tom barrack e donald trump

TRUMP SI È FATTO FREGARE DA UN ALTRO SUO FEDELISSIMO - TOM BARRACK, IMPRENDITORE ED EX PROPRIETARIO DELL'INTERA COSTA SMERALDA, LAVORAVA PER IL PRESIDENTE MA IN REALTÀ AGIVA PER COME AGENTE DEGLI EMIRATI ARABI UNITI, INFLUENZANDO IN TUTTI I MODI LA POLITICA ESTERA AMERICANA - È L'ENNESIMO UOMO DI DONALD FINITO DIETRO LE SBARRE DOPO L'EX CAPO DELLA CAMPAGNA ELETTORALE MANAFORT, L'AVVOCATO COHEN, IL CONSIGLIERE STONE E ALTRI PERSONAGGI (MA COME LI SCEGLIEVA TRUMP I COLLABORATORI?)...

Andrea Marinelli per il "Corriere della Sera"

 

TOM BARRACK E TRUMP

Un altro uomo di Donald Trump è finito dietro alle sbarre. Dopo l'ex capo della campagna elettorale Paul Manafort, l'avvocato Michael Cohen, il consigliere Roger Stone e un pugno di altri personaggi, martedì in California è stato arrestato anche Tom Barrack, imprenditore miliardario e amico fidato dell'ex presidente, che nel 2017 gli aveva affidato la commissione incaricata di organizzare la cerimonia di insediamento alla Casa Bianca.

 

tom barrack e donald trump

Barrack, 74 anni, origini libanesi e per un decennio proprietario dell'intera Costa Smeralda, è accusato dal tribunale federale di Brooklyn insieme ad altre due persone di aver violato le leggi federali, operando come agente degli Emirati Arabi Uniti fra aprile 2016 e aprile 2018, ma anche di aver ostacolato la giustizia e aver rilasciato a giugno del 2019 false dichiarazioni ad agenti federali.

 

tom barrack e donald trump 2

«Questo comportamento», ha detto il responsabile della sicurezza nazionale al dipartimento di Giustizia, Mark Lesko, «non è altro che un tradimento dei funzionari americani, incluso l'ex presidente».

 

tom barrack e donald trump

Sfruttando il suo rapporto di lunga data con Trump, che aveva salvato dalla bancarotta e per il quale ha raccolto milioni di dollari durante la campagna elettorale, Barrack avrebbe cercato di influenzare la politica estera americana promuovendo gli interessi degli Emirati Arabi senza tuttavia registrarsi come lobbista né rivelare ai funzionari dell'amministrazione che lavorava per conto di un altro Paese.

 

TOM BARRACK E BRIATORE

Secondo gli inquirenti, l'imprenditore - che gode di ottimi rapporti: Matteo Renzi raccontò nel suo libro Avanti che Barrack e Flavio Briatore erano i suoi tramiti con Trump - avrebbe cominciato l'opera durante le primarie del 2016, tentando di far modificare un discorso durante la campagna elettorale.

 

TOM BARRACK WEINSTEIN E JULIA ROBERTS

Avrebbe poi caldeggiato assunzioni nell'amministrazione appena insediata e sostenuto gli Emirati nello scontro con il Qatar, acerrimo rivale regionale. Barrack avrebbe preso appuntamenti telefonici, redatto dichiarazioni, bloccato incontri e, più in generale, fatto il possibile per rendere le politiche americane favorevoli alla «squadra di casa», come definiva gli Emirati in un'email indirizzata a uno degli altri due incriminati.

 

tom barrack

L'imprenditore non sarebbe stato pagato direttamente per il suo lavoro, ma un fondo sovrano del Paese del Golfo avrebbe investito somme importanti in Colony Capital, la società d'investimento fondata da Barrack, che si è dimesso quest'anno.

 

tom barrack in costa smeralda

Proprio un dipendente di Colony, Michael Grimes, è finito dietro le sbarre insieme all'imprenditore. La terza persona incriminata è Rashid Alshahhi, cittadino degli Emirati che viveva in California fino al 2018, quando lasciò il Paese in tutta fretta tre giorni dopo un interrogatorio dell'Fbi.

 

tom barrack

Barrack e Grimes si sono presentati ieri in tribunale, dove il giudice ha stabilito che dovranno rimanere in custodia mentre i loro legali trattano i termini della cauzione. Barrack è in attesa di processo anche in Sardegna per la vendita della società Starwood, proprietaria della Costa Smeralda, al fondo sovrano del Qatar. Acquistata nel 2003 per 290 milioni di euro dal principe Karim Aga Khan, fondatore del consorzio, Starwood comprendeva quattro hotel a 5 stelle, la marina di Porto Cervo, un golf club e 2.400 ettari di terreni.

 

tom barrack

Proprio le difficoltà nell'edificare su quei terreni, dopo un lungo braccio di ferro con l'amministrazione di Arzachena, avevano convinto l'imprenditore a cedere, nel 2012, la maggioranza all'emiro del Qatar, il suo socio Jassim bin Jabr al-Thani, che pagò 680 milioni.

 

Solo che le quote passarono da Colony Capital al fondo del Qatar attraverso il Lussemburgo, per eludere il fisco italiano. L'allora pm di Tempio Pausania lo accusò, insieme ad altre 14 persone, di frode fiscale da 170 milioni di euro: lo scorso anno Barrack è stato rinviato a giudizio dal tribunale di Tempio ed è ora in attesa di processo.

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)