-LETTA

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)